“Possedere una casa: fortuna o sfortuna?”

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21 novembre 2014

Maurizio Giannotti*

PESARO – Il tema del possesso della propria abitazione è oggi diventato il simbolo di una delle discussioni più accese nell’ambito politico-economico di questo Paese. Tutti i governi, sia di centrodestra che di centrosinistra, che si sono alternati alla guida del Paese negli ultimi vent’anni hanno avuto fra i temi principali delle loro azioni di governo la tassazione della casa. Nel frattempo la crisi che ha colpito e sta colpendo duramente il nostro Paese ha evidenziato, caso mai ce ne fosse bisogno, che uno dei temi del rilancio economico è proprio legato all’edilizia e alla tassazione sulla casa che come per le altre attività ha raggiunto livelli insostenibili.

Viene da pensare che i vari governi degli ultimi 20 anni hanno colpito laddove era più facile colpire, dove era ed è tutto alla luce del sole, ovvero in quel 70% circa di famiglie italiane che più o meno a fatica, per cultura e tradizioni, ha il possesso della propria unica abitazione, non capendo che così facendo si dava un ulteriore colpo mortale alla produttività legata all’edilizia e che, oggi più che mai, tutti ci stiamo rendendo conto essere uno dei volani della crescita di un Paese.

Da un lato i governi incentivano con sgravi fiscali interessanti le ristrutturazioni edilizie e gli interventi sul risparmio energetico, dall’altro con l’IMU, TASI, tassazione sugli affitti, il sistema bancario che praticamente ha chiuso i rubinetti per l’erogazione di mutui sulla casa, e chi più ne ha e più ne metta, il sistema messo in piedi dai vari governi impedisce di fatto una seria politica abitativa volta al recupero, la trasformazione, l’adeguamento sismico ed energetico delle abitazioni esistenti, qui non si sta parlando di nuove aree, ed anzi considerato il nostro patrimonio edilizio e le calamità “naturali” sempre più frequenti, sarebbe ora che il governo, le Regioni e gli enti locali prendessero coscienza che non si può più consumare suolo per nuove edificazioni, ma piuttosto agire concretamente sul patrimonio edilizio esistente riqualificandolo.

Esemplificativo in questo senso il piano casa approvato anni or sono, tutto sommato una buona legge che tendeva ad incentivare il recupero e l’adeguamento dell’esistente e soddisfare quei bisogni, non certo esagerati, di moltissime famiglie di poter adeguare l’abitazione alle mutate condizioni del nucleo famigliare.

Ma la domanda è, come è stata applicata questa legge? In sostanza dal governo che ha emanato la legge alle Regioni che l’hanno recepita e a loro volta hanno legiferato c’e’ stato un primo importante stravolgimento degli obiettivi della legge, le Regioni hanno legiferato dei criteri molto dissimili fra loro, come se la casa che ho costruito nelle Marche fosse ad esempio diversa da quella costruita in Emilia Romagna, e in generale molto più restrittivi rispetto agli obiettivi della legge nazionale, gli enti locali poi nell’applicare la legislazione regionale hanno ulteriormente ristretto sia gli ambiti di applicazione ma soprattutto hanno applicato tariffe e oneri davvero fuori luogo.

Personalmente mi sono capitati casi in cui l’intervento edilizio di ampliamento consentito dal piano casa aveva un costo di circa 100.000 euro e gli oneri nel loro complesso da pagare al Comune ammontavano a circa 30.000 euro, fra oneri di urbanizzazione e monetizzazione degli standard, costringendo quindi chi voleva fare l’intervento a rinunciarvi.

Ora è del tutto chiaro che i Comuni hanno colto la palla al balzo, prendendo la legge sul cosiddetto “piano casa” come uno strumento per rimpinguare i propri bilanci in sofferenza, tuttavia questo atteggiamento non sembra essere volto a favorire i propri cittadini ma estendendo il concetto neanche a favorire quello che a parole qualsiasi politico oggi proclama, ovvero il recupero e l’adeguamento del patrimonio edilizio piuttosto che un ulteriore consumo di suolo derivato da nuove aree destinate all’edificazione.

E’ del tutto evidente che se per un intervento di ampliamento ad esempio di un alloggio in una palazzina, magari destinato ad un proprio figlio che non può permettersi il lusso di una nuova abitazione, mi si chiede il 30% circa di quello che spenderò in tasse ed oneri o rinuncio all’intervento o se decido di farlo sarà comunque un intervento limitato che ad esempio non mi consentirà di adeguare sotto il profilo energetico l’intero stabile.

Ma c’è un altro aspetto fondamentale su cui occorre riflettere seriamente. In genere gli interventi consentiti dal “piano casa” sono eseguiti da piccole imprese artigiane dell’edilizia, che in definitiva sono l’ossatura del sistema produttivo dell’edilizia, ora disincentivare gli strumenti consentiti dal piano casa significa anche disincentivare il tessuto produttivo locale, quella rete di piccole imprese artigiane che costituiscono l’ossatura portante dell’economia locale.

Ma non è finita, possedere una propria casa significa anche pagare la tassa sui rifiuti, ovvero la tassa che vene applicata in buona sostanza sui metri quadrati della propria abitazione, ma mi domando, i rifiuti li produce la casa o le persone? Penso che la risposta ovvia sia che è il genere umano nelle sue molteplici attività che produce i rifiuti di vario genere, credo che una casa di 100 metri quadrati con 5 persone che la abitano produca più rifiuti di una casa di 200 metri quadrati abitata da 3 persone, ma allora come mai a casa di 200 metri quadrati abitata da 3 persone paga più tasse sui rifiuti di una casa di 100 metri quadrati abitata da 5 persone?

In conclusione di queste brevi riflessioni si può affermare che il sogno delle famiglie italiane degli anni 60 ossia di possedere una propria abitazione è divenuto l’incubo odierno, possedere una casa oggi o ancora peggio un’area edificabile o porre in affitto un alloggio, dal punto di vista economico, degli investimenti e della non certezza del domani dato il continuo e costante mutamento penalizzante delle leggi in materia è più una sfortuna che una fortuna.

*Architetto

4 Commenti to ““Possedere una casa: fortuna o sfortuna?””

  1. stelvio scrive:

    Finalmente qualcuno che non la manda a diire ma spiega chiaramente lo stato.. dell’arte.
    Congratulazioni.

  2. alfredo scrive:

    lei ha perfettamente ragione, la questione e’ proprio come lei l’ha descritta, fra stato regioni e comuni avere una casa e’ una disgrazia

  3. luigi scrive:

    giusto, proprio giusto, io ho due case che sono state fatte con il sudore dei miei genitori e non vedo l’ora di venderle, almeno una, perche’ non ne posso piu’ e non ce la faccio piu’ a pagare tutte le tasse che mi chiedono

  4. antonio scrive:

    chissa se le case dei parlamentari sono tassate come le nostre o se anche per le case i nostri deputati hanno trovato il sistema per aggirare la legge

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