Non è che l’inizio?

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16 novembre 2014

PESARO – Fermatevi! Il fascismo è nato così. I segni premonitori, purtroppo, sono molto simili. Un primo aspetto riguarda il degrado territoriale. Non una guerra (la prima) ma un territorio devastato da decenni di incuria. Le alluvioni che stanno devastando le nostre città lo dimostrano. Una grande parte della popolazione, oggi come allora, è rimasta ai margini dello Stato in periferie degradate. Assistiamo allo scontro fra gli “ultimi”; poveri italiani che cacciano gli extracomunitari, ugualmente poveri, giovani studenti e disoccupati che si scontrano con i poliziotti. Per fortuna non è la situazione di Pesaro che vanta una tradizione di accoglienza e di senso della democrazia.

Un secondo aspetto riguarda le classi dirigenti. Quelle degli anni precedenti al 1921 erano disomogenee, squilibrate fra nord e sud d’Italia. Quella attuale, una classe dirigente politica disomogenea ma legata fortemente alla propria conservazione. Da una parte il Paese in crisi, dall’altra chi non vuol capire. Dicono i giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel loro libro “Licenziare i padreterni”: “C’è l’ingordigia di chi non lascia sul tavolo nemmeno le briciole. C’è il disinteresse totale per queste cose da parte di chi ha altre faccende per la testa. E ormai vive come se stesse sulla luna. Estraneo al Paese che lo ha, sventuratamente, eletto”. Troppi politici (non tutti, sia chiaro: troppi) non tengono conto che oggi il mondo è cambiato e le notizie volano. Non tengono conto che, nel mondo globale, ci sono Paesi seri che sono, rispetto al nostro, avanti anni luce nell’equità sociale. Non lasciamo solo Matteo Renzi che è giovane, ha energie ma è un uomo. Solo, senza il sostegno della maggioranza degli italiani, potrebbe fare ben poco. La democrazia si regge su due fattori: la rappresentanza e la rappresentatività. La prima è data dall’esito delle elezioni ed è stabile (tanti parlamentari al PD, tanti al Movimento 5 stelle, tanti a Forza Italia, ecc.) che costituisce “l’arco parlamentare”. L’altro fattore, quello della rappresentatività, non è stabile ma rappresenta il comune sentire di un popolo in un determinato momento storico (può essere misurato attraverso i sondaggi d’opinione, p.e.). Diamogli rappresentatività, facciamogli sentire che ci rappresenta. Aiutiamolo a disboscare quegli apparati pubblici sempre più costosi e sempre meno utili. Qualche passo in questa direzione è stato fatto. Diamo più poteri ai Comuni (con conseguenti maggiori trasferimenti statali). I sindaci sono più vicini, anche fisicamente, ai cittadini. Chiudiamo definitivamente le Province e realizziamo l’aggregazione di più Regioni costituendo delle Macro-Regioni sul modello tedesco. Sosteniamo l’azione amministrativa del nostro sindaco Matteo Ricci. Facciamogli razionalizzare, disboscare, la selva delle municipalizzate. Consigliamolo, proponiamo modelli nuovi di amministrazione. Oggi, in alcune piazze di protesta, studenti e giovani dei centri sociali hanno gridato il riesumato motto sessantottino: “Non è che l’inizio …” . Quando c’è un inizio bisogna fissare una fine, un obiettivo. Aldo Moro, il 21 novembre 1968, disse: “ … il fatto che i giovani, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, è segno del travaglio doloroso in cui nasce una nuova umanità”. Appartengo a quella generazione che, sul finire degli anni ’60, aveva la vostra energia di cambiamento. La mia generazione è la principale responsabile di questa situazione di crisi del sistema italiano. Quest’uomo vede la realtà camminare nel senso opposto a quello che ha desiderato ma non mi sente inutile, superato. Gli avversari non sono i poliziotti che difendono l’ordine pubblico, i nostri avversari sono i politicanti, sordi. Quelli che non riescono a capire, a vedere, chiusi come sono nel loro fortilizio referenziale. Smascheriamo l’inadeguatezza di questo tipo di politici. Di quelli che vivono la politica come “padre-eterni”. Sono loro la causa del rischioso distacco tra chi governa e chi è governato.

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