“Vale Tutto”, a Pesaro si presenta il libro di Lorenzo Sani su “Le storie segrete della pallacanestro italiana”

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18 novembre 2014

Vale tutto, il libro di Lorenzo Sani

Vale tutto, il libro di Lorenzo Sani

PESARO – Nella decade dorata della nostra pallacanestro, i fantasmagorici anni Ottanta, chiunque avesse ambizioni doveva fare i conti con l’Olimpia Milano di Dan Peterson. Quella era la cruna dell’ago per tutti, da Nord a Sud, da Caserta a Varese, passando naturalmente per Pesaro e la Scavolini di Darren Daye e Darwin Cook, ma anche dalla Livorno del miracolo sfiorato, o la Bologna bianconera targata Virtus. C’era un perché in quell’armata quasi invincibile: quando D’Antoni venne utilizzato da straniero, Milano, che era retrocessa in A2, fu subito promossa e vinse un solo scudetto. Con D’Antoni italiano riempì la bacheca: quattro scudetti, due coppe dei Campioni, una Intercontinentale, due coppe Italia. Come fu possibile trasformare lo status anagrafico di un giocatore, sicuramente di origine italiana, umbra per l’esattezza, in un prodotto del basket tricolore lo racconta Vale Tutto-Le storie segrete della pallacanestro italiana, pubblicato per Italica Edizioni dal giornalista Lorenzo Sani, inviato speciale del Quotidiano Nazionale. Non si trattò di un percorso adamantino, ma una vicenda grottesca che ci fa capire anche quanto potente e smaliziato fosse il club di Adolfo Bogoncelli. Il libro sarà presentato all’Hotel Excelsior venerdì 21 novembre, ore 18, su iniziativa del Circolo della Stampa di Pesaro. Sani ripercorrerà gli l’epopea del nostro basket con la voce della pallacanestro di quegli anni, il giornalista di Radio Rai Massimo Carboni, che a lungo ha coordinato da studio il programma radiofonico Tuttobasket. Il denominatore comune di Vale Tutto è la pallacanestro, talvolta in primo piano, in altri momenti più sullo sfondo.

Si va dal racconto della stagione italiana del leggendario Connie Hawkins, protagonista di un’avventura bolognese sfuggita agli annali ufficiali, ma carica di episodi soprattutto notturni, al derby mancato di Reggio Emilia tra la Cantine riunite e la Fornaciari, squadre in cui ha militato anche il pesarese Pino Mainieri e dove si è affermato un campione assolutamente atipico, quel Gianni Gualdi, realizzatore straordinario nonostante giocasse con una sola mano, la sinistra, perché la destra la perse da bambino in un incidente domestico. Oltre ai sotterfugi per “italianizzare” D’Antoni c’è un capitolo dedicato alla sfida tra un carneade dei playground emiliani conosciuto come “il Ciccio” e il campione dannato della Nba Sugar Ray Richardson. E poi ancora, le stagioni d’oro della pallacanestro toscana, fatta anche di campi inespugnabili come quello di Carrara, dove comandavano i tre fratelli Lanza, gli scherzi micidiali, il campanilismo che ha animato l’eterno conflitto sportivo tra Pistoia, Pescia e Montecatini, ma anche il derby degli anni d’oro di Basket City tra la Virtus di Sasha Danilovic e la Fortitudo di Dominique Wilkins, visto dalla prospettiva eterea dell’angelo-tifoso che, calandosi dalla vetta del palasport di Casalecchio di Reno, nel maggio 1998, avrebbe dovuto consegnare a Carton Myers quel primo scudetto che invece arrivò in altre circostanze e soprattutto tempi diversi. Infine, l’avventuroso viaggio di Stefano Attruia (che ha vestito anche la maglia Scavolini) e Leonardo Conti (che giocò a Fabriano), all’epoca giovani cestisti in forza alla Baker Livorno, che nell’estate 1993 hanno sfidato l’embargo nei confronti della Serbia e la No fly zone, durante la guerra civile che ha sfaldato la Yugoslavia, per allenarsi in Montenegro col guru dei canestri Dule Vujosevic.

Vale Tutto è un libro che spiazza il lettore e lo proietta all’interno di storie umane mai narrate, fra traiettorie di campioni acclamati che si incrociano con personaggi sconosciuti. Sogni, avventure, illusioni, amicizia, momenti di gloria che sembrano inossidabili fino a quando il destino cambia le carte in tavola, come nel caso di Roscoe Pondexter, che fece grande coi suoi canestri a ripetizione la piccola Gorizia, ma anche Roseto e Venezia, prima di ritrovarsi col soprannome di Spaccaossa membro di una banda di sadici con la divisa da agente di custodia addosso che organizzavano per scommessa combattimenti mortali tra detenuti. Un libro di storie, non di storia della pallacanestro, che racconta di anni indimenticabili.

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