Il contributo è facoltativo ma la maestra lo esige mortificando una mamma disoccupata: “Sfruttate il materiale comprato da altri”

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11 ottobre 2014

PESARO – “Chi non versava il contributo volontario di 50 euro avrà sulla coscienza il fatto che, i propri figli, stanno sfruttando del materiale comprato da altri”. E lo chiamano contributo volontario facoltativo. Le parole in questione le ha pronunciate una maestra di una scuola d’infanzia di Pesaro, durante la riunione d’inizio anno. L’effetto? Dare il via a una vera e propria “lotta di classe”: da una parte le famiglie che non possono permettersi tale cifra si sono sentite umiliate, dall’altra quelle che hanno pagato e hanno fatto capire di non voler rimettere soldi al posto di altri. La segnalazione è arrivata da una signora pesarese, mamma di due figli, disoccupata e che ora vuole mantenere l’anonimato  per evitare un’ulteriore mortificazione pubblica per lei e per i suoi due figli. “Io capisco l’importanza di quei soldi – ha rimarcato – ma se uno Stato non è in grado di aiutare il proprio paese, come possono le famiglie pagare qualsiasi cosa? In quella riunione ci è stato ribadito, senza giri di parole, che chi non paga segue le lezioni alle spalle degli altri. Mi sono sentita una merda… Perché allora non mettono tale quota obbligatoria invece di farci sentire così? E senza togliere nulla agli extracomunitari: perché a me, disoccupata, madre di due figli, non vengono dati 900 euro al mese come a loro?». Lo sfogo, pubblicato anche sulla pagina Spotted di Facebook, ha raccolto centinaia di commenti di solidarietà.

Bart

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