“Rossini ameno”: sonetti in dialetto pesarese di Alessandro Procacci con libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli

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20 ottobre 2014

Rossini AmenoROSSINI AMENO
Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci
Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli
Ne hanno dette e scritte tante, quando hanno parlato di me, che non so più neanch’io quali siano le vere e le false”. Frase attribuita a Gioachino Rossini

L’EREDITA’ DI ROSSINI

Gianfranco Mariotti, sovrintendente e fondatore del Rossini Opera Festival di Pesaro, nel suo libro “Suite della bellezza dimenticata”, scrive: “Quando nel 1858, a Parigi, detta il suo testamento, Rossini ha 66 anni e da tre è tornato a vivere nella capitale francese, dove resterà fino alla morte, nel 1868. Il documento nomina il Comune di Pesaro erede universale di tutti i beni del compositore … “. La Fondazione, grazie alla sua opera, è divenuta il più importante istituto musicologico di studi rossiniani del mondo. Gioachino si proclamava orgogliosamente pesarese. Emblematica è una sua lettera, del 1864, scritta a Gordiano Perticari, fratello del poeta Giulio, in cui dice: “… giorno verrà che i miei diletti pesaresi sapranno quanto li ho amati” in cui alludeva, ovviamente, al lascito testamentario. Alessandro Procacci appartiene a quel gruppo di intellettuali della nostra città che, orgogliosi della propria pesaresità, hanno cercato di coltivare anche un legame affettivo e popolare con il nostro illustre musicista concittadino. Ecco allora questo libretto dal titolo “Rossini ameno, sonetti in dialetto pesarese” edito dalla Tipografia Artigiana – Pesaro al prezzo di copertina di Lire 500, senza l’indicazione dell’anno di pubblicazione. Contiene 30 sonetti numerati romanamente. In esso viene citata la seguente frase di Fabio Tombari: “Rossini come tutti è nato angelo, ma la sua estrema invocazione, l’AGNUS DEI della PETITE MESSE SOLENNELLE è la preghiera d’un uomo che ha conosciuto l’umano”. Nel testo, Alessandro Procacci ringrazia vivamente il Cav. Enrico Coli per la sua preziosa collaborazione nella ricerca di una più corretta ortografia dialettale. Ecco la bibliografia utilizzata: Francis Toye – Rossini Nuova Accademia Editrice – Via Mazzini 10 – Milano; Gazzetta Musicale di Milano – Supplemento straordinario del 29 febbraio 1892 – R. Stabilimento Ricordi e C. – Milano; Berto Bertù – Lo spirito di Rossini – Ed. Federici 1927 – Pesaro.

ALESSANDRO PROCACCI

Alessandro Procacci (1904 -1978) non è stato soltanto un poeta dialettale e autore di teatro, ma anche un esperto e valente meteorologo. Prima assistente dei Direttori dell’Osservatorio “Valerio“ di Pesaro, ne divenne poi Direttore lui stesso. Ebbe il grande merito di aver salvato il patrimonio dell’Osservatorio nel periodo bellico, poiché trasferì l’archivio nelle campagne circostanti e inoltre fece seppellire quanti più strumenti possibile e li salvò da distruzione certa. Ha pubblicato numerosi opuscoli ricchi di dati e di attente osservazioni sul clima di Pesaro, sui terremoti del litorale marchigiano e romagnolo, sulle piogge e sulle temperature e sulla velocità, direzione e pressione dei venti. (biografia tratta dal libro “Alessandro Procacci, Sonetti e storielle in vernacolo pesarese a cura di Ida Baci Consani edito nel 2006 dalla Metauro di Pesaro).

Ulteriore scheda su Alessandro Procacci.

NOTA DEL TRADUTTORE

C’è chi sostiene che niente sia traducibile perché le lingue sono talmente collegate ai popoli, alle genti, alle comunità che le utilizzano da negare la possibilità dell’esistenza di parole equivalenti fra loro in due lingue diverse.

Nell’accingermi a fare questa operazione di traduzione sono consapevole che, contrariamente a quanto sostiene la teoria, i testi vengono di continuo tradotti da una lingua ad un’altra.

Nel definire “libera” la mia traduzione dei sonetti sul ROSSINI AMENO di Alessandro Procacci, intendo dire che provvederò all’adattamento dei testi.

Quando troverò delle “lacune” (intraducibilità letterale di una parola o di una espressione) cercherò di colmarle, sulla base della mia costruenda esperienza dialettale. Chiedo, fin d’ora, scusa agli esperti di vernacolo.

Stefano Giampaoli

Sonetto V

S’arconta che Rossini el se troveva

Tla bottega d’Ricordi, l’editor,

quand un maestre, (1) ch ‘el se feva onor

par tajè giò i spartid cum  piaceva,

(Si racconta che Rossini si trovasse / nella bottega Ricordi, l’editore, /quando un maestro, (1) che si faceva onore / per tagliare gli spartiti come gli piaceva, /)

le entred ciufland. Rossini quand il vdeva

en podeva nasconda el malumor,

el feva i su’ scongiur sa un cert calor,

el s’garantiva acsè … cum el podeva.

(entrò fischiettando. Rossini quando lo vedeva / non poteva nascondere il malumore, / faceva i suoi scongiuri con un certo calore, / si garantiva così … come poteva. /)

Il ved entrè. Rossini là per là

‘na certa part del corp cupra sa’l men.

Ma Ricordi chi dmanda: Ma che fa?

(Lo vede entrare. Rossini là per là / una certa parte del corpo copre con le mani. / A Ricordi che gli chiede: Ma cosa fa? /)

I rispond: – Caro amico, quello là,

el taja sempre e me a voj resté sen …

è meglio garantirsi … non si sa.

(Gli risponde: – Caro amico, quello là, / taglia sempre ed io voglio restare sano … / è meglio garantirsi … non si sa.)

  • Maestro concertatore Giacomo Panizza

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