Papa Francesco: “Facciamo fruttare i talenti che Dio ci ha dato”

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17 novembre 2014

Papa Francesco

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Papa Francesco nell’Angelus del 16 novembre ha commentato la parabola dei talenti tratta dal capitolo 25 del Vangelo di Matteo. Un brano che invita a mettersi in discussione, riflettendo sulla propria storia, il presente e l’immediato futuro, facendo verità dentro di sé chiedendosi se ciò che stiamo vivendo è davvero la pienezza che il Signore ci ha chiesto. Collegando la parabola con l’attualità, fatta di scontri tra favorevoli e contrari all’accoglienza, con rigurgiti di egoismo che vengono in vario modo giustificati, ecco che la parola del Vangelo può offrire un’ottica diversa da cui guardare alla propria chiamata missionaria. Infatti, ognuno di noi è chiamato da Dio a fare della propria esistenza una missione, un compito da portare avanti con slancio, certi che non si è soli nelle fatiche quotidiane. Francesco durante l’Angelus ha usato queste parole: “L’uomo della parabola rappresenta Gesù, i servitori siamo noi e i talenti sono il patrimonio che il Signore affida a noi. Qual è il patrimonio? La sua Parola, l’Eucaristia, la fede nel Padre celeste, il suo perdono. Mentre nell’uso comune il termine talento indica una spiccata qualità individuale, nella parabola i talenti rappresentano i beni del Signore, che Lui ci affida perché li facciamo fruttare. La buca scavata nel terreno dal servo pigro indica la paura del rischio che blocca la creatività e la fecondità dell’amore. Perché la paura dei rischi dell’amore ci blocca. Gesù non ci chiede di  conservare la sua grazia in cassaforte, ma vuole che la usiamo a vantaggio degli altri. Tutti i beni che noi abbiamo ricevuto sono per darli agli altri, e così crescono. È come se ci dicesse: Eccoti la mia misericordia, la mia tenerezza, il mio perdono: prendili e fanne largo uso. E noi chi abbiamo contagiato con la nostra fede? Quante persone abbiamo incoraggiato con la nostra speranza? Quanto amore abbiamo condiviso col prossimo? Qualunque ambiente, anche il più lontano e impraticabile, può diventare luogo dove far fruttificare i talenti. Non ci sono situazioni o luoghi preclusi alla presenza e alla testimonianza cristiana“.

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