“Chiusura Casa Mandamentale Macerata Feltria. Quale futuro per i Custodi in servizio?”

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17 ottobre 2014

MACERATA FELTRIA – In questi giorni abbiamo appreso, informalmente, che in merito al futuro della Casa Mandamentale di Macerata Feltria, sulla quale grava un progetto ministeriale di chiusura, si sarebbe svolta, ad insaputa delle Organizzazioni Sindacali, la conferenza dei servizi alla presenza dei responsabili del DAP, in seguito alla quale si sarebbe confermata la decisione di chiudere definitivamente la struttura.

Peccato che tutto sia avvenuto senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali che avrebbero dovuto seguire le sorti del personale in servizio presso l’istituto.

Infatti, dopo il Decreto Ministeriale dello scorso mese di marzo che aveva avviato la procedura di dismissione della Casa Mandamentale, si era aperta una fase nella quale politici e amministratori locali si erano attivati per individuare soluzioni alternative capaci di mantenere in funzione la struttura.

La stessa Funzione Pubblica CGIL aveva caldeggiato, anche a livello nazionale, soluzioni capaci di garantire la continuità del sistema penitenziario nelle Marche anche mediante riconversione in struttura per detenuti semiliberi o in lavoro all’esterno o, in alternativa – come proposto dal Sig. Provveditore Dr.ssa Ilse Runsteni – in Istituto a Custodia Attenuata (ICAM) dedicata alle detenute madri di cui alla legge 21 aprile 2011 n.62 la quale espressamente prevede, “a decorrere dal 1 gennaio 2014, la permanenza di madri con prole sino a 6 anni in custodia cautelare o detenzione, presso Istituti dedicati a custodia attenuata per detenute madri” al fine di evitare ai bambini l’esperienza durissima della vita in carcere. La prima esperienza del progetto ICAM (primo anche in Europa) si è concretizzata a Milano nel 2007 grazie al contributo di sinergie istituzionali per consentire, a bambini senza colpe, di vivere accanto alle loro madri un’infanzia più simile a quella dei loro coetanei e contestualmente offrire, alle madri detenute, la possibilità di svolgere quel ruolo materno che sarebbe altrimenti loro negato, in una normale realtà carceraria.

La struttura di Macerata Feltria avrebbe dunque potuto essere riconvertita anziché chiusa rappresentando un valore aggiunto per il sistema penitenziario regionale.

Spiace invece constatare, anche leggendo alcune dichiarazioni sulla stampa locale, che malgrado le intenzioni annunciate pubblicamente e le rassicurazioni comunicate in più occasioni ai lavoratori, né i rappresentanti eletti in parlamento, né tantomeno gli amministratori locali, siano riusciti ad evitare l’ennesima scelta penalizzante per le piccole comunità comunali e i territori decentrati della nostra regione.

Smantellare, in questo modo, una esperienza che negli anni era stata considerata dallo stesso ministero un esempio a cui ispirarsi nel percorso di recupero dei detenuti, dopo aver fatto negli anni importanti investimenti nella azienda agricola costituita nella struttura, la consideriamo una scelta sbagliata frutto di semplici calcoli ragionieristici, che non fa altro che confermare la politica dei tagli orizzontali.

Abbiamo già provveduto ad inviare una lettera al Provveditore regionale del PRAP, alla Direzione della Casa Circondariale di Pesaro ed al Dap, per chiedere urgentemente la convocazione del tavolo di confronto, per definire il futuro occupazionale del personale civile della Casa Mandamentale (9 custodi), che ad oggi, nel caso fosse definitivamente confermata la chiusura della struttura, non sanno se e dove potranno essere ricollocati.

Per questo la segreteria regionale Marche e di Pesaro Urbino intendono lanciare un appello ai deputati eletti nel territorio e agli amministratori affinché sollecitino l’apertura di un confronto sia a livello nazionale che regionale per discutere con le Organizzazioni Sindacali in merito al futuro occupazionale dei lavoratori della struttura.

Il segretario regionale FP CGIL Marche – Alberto Beltrani

Il segretario generale FP CGIL Pesaro Urbino – Roberto Rossini

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