ForBici: “Aspettiamo dal Comune novità sul fronte ciclopedonale”

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27 ottobre 2014

Da ForBici riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:

FANO – A Fano, niente di nuovo sul fronte ciclopedonale. Almeno per ora. Forse è ancora presto per avere un deciso “cambio di passo” nell’azione amministrativa ma è innegabile una certa delusione per la lentezza di azioni che richiedono solo volontà politica.

Come mai a Pesaro certe cose si possono fare e a Fano no? Perché a Fano ognuno può fare quel che vuole infischiandosene del Codice della strada? Perché, specialmente nelle mattine di mercoledì e sabato, è una scommessa tornare a casa sano e salvo per chi si muove a piedi o in bici?

E’ vero che ci vuole tempo per rivedere la macchina organizzativa; che c’è da fare un lavoro immenso per rimediare al degrado della città; che le risorse non bastano per fare tutto quello che ci vorrebbe; ma, per dare un segnale di svolta qualcosa si può  fare  subito e a costo zero.

Per esempio, è ora di controllare bene l’accesso per il carico/scarico delle merci in centro storico,  far rispettare almeno i (pochi)  limiti di 30 km/h esistenti  ma soprattutto smettere di   ‘chiudere un occhio’  nei confronti di  chi non rispetta il Codice della strada; dare il segnale che non tutto è permesso permetterebbe anche di trovare  le risorse per rendere le strade più sicure.

Tutto questo in attesa  di un provvedimento che già da solo risolverebbe alla fonte tanti problemi: dotare la città di marciapiedi o percorsi pedonali protetti, veri e propri salvavita.

Quindi, non esistono più alibi per una svolta attesa da anni; si può cominciare facendo  diventare tutto il Centro storico un’unica ZTL, un provvedimento meno complesso di quanto si crede anche perchè nelle immediate adiacenze sono stati fatti tutti i parcheggi possibili e immaginabili; oltretutto, le strade non ce la fanno più a sostenere il peso dei mezzi a motore  e prima o poi potrebbero collassare, come fanno sospettare i numerosi avvallamenti della pavimentazione.

Nessuno può ragionevolmente opporsi a questo; le grandi città europee limitano l’uso delle auto private e scelgono la “mobilità dolce”; aziende grandi e piccole incentivano i propri dipendenti a recarsi al lavoro con i mezzi pubblici o in bici lasciando l’auto a casa; addirittura (Bologna insegna) sono gli stessi commercianti a richiedere la pedonalizzazione degli spazi urbani perché si rendono conto che una città più sicura e accogliente favorisce l’afflusso dei cittadini e quindi gli affari.

Cosa si  aspetta? E, se non ora, quando?

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