Ultimi giorni in Provincia per il commissario Galuzzi. “Che farò ora? Io speriamo che me la cavo”

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10 ottobre 2014

Massimo Galuzzi

Massimo Galuzzi

PESARO – Massimo Galuzzi, urbinate doc, 57 anni, nel giugno scorso è stato nominato da Sua Eccellenza Attilio Visconti, prefetto di Pesaro e Urbino, Commissario della Provincia di Pesaro e Urbino e da lunedì prossimo (visto che domenica ci saranno le elezioni per eleggere il nuovo Presidente della “ristrutturata” Provincia che in futuro diventerà Ente di secondo livello) non sarà più Commissario.

Incarico terminato, finito. Con lui finisce un’epoca, quella delle Province in Costituzione.

Una vita, la sua, passata nelle fila del Pci, Pds, Ds e Pd, una militanza fedele e leale ricoprendo vari e importanti incarichi tra i quali spicca quella di sindaco, per 11 anni, della Città Ducale, patrimonio dell’Unesco.

E oggi Galuzzi si racconta, o meglio racconta a Pu 24 la sua esperienza, ovvero questi 4 mesi trascorsi da Commissario.

Mesi volati via veloci e iniziati quando il suo predecessore, Matteo Ricci, è passato a ricoprire l’incarico di sindaco di Pesaro: “Per me è stata una esperienza importante – racconta da dietro a quella scrivania che tra poche ore lascerà – che indubbiamente mi ha dato soddisfazione. In primis perché qualcuno ha dimostrato stima nei miei confronti visto che si è ritenuto io avessi quelle capacità necessarie a ricoprire un ruolo importante in un momento così difficile per un Ente come la Provincia. Sono stati giorni intensi e anche faticosi, umanamente molto gratificanti”.

Faticosi e, chiediamo, per di più “a gratis”?
“E’ vero. Da quattro mesi svolgo il ruolo di Commissario-Presidente senza percepire alcun emolumento e posso oggi affermare che non sono stati mesi facili. So che nulla è facile nella vita ma ritengo di essere stato anche fortunato perché sapevo, vista la mia esperienza precedente come Assessore alla Formazione prima e ai Lavori pubblici poi, di essere a capo di un Ente nel quale operano persone competenti che compiono quotidianamente il loro lavoro con professionalità e passione. Ecco questa convinzione profonda mi ha spinto ad accettare l’incarico”.

A questo punto dell’intervista, Galuzzi si ferma perché nel suo ufficio entra la segretaria: c’è da risolvere una questione che si protrae da qualche giorno e, finalmente -con una telefonata all’ufficio competente- il Commissario – presidente sistema il “problemino”.

E’ visibilmente soddisfatto, forse quello che abbiamo avuto modo di osservare in diretta è una delle ultime questioni sistemate e quindi, passiamo alla domanda clou, a quella riguardante il suo futuro ed è allora che Galuzzi risponde con una battuta, citando il titolo del libro di Marcello D’Orta: “Per il mio futuro io speriamo che me la cavo – sorride – per il resto vedo che oggi la politica è sempre più complessa e mi auguro e auguro a tutti noi che la nostra amata Italia riesca a cavarsela. Ha la possibilità di farlo perché è un grande Paese”.

Ci congediamo, nel frattempo entra nel suo ufficio un dirigente: forse quella di prima, prospettato dalla segretaria, non era l’ultimo problema da risolvere.

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