L’export pesarese in America e Russia

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15 novembre 2014

PESARO – Il nostro sistema locale è fortemente interconnesso al sistema globale (mondiale). Pesaro ombelico del mondo? No, ma per capire la crisi italiana e quella del nostro distretto industriale occorre passare dal generale al particolare e viceversa.

Nel mondo ci sono un sacco di cose che accadono. Sembra che la situazione ucraina sia sull’orlo del collasso. Sembra che la Russia, con il suo rublo, sia sull’orlo del baratro finanziario. Gli USA hanno preso accordo con l’Arabia Saudita? Non lo sappiamo ma sappiamo che a fronte di una produzione dei sauditi a $ 30 al barile di petrolio per il pareggio del proprio bilancio nazionale, i russi ne hanno bisogno $ 105. Recentemente i sauditi, amici degli americani, hanno aumentato la loro produzione di greggio. L’inverno è alle porte e i russi sembrano ammassare le proprie truppe sul confine ucraino.

Altre grandi potenze si affacciano sul palcoscenico mondiale. La Cina sta assumendo un ruolo di primo attore, attraverso investimenti nelle economie di mercato emergenti. Le interferenze diventano pericolose e fonti di ricatto. Putin ha messo in guardia la Germania; attenzione, possiamo crearvi 300.000 disoccupati!

Fantapolitica? Fantaeconomia? Forse. I cicli storici ed economici delle nazioni si verificano di 50 anni in 50 anni. Allora diventa interessante vedere come i venti di “guerra fredda” fra America e Russia siano stati previsti analizzando le strutture dei loro popoli. Lo ha fatto, nel 1835 (si, milleottocentotrentacinque), Alexis de Tocquille nel suo libro “La democrazia in America” in cui sviluppa un pensiero di stringente attualità.

Ecco, stralciato per voi, il suo pensiero a cui ho dato titolo:

ANCORA UN FUTURO CHIAMATO AMERICA?

“Vi sono oggi sulla terra due grandi popoli che, partiti da due punti differenti, sembrano avanzare verso lo stesso scopo; sono i Russi e gli Anglo-americani.

Entrambi sono cresciuti nell’oscurità; e, mentre gli sguardi degli uomini erano occupati altrove, essi si sono posti tutta un tratto in prima fila tra le nazioni, e il mondo ha appreso, quasi nello stesso tempo, la loro nascita e la loro grandezza.

Tutti gli altri popoli sembrano aver raggiunto pressappoco i limiti che la natura ha loro tracciato, e non avere che da osservare; ma gli Americani e i Russi crescono, mentre tutti gli altri sono fermi o avanzano solo con mille sforzi; solo essi marciano con passo facile e rapido in una strada di cui l’occhio non può ancora scorgere il termine.

L’americano lotta contro gli ostacoli che la natura gli oppone; il russo è alle prese con gli uomini. L’uno combatte il deserto e le barbarie, l’altro la civiltà rivestita di tutte le sue arme: così le conquiste dell’americano si fanno con il vomere dell’agricoltore, quelle del russo con la spada del soldato.

Per raggiungere il suo scopo, il primo si basa sull’interesse personale e lascia agire, senza dirigerle, la forza e la ragione degli individui.

Il secondo concentra, in qualche modo, in un sol uomo tutto il potere della società.

L’uno ha per principale mezzo d’azione la libertà; l’altro la servitù.

Il loro punto di forza è differente, le loro vie sono diverse; tuttavia entrambi sembrano chiamati da un disegno segreto della Provvidenza a tenere un giorno nelle loro mani i destini di una metà del mondo”.

Un commento to “L’export pesarese in America e Russia”

  1. Pierpaolo scrive:

    Gli USA hanno per mezzo d’azione la servitù degli altri per assicurarsi la leibertà (ed il benessere) propri.
    I nativi che non si sono piegati sono stati sterminati e sostituiti dai negri, più docili.

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