Rossini ameno, un altro sonetto in dialetto pesarese tradotto da Giampaoli

di 

7 novembre 2014

PESARO – Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”. Nella prima pagina di questo opuscolo prezioso è riportato il seguente aforisma che Fabio Tombari ha dedicato al nostro incommensurabile musicista: “Rossini come tutti è nato angelo, ma la sua estrema invocazione, l’AGNUS DEI della PETITE MESSE SOLENNELLE è la preghiera d’un uomo che ha conosciuto l’umano”.

Ed eccoci al secondo sonetto:

Rossini Ameno

Rossini Ameno

Sonetto II

Un maestre sa un po’ de presunzion
S’presenta ma Rossini sa un spartid,
el s’era fatt coragg e l’era gid
par un parer sla su composizion.

(Un maestro con un po’ di presunzione / si presenta a Rossini con uno spartito, / si era fatto coraggio ed era andato/ per un parere sulla sua composizione.)

El Maestre, il sa tutti, enn’era bon
Da dì d’no ma nisciun e i l’ha sentid,
ma già da le prem not l’aveva capid
che s’trateva, purtropp, d’un zibaldon.

(Il Maestro, lo sanno tutti, non era capace / di dire no a nessuno e lo ha ascoltato, / ma già dalle prime note aveva capito / che si trattava, purtroppo, di uno zibaldone.)

E dop d’un pezz i dic: – Se … c’è del bel
e c’è anca del nov, ma … t’ved com’è
… par dì la verità …, nun avè a mel,

(E dopo di un po’ gli dice: – Si … c’è del bello / e c’è anche del nuovo, ma … vedi com’è / … per dire la verità …, non averla a male,)

tutt quel ch’c’è d’nov enn’è certament bel
e se qualcò de bel se po’ trovè
en me sembra sia nov … è naturel.

(tutto quello che c’è di nuovo non è certamente bello / e se qualcosa di bello si può trovare/ non mi sembra sia nuovo … è naturale).

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