Turismo e dintorni

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27 ottobre 2014

TurismoE’ stato quel rivoluzionario di Giorgio Gaber a cantare: “Un’idea, un concetto, un’idea, finché resta un’idea è soltanto un’astrazione. Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”. Recentemente si sono svolti quelli che sono stati chiamati “gli stati generali” del turismo pesarese. I tre ordini pesaresi, ROF (in rappresentanza del celeberrimo Gioachino Rossini), il Centro Storico e gli operatori turistici sono stati convocati dal nostro Luigi XVI, il sindaco Matteo Ricci. L’inizio dello smantellamento dell’antico regime (Ancien Régime) ha avuto inizio? Speriamo. Occorre una vera rivoluzione. Parafrasando il “montagnardo” (che a me non sembra affatto estremista) Nardo Filippetti, va creata una cultura dell’ospitalità; il turista va accolto da operatori turistici sorridenti. Il turista non è un seccatore ma un potenziale cliente. Senza scomodare un altro francese illustre, La Palice, il ragionamento sembra essere ovvio e scontato. Ma vallo a dire ai pesaresi che non sanno accogliersi nemmeno fra di loro! Meditate concittadini, meditate.

Il sindaco Matteo Ricci ha affermato che: “Va cambiata la mentalità, ci sono le condizioni per sviluppare il settore, che ora è marginale”. Se chiedete al gestore dell’hotel Des Bains quale sia la “chiave di Volta” per lo sviluppo del settore turistico nella nostra città, vi dirà che: “Non si ha turismo senza alberghi” e che occorrerebbero delle deroghe sulle distanze fra fabbricati per aumentare le volumetrie degli alberghi e realizzare più camere. Bene ha fatto il sindaco a convocare le migliori menti in un dibattito che costituirà sicuramente la base di un progetto, di una visione, di una strategia, rivoluzionari. Il governo della città, su questo tema, era impantanato. Occorre ridefinire, progettare, una strategia che sappia coniugare tenuta delle strutture ricettive (il gestore dell’hotel Des Bains ne sarebbe contento …), arredo urbano, destagionalizzazione e promozione turistica. Quale turismo, culturale, balneare, ambientale o sportivo? Tutti questi! Puntiamo anche sull’enogastronomia territoriale. Troppo poco un solo punto vendita in quello che un tempo era solo l’Ufficio del Turismo, in Via Rossini, di fronte alla casa natale del nostro illustre concittadino! Se si realizzasse e promuovesse un percorso urbano di luoghi in cui vendere prodotti a chilometro zero, potremmo, come direbbe Gaber, mangiare un’idea. Un percorso del gusto pesarese, diverso dal recente e lamentato “tiro al salame in piazza”. Lungo il percorso autostradale, negli autogrill, già avviene. Si tratterebbe di trasformare l’alimentazione del viaggio. Avviciniamo, nel nostro tessuto urbano, i luoghi ed i prodotti del nostro territorio Il turista che soggiorna o è di passaggio a Pesaro, dovrebbe poter acquistare qui, la Moretta di Fano, la Casciotta di Urbino o la Cotta di Sassocorvaro, per fare degli esempi.  Sono tanti i locali chiusi a destinazione commerciale del centro storico … . Chi potrebbe realizzare questo progetto? La Confcommercio. Sempre per esempio, ovviamente. Concludo con un auspicio, o idea “gaberiana” se preferite, perché non far diventare Villa Caprile, col suo suggestivo giardino, la “Leopolda” pesarese sul turismo e, più in generale, sul governo della città? La rivoluzione turistica ha bisogno di tempo; anche la rivoluzione francese durò un decennio!

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