Loro venivano dalla Carducci. Quelli della “palla al cesto”

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1 dicembre 2014

Riconoscete questi eleganti cestisti

Riconoscete questi eleganti cestisti

PESARO – La città è piccola e si mormora. Si vocifera che il “Ragno”, al secolo Franco Bertini, abbia aperto il suo cuore a beneficio dei pesaresi. Sembra che abbia scritto un libro sui primordi del basket, pallacanestro, palla al cesto. Si dice che, per la “Metauro Edizioni di Pesaro” stia uscendo un libretto di una cinquantina di pagine dal titolo “LORO VENIVANO DALLA CARDUCCI”.

Uno legge il titolo e pensa: Bertini è in vena di nostalgia scolastica, ha scritto un libro sulle scuole elementari e i suoi compagni di classe. Invece no, la “Carducci” in questione sembra essere la palestra che è nata accanto alla scuola elementare “come fedele ancella”. E’ quel “parallelepipedo basilicale”, come l’ha etichettata l’architetto Glauco Caresana, che fa da lato a Piazza Carducci, contrapposto al moderno Palazzo di Giustizia. E’ lì dal 1910 e chissà quanti di noi hanno salito i suoi 5 gradini per entrarvi ad irrobustire i propri corpi.

Ma attenzione, ragazzi veri di oggi e ragazzi del tempo che fu, il titolo è fuorviante, in realtà è il pretesto per parlare di “Basket Town” e di pesaresità. Il mio informatore segreto bisbiglia che nel libretto si narra della realtà del basket pesarese. Per dirla con le parole usate da Franco Bertini nella presentazione di un altro libro dal titolo “I pivots nani di Basket Town” (di Giuseppe Mari) vi si può cogliere tutta “la realtà del basket pesarese e di tutto il suo contorno di popolo e passione. Immaginate allora di vedere, dietro i finestroni illuminati della “Carducci”, qualche giovane antenato della “palla al cesto” che, eroico pioniere, cerca di infilare il pallone in una retina col fondo chiuso.

Preistoria? No, storia moderna del nostro basket che nasce lì, in quel “coso” anonimo di mattoni a vista appena 100 anni fa. Storia moderna che si fa contemporanea per preservare i valori di fondo della nostra comunità. Quei valori “che resero possibili quel mondo sportivo e quel periodo eroico” che ancor oggi fornisce linfa vitale alla nostra “Vuelle” Consultinvest.

Si dice sommessamente che il racconto del “Ragno” giunga sul finire degli anni ‘50 quando protagonisti erano, fra gli altri, i Fava, i Ninchi, i Riminucci, i Di Giacomo, i Paolini. Qualcuno sussurra che con la sua tela, la tela del Ragno, Bertini abbia desiderato scrivere la storia della nostra Pesaro, in pillole, riassumendola come in un piccolo “Bignami”. Qualcun altro si azzarda a sostenere che nel testo vengano ricordate anche due note giornaliste sportive, la “Santéna” e la “Marietta” che Agostino Ercolessi ha immortalato nella poesia dialettale “I palon ti cest”.

Non so se tutto questo sia vero ma, se lo fosse anche solo in parte, il libretto diverrebbe una favolosa strenna natalizia. Un libretto così, i pesaresi “veraci” lo cercherebbero anche con il lanternino!

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