Manganellate a Gianni Venturi della Fiom. Ricciatti esprime solidarietà: “Alfano si dimetta”

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30 ottobre 2014

Manganellate ai manifestanti (foto tratta da lastampa.it)

Manganellate ai manifestanti (foto tratta da lastampa.it)

ROMA – “Un forte abbraccio a Gianni Venturi della Fiom, era in strada ieri per sostenere i diritti dei lavoratori, gli hanno risposto con le manganellate”. L’onorevole Lara Ricciatti (Sel) esprime solidarietà all’esponente del sindacato, ex segretario di CGIL Marche, oggi responsabile nazionale Fiom per la siderurgia, che ha riportato un trauma cranico negli scontri di ieri al corteo dei lavoratori Ast a Roma.

“Più che uno scontro é stata una aggressione – sottolinea la deputata marchigiana -, l’azione della polizia è stata ‘a freddo’, come ha riferito alla Camera il collega di Sel Ferrara, presente al corteo. Non vogliamo credere ad ipotesi ‘retrosceniste’ – spiega Ricciatti – proprio per questo chiediamo che venga fatta chiarezza e che i responsabili, a partire dal Ministro dell’Interno Alfano, rispondano dei propri errori”.

“Il fatto è della massima gravità e servono a poco i richiami ad abbassare i toni quando il Governo e alcuni membri della maggioranza, per primi, sbeffeggiano i lavoratori che esprimono soltanto il loro disagio. Le manganellate sono inaccettabili però, perché quelle proteste sono assolutamente contenute e pacifiche”.

“Temo che anche in questo caso il Ministro Alfano ci dirà che il tutto é avvenuto a sua insaputa, come nel caso Shalabayeva. Abbiamo il Ministro dell’Interno più distratto della storia della Repubblica – ironizza Ricciatti -, in ogni caso pretenderemo le dimissioni con una mozione di sfiducia che il gruppo parlamentare di Sel presenterà oggi in Aula”.

“Al presidente Renzi faremo presente che ieri sono stati picchiati ingiustamente dei lavoratori, peraltro in tanti elettori del PD, che chiedevano ragione dell’ennesima chiusura aziendale che metterà sul lastrico una intera comunità, non pericolosi terroristi. Se si pensa di affrontare le crisi con la repressione del dissenso, noi saremo in prima fila. Non ce ne faremo una ragione, proprio no”.

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