I grillini pesaresi e “I gioielli di famiglia”

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21 novembre 2014

Federico Alessandrini e Francesca Remedi*

PESARO – La storia ci insegna che anche le antiche famiglie a volte devono privarsi di qualche gioiello per far fronte alle necessità economiche. La nostra città ha una storia e un patrimonio culturale che rappresentano uno dei punti su cui contare per una valorizzazione del territorio sia dal punto di vista turistico sia, e soprattutto, per promuovere quella crescita personale e quello sviluppo culturale che non può essere appreso solo sui libri.

Pesaro ha una amministrazione con una tradizione decennale che conosce bene il territorio e la sua storia ma inspiegabilmente pare abbia deciso di rinunciare a questo patrimonio pubblico per fare cassa. In breve: ci vendiamo i gioielli di famiglia.

La Commissione Cultura e gli esperti voluti dal sindaco-meraviglia che attualmente gode di un consenso enorme (e non manca mai di sottolinearlo), si stanno impegnando per sbranare la memoria storica della città svendendola a tranci al migliore offerente, come un pesce al mercato ittico.

La nuova “Fondazione Annibale Olivieri” avrà come presidente il vice-assessore alla Bellezza, sig. Vimini, di cui non ne mettiamo in dubbio buona volontà e impegno, ma sul quale abbiamo qualche riserva riguardo conoscenza ed esperienza sull’argomento. Noi pensiamo che ci voglia qualità, competenza, crediamo nella meritocrazia e cerchiamo di prendere esempio da quelle realtà che hanno lavorato con buon senso per il bene della città. Urbino ha scelto una persona di indiscutibile competenza per tutelare e diffondere il discorso culturale affidando l’incarico al professor Vittorio Sgarbi, mentre a Pesaro si sceglie di eliminare il problema alla radice consegnandolo ai privati. La sostanziale differenza tra questi due approcci sta nel fatto che Urbino crede nell’importanza dell’offerta culturale che la nostra amministrazione invece vive come un peso che comporta oneri di cui si può fare tranquillamente a meno magari celebrando l’alienazione con una notte bianca o una festa in più.

L’89% dei reperti giace nei magazzini dei musei cittadini mentre un misero 11% viene esposto. Perché i nostri amministratori non credono nel valore, nella bellezza e nell’importanza storica della nostra città?

Dopo gli “stati generali del turismo”, dopo le iniziative per il rilancio turistico, dopo la volontà sempre dichiarata di tendere ad uno sviluppo e rafforzare le opportunità di richiamo della nostra città, assistiamo increduli a queste proposte che nei fatti ci impoveriscono tutti dei tesori più belli. Possiamo concordare sull’importanza delle manifestazioni gastronomiche, sul richiamo dei giochi e degli intrattenimenti estivi che fanno parte di un’offerta turistica che deve comprendere anche momenti meno impegnativi ma francamente pensare di privatizzare musei e teatri ci trova in totale dissenso.

Non vediamo la genialità di proposte che, a fronte di un primo ritorno economico metterebbero per sempre la parola fine alla possibilità di gestire un patrimonio che è dei cittadini e tale deve restare.

L’ex-Bramante, dichiarato pericolante (ma non ci sono gli uffici dell’anagrafe?) con l’85% di proprietà della provincia, verrà probabilmente abbattuto. Mantenere l’area del San Domenico comporta costi che si potrebbero eludere destinandolo ad iniziative eno-gastronomiche contro le quali non abbiamo nessuna posizione preconcetta ma ci permettiamo di eccepire che l’accostamento alla cultura non può partire sempre e solo da iniziative mangerecce.

Sorte non migliore per l’arte moderna dove si dichiara che la fondazione Pescheria che “costa troppo” o per le speranze di ricollocazione in ottica museale degli edifici dell’ex tribunale di via San Francesco (servono gli uffici per il Comune).

In pratica abbiamo questo “Ministero della Verità” che dispensa soluzioni  dimostrandosi totalmente indifferente a preservare i tesori dei cittadini che tratta come problemi di cui ci si deve sbarazzare possibilmente ricavandone un utile. Le casse languono e non si capisce come si possano dispensare fondi per piste ciclabili come quella da realizzare sulla spiaggia di Baia Flaminia, per la quale è già stato approvato il progetto preliminare da 400mila euro. Si trovano 900mila euro per un campo da calcio stile “Bernabeu” all’Arzilla”, si commissionano studi da 95mila euro per il parcheggio di Viale Trieste e addirittura 500mila euro per il progetto del nuovo stadio.

Pare che il discorso culturale proprio non interessi questa amministrazione che appiattisce il più possibile ogni prospettiva ed elimina quello che non riesce a gestire. Il risultato sarà un arretramento culturale e un impoverimento della città che diventa progressivamente meno bella, meno interessante, meno attrattiva… probabilmente non sbagliava Orwell: “l’ignoranza è forza”.

*Consiglieri Movimento 5 Stelle Pesaro

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