Volley Pesaro, lo sdegno di Bellucci, Sorbini e Rossi per la condanna di Goncheh Ghavami che voleva assistere alla partita tra Iran e Italia

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3 novembre 2014

Il mondo del volley, e non solo, si mobilita per la liberazione di Ghoncheh Ghavami (dalla pagina Facebook)

Il mondo del volley, e non solo, si mobilita per la liberazione di Ghoncheh Ghavami (dalla pagina Facebook)

PESARO – Appassionati di volley, ma non solo, sgomenti per la notizia arrivata dall’Iran, bellissimo Paese da tempo alle prese con dolorosissime scelte religiose e politiche. Scelte che hanno portato Goncheh Ghavami, 25 anni anglo-iraniana, a una condanna a un anno di reclusione per avere cercato di assistere alla partita tra Iran e Italia, disputata lo scorso giugno e valida per la World League. Il volley è anche una rete in mezzo al campo. Che ci sia un muro che impedisce a una giovane donna di vedere una partita maschile è una spina nel cuore.

In questo contesto, è bello sottolineare che anche la Fivb, la federazione internazionale, a conclusione del congresso mondiale tenuto i giorni scorsi a Cagliari, ha espresso solidarietà a Goncheh Ghavami e contrarietà per una sentenza che umilia la dignità umana, i diritti delle donne, ma anche lo sport. La Fivb ha scritto una lettera al presidente iraniano chiedendo che la giovane sia liberata.

E la base non è da meno. Domenica, subito dopo la conclusione della partita tra Volley Pesaro e Fortitudo Città di Rieti, abbiamo voluto ascoltare il pensiero dei due presidenti, Barbara Rossi e Giancarlo Sorbini, e di una giocatrice, Valentina Bellucci, impegnata anche politicamente, essendo da tempo consigliere comunale di Camerata Picena.

“Ci si rimane male – commenta Giancarlo Sorbini -, ma non cambierebbe se si trattasse di altri sport. Purtroppo non è la prima volta che accade, ma vedere perseguitata una persona che chiede solo di assistere a una partita di pallavolo è veramente triste. La pallavolo è uno sport che non provoca odio, ma crea affetto, amicizie, sia al maschile sia al femminile. Manca il contatto, i tifosi s’uniscono anche dopo sfide infuocate. E l’idea che questa ragazza sia stata punita perché voleva vedere una partita di pallavolo induce a una riflessione: nei nostri campi non ci sono droni che volano sulle teste di giocatrici e spettatori (come accaduto di recente in una partita di calcio, a Belgrado, tra Serbia e Albania; ndr). Non ci sono spiegazioni plausibili se non contro le donne, perché abbiamo visto anche di recente, durante i mondiali femminili, a Milano, che la pallavolo accomuna, che è la casa dei bambini, delle famiglie e si gioca dai 6 fino ai 40 anni”.

Valentina Bellucci: “Provo tanta tristezza. Siamo ai limiti dell’assurdo, perché non è possibile che in alcune zone, prima di tutto per una donna, sia impossibile fare qualsiasi cosa. Penso anche al caso della ragazza condannata a morte dopo essere stata stuprata e mi riferisco al fatto che – in questo caso – stiamo parlando di sport, che deve unire, non dividere”.

Barbara Rossi: “Ho appreso la notizia con un grande magone. E’ un duro colpo a una donna, a una persona, che incide negativamente nel rispetto e nella dignità di ognuna di noi. Fatto in ambito sportivo, rende ancora più triste la vicenda. E’ davvero incredibile che possa ancora accadere nel nostro tempo”. Il tempo si è fermato al medioevo se la rete che separa due squadre che giocano a pallavolo diventa un elemento per impedire la libertà di una donna, per imprigionare Goncheh Ghavami.

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