Zucchi: “Bene le numerose offerte per appalto bonifica dell’area ex-Amga ma mancano le garanzie per la salute dei cittadini”

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19 ottobre 2014

Andrea Zucchi*

Sulla spinosa e delicata questione dei terreni di via Morosini, pesantemente inquinati da idrocarburi, frutto dell’attività dell’ex-Amga, due sono state le buone notizie, dopo molti mesi di battaglie con la precedente amministrazione comunale per ottenere una garanzia pubblica sui lavori di bonifica dell’area in questione: la prima era che, grazie alle pressioni incessanti di vari soggetti – dal comitato di via Morosini, ai cittadini del Porto, ad alcune forze politiche, come SEL e La Sinistra, ed il M5S – l’amministrazione comunale finalmente decise di accollarsi i costi della bonifica, garantendone così la sua esecuzione, ed in tempi certi. Non ci si poteva infatti sentire tutelati da lavori affidati magari proprio agli stessi soggetti coinvolti nell’edificazione già avviata sopra a quei terreni, e bloccati dalla doverosa messa in sicurezza della zona per l’inquinamento riscontrato. Soggetti peraltro in causa con l’amministrazione stessa, in un processo che dovrebbe stabilire di chi siano le colpe del pesante danno ambientale, e quindi chi e quanto debba pagare per ripararlo. Era importante che il Comune anticipasse i denari necessari, poi si vedrà se potrà essere rimborsato, in tutto od in parte, dai privati, e da altri fondi regionali richiesti per l’occasione.
La seconda buona notizia é appunto la presentazione di numerose offerte per ottenere i lavori di bonifica, con contestuale pesante fideiussione a garanzia dell’opera stessa.

Un corteo per l'ex Amga

Un corteo per l’ex Amga

Fatti salvi questi due punti a favore, rimangono però altrettanti interrogativi aperti: il primo riguarda le tempistiche, che speriamo vengano rispettate alla lettera, visto che i lavori di bonifica, per essere completati nella sua prima fase, necessitano di basse temperature, e non dovranno cominciare quindi oltre il mese di gennaio. Il secondo, ancora più stringente, é relativo alle modalità di esecuzione, ed in particolare – oltre al fatto che siano davvero risolutive – a quello che accadrà quando si andrà a scoprire quel temibile vaso di Pandora, ovvero il terreno inquinato, oggi coperto dalla membrana protettiva della messa in sicurezza. Posto che sicuramente la ditta vincitrice dell’appalto opererà nel migliore dei modi, ci risulta però che casi di inquinamento di questo genere non siano così frequenti, anzi se non andiamo errati questo veniva proposto come uno dei rari esempi in Italia. Difficile prevedere quindi quanti inquinanti si sprigioneranno nell’aria, e con quale intensità. E’ di questi giorni la conclusione del tribunale di Mantova che, nel processo sul Petrolchimico Montedison, mette in relazione casi di tumore con esposizione a benzene, inquinante presente anche nel sito dell’ex-Amga. Non per niente si parlava addirittura di possibile evacuazione dell’area. Sappiamo che i residenti proprio per questo motivo hanno già chiesto l’intervento dell’Istituto Superiore della Sanità. La Sinistra invece si appella al Comune, alla sua partecipata Marche Multiservizi, scelta come stazione appaltante, ed all’Arpam, perché informi al più presto i residenti, e la cittadinanza tutta – visto che si tratta di inquinanti altamente volatili e molto pericolosi, che potrebbero raggiungere anche altre zone – se siano già stati effettuati uno studio e delle previsioni su cosa potrebbe accadere andando a rimuovere i terreni inquinati e, in maniera preventiva e cautelativa, se sussista davvero la possibilità di evacuazione per i cittadini e le attività economiche della zona, che avrebbero diritto di sapere con netto preavviso di tale eventualità. Non si ripetano gli errori del passato, per cui troppo spesso i cittadini sono stati tenuti all’oscuro o informati in ritardo, e non si sottovaluti la pericolosità di questa situazione.

*Coordinatore La Sinistra e segretario comunale SEL

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