“Rossini ameno”: ecco un altro sonetto in dialetto pesarese

di 

24 novembre 2014

ROSSINI AMENO

Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci

Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli

Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”. Eccoci al quarto sonetto:

Sonetto IV

Tutti i sa che Rossini s’l’incontreva
qualch ataca buton che ‘n vleva veda,
el cercheva d’gambiè subit de streda
opur a tajè cort el s’prepareva.
(Tutti sanno che Rossini se incontrava / qualche attacca bottoni che non voleva vedere, / cercava di cambiare subito la strada / oppure a tagliare corto si apprestava.)

Cantant e sonador, tutti i brameva
sté sa’l Maestre e insiem sa lò fes veda;
Rossini l’era bon, ma a podè creda
che qualca volta propri el se scoceva.
(Cantanti e suonatori, tutti bramavano / stare col Maestro e, insieme a lui farsi vedere; / Rossini era buono, ma potete credere / che qualche volta proprio si scocciava.)

Ma un tel che d’una sgnora i steva a cor
l’opera, e del spartid i porta i foj
dmandand d’un su’ giudizi l’alt onor,
(A un tale che di una signora stava a cuore / l’opera, e dello spartito gli porta i fogli / domandando di un suo giudizio l’alto onore,)

i rispond: – Sa la musiga dle sgnor …
è difficil … l’è cum giudichè i fioj …
en se sa de precis chi sia l’autor.
(gli risponde: – con la musica delle signore … / è difficile … è come giudicare i figli … / non si sa di preciso chi sia l’autore).

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