Incarichi vietati ai pensionati, Amati: “Sono molto amico di Mariotti, però il Rof si doveva preparare anni fa”

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16 ottobre 2014

Ricci, Mariotti e Giovanelli

Ricci, Mariotti e Giovanelli

Aldo Amati*

PESARO – Leggo delle preoccupazioni  suscitate dall’entrata in vigore della legge che vieta di dare incarichi in istituzioni, enti pubblici e società da questi partecipate a persone che sono in pensione. Il caso che fa discutere a Pesaro è quello del sovrintendente del ROF.

Giusto essere preoccupati per questa improvvisa sostituzione di una figura “del tutto speciale” come quella di Gianfranco Mariotti; ma questo non può voler dire ritenere ingiusta una legge tanto attesa e invocata per superare l’assurda situazione di un Paese con tanti giovani di qualità che non trovano impiego e tanti che oltre alla buona pensione (a volte due o tre pensioni; esempio ex deputati e ex consiglieri regionali) percepiscono indennità di tutto riguardo per incarichi dirigenziali pubblici.

Premetto che a Gianfranco Mariotti mi legano rapporti di amicizia profonda, di vera e propria fratellanza, di grandissima stima e apprezzamento per quello che ha fatto. Ovunque in Italia e nel mondo mi sia capitato di parlare del ROF e di spiegarne il successo, sempre ho sottolineato che Pesaro ha avuto la fortuna di aver incontrato l’uomo giusto al momento giusto. Che se non ci fosse stato Mariotti il ROF non sarebbe esistito.

Perciò voglio ragionare astraendo dalla persona in questione, come se parlassimo di uno sconosciuto Caio Semproni.

Il guaio non è la nuova legge, ma l’accorgersi solo ora che prima o poi si doveva trovare un nuovo sovrintendente. Perché non ci sono solo le leggi dello Stato che possono cambiare, ma ci sono le leggi della natura che pongono scadenze e ci sono perfino eventi imprevedibili della vita che possono anticipare queste scadenze. Nessuno è immortale. E quanto più un ruolo è decisivo per l’ente in questione, fortemente connesso alle qualità della persona che perciò appare “insostituibile”, tanto più  è doveroso preparare per tempo la sostituzione.

I maestri più sapienti che ho avuto nella mia vita pubblica mi hanno insegnato una cosa: la qualità più importante di un dirigente è quella di saper allevare colui o colei che ti dovrà sostituire. Ecco perché da almeno un decennio vado sommessamente sussurrando che si deve affiancare al sovrintendente una figura da “tirar su” come si deve per quando sarà ora di sostituire Mariotti. L’avrebbero dovuto fare i sindaci e lo stesso sovrintendente.

Ora però non si deve aggirare il problema. Questa non è la stagione del vecchio italico vizio del “fatta la legge, trovato l’inganno”! Non sarebbe serio andare a chiedere deroghe. Si deve trovare un nuovo sovrintendente. Ce ne sono in Italia o in Europa di figure su cui investire. Del resto, 35 anni fa Mariotti era un quarantaseienne che di mestiere faceva il ginecologo! Eppure ne è venuto fuori quel che sappiamo.

Certo, si deve creare il terreno per una armonizzazione della nuova figura con la storia e la “unicità” imperdibile del ROF. Su questo Mariotti deve dare il suo generoso contributo. Penso che potrebbe essere nominato “Presidente Onorario” del ROF, incarico onorifico che gli consentirebbe per un certo periodo di accompagnare con i suoi consigli l’innesto del nuovo sovrintendente. Penso che Mariotti, per l’amore che ha per la sua e nostra creatura, per il prestigio di cui gode e la stima e l’affetto con cui Pesaro lo ha seguito fin qui, non vorrà sottrarsi a questo compito.

*Già sindaco di Pesaro

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