Rossini Ameno, sonetti in dialetto pesarese

di 

14 novembre 2014

Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci

Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli

 

Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”. Eccoci al terzo sonetto:

Sonetto III

Tutt le volt che al teatre se soneva

‘na musiga d’Rosini, cum se sia,

j’atre compositor, par gelosia

i comment e le critich i sprecheva

(Tutte le volte che al teatro si suonava / una musica di Rossini, una qualsiasi, / gli altri compositori, per gelosia / i commenti e le critiche si sprecavano)

E Rossini tutt quest il le saveva

ma prò en mancheva mei de cortesia

e si chiapeva un po’ la … frenesia

sa ‘na presa de pep el rispondeva.

(E Rossini tutto questo lo sapeva / ma non mancava mai di cortesia / e se gli prendeva un po’ … di frenesia / con una manciata di pepe rispondeva.)

El Maestre Carafa el ripeteva:

“Fortunato Rossini, non sa molto

ma il successo nessuno glielo leva.”

(Il Maestro Carafa ripeteva: / “Fortunato Rossini, non sa molto / ma il successo nessuno glielo toglie.”)

E Rossini d’armand el sosteneva:

“Carafa? Ha del talento … è assai colto

ma i fiasch ch’l’ha sempre fatt nisciun i cheva.”

(E Rossini in risposta sosteneva: / “Carafa? Ha del talento … è assai colto / ma i fiaschi che ha sempre fatto nessuno glieli toglie.)

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