Auguri Dražen! La Croazia e il mondo del basket ricordano Petrović che oggi avrebbe compiuto 50 anni

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22 ottobre 2014

Dražen Petrović (foto tratta da http://allsportseverything.com/)

Dražen Petrović (foto tratta da http://allsportseverything.com/)

PESARO – Auguri Dražen! Oggi avresti compiuto 50 anni, ma te ne sei andato troppo presto, 21 anni fa.

Oggi la Croazia ricorda il suo campione, uno dei più grandi della storia della pallacanestro europea,il fratello di un giocatore più amati dalla tifoseria pesarese.

Dražen Petrović era nato a Sebenico, in Dalmazia, latitudine 43° 43’37” N, praticamente la stessa di Pesaro (43°54’16″20 N).

Mentre tanti giovani pesaresi crescevano nei campetti pesaresi, alla Lupo, a Loreto o alla Delfino, davanti ai noi, dall’altra parte dell’Adriatico, un ragazzino con i capelli stile afro esibiva qualità che ad altri erano sconosciute. Eppure la Dalmazia è terra di campioni. Basti pensare a Toni Kukoć e Dino Radja, due spalatini protagonisti assoluti anche nella Nba. Toni, quattro anni più giovane di Dražen, ha vinto tre titoli consecutivi nella Nba, giocando nei Chicago Bulls con Michael Jordan e Scottie Pippen. Ma Dražen…

Fin da ragazzino si vedeva che era addirittura più bravo di suo fratello Aleksandar detto in Italia Aza (Aco per i croati), una stagione alla Scavolini, quella del primo scudetto, quando fu sostituito prima da Cook poi da Daye.

Dražen era il basket, la bellezza di un gesto tecnico, fosse un passaggio o una veronica, un’esitazione o un arresto e tiro (cose sconosciute, oggi, anche a celebrati campioni della Nba).

Ci voleva lui, il suo ricordo, per farmi scrivere, dopo tanto tempo, di pallacanestro. Ho avuto la fortuna di vederlo giocare, ragazzino sconosciuto, sui campi all’aperto di Sebenico. Di vederlo all’opera a Pesaro, giovanissimo, con la squadra della sua città, il Ṧibenka. Venne a Pesaro per un torneo estivo e Dragan Kičanović, che giocava nella Vuelle, si raccomandò: “Occhio al ragazzino, diventerà un campione!”. Non era difficile pronosticarlo, per uno che era già un campione. Ma anche l’ultimo dei cronisti come me l’avrebbe capito ugualmente.

Ho rivisto Dražen in altre occasioni. A Novi Sad, 1987, finale di Coppa delle Coppe, dove la Scavolini sfidò il Cibona Zagabria dei fratelli Petrović e a decidere fu Aleksandar, non Dražen, ben controllato da Andrea Gracis e raddoppiato, sulla linea laterale da Ario Costa, tattica intelligente firmata da Giancarlo Sacco.

L’ho rivisto, soprattutto, a Zagabria, Eurobasket 1989. Ed è un ricordo struggente. Aleksandar, che pure poteva essere arrabbiato perché sostenni le ragioni di Bianchini che voleva sostituirlo con Cook, mi invitò alla festa della Jrt, la radiotelevisione jugoslava, che premiava suo fratello quale miglior sportivo del paese. La festa nella discoteca dell’Hotel Esplanade. Due i giornalisti italiani invitati. Enrico Campana, inviato della Gazzetta dello Sport che aveva dato a Dražen un soprannome molto amato: il Mozart dei canestri. Era piaciuto tanto alla famiglia che il ristorante aperto dal campione a Zagabria si chiamava Amadeus. L’altro invitato era chi scrive.

Furono europei straordinari, gli ultimi veri campionati con la Jugoslavia. E’ vero che vinse anche a Roma, ma era segnata già la secessione della Slovenia, perché da Lubiana obbligarono Jure Zdovc – il prediletto da coach Dušan Ivković, a non scendere in campo.

A Zagabria, dunque, Dražen e gli altri “plavi”, gli azzurri, diedero spettacolo. Poi la rottura, la nascita della Croazia, la lite con i fino ad allora amici serbi, la fantastica partecipazione alle Olimpiadi di Barcellona, la medaglia d’argento nella finale contro il primo e unico Dream Team. E la morte, un anno dopo, tornando da Wrocław, Breslavia, in Polonia, dove aveva disputato le qualificazioni agli europei. Un tragico incidente accaduto il 7 giugno 1993. Dražen aveva 29 anni.

Ricordo ancora con commozione la mattina dell’8 giugno. Elio Giuliani, che curava la rassegna stampa di Radio Città, mi chiamò molto presto, prima delle 7. Appresi la tragica notizia con sgomento, piansi.

Anni dopo, a Zagabria al seguito della Scavolini impegnata in una competizione europea ospite del Cibona, Aza, che faceva il commentatore della televisione croata, venne a prendermi molto presto, un gelida mattina, per portarmi al cimitero di Mirogoj, dove è sepolto suo fratello. Non lontano anche la tomba di Krešimir Čosić, un altro grande campione.

La storia di Dražen è raccontata in un bellissimo documentario realizzato da Vlade Divac: Once Brothers, una volta erano fratelli. Bellissimo. Lo potete trovare anche su YouTube. E su YouTube potete commuovervi osservando la storia per immagini di Dražen Petrović accompagnata dalla Netherlands Chamber Orchestra che suona il Concerto per piano n. 21 “Elvira Madigan” di Wolfgang Amadeus Mozart. Tanti auguri Dražen!

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