Giudici tributari, per Ricciatti (Sel) è necessaria una riforma: “Nessuna garanzia d’indipendenza e competenza”

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2 dicembre 2014

Lara Ricciatti

Lara Ricciatti, deputato di Sel (foto tratta da Facebook)

PESARO – “Allo stato attuale non ci sono garanzie su indipendenza, imparzialità e competenza dei giudici tributari”. Ad affermarlo è l’onorevole Lara Ricciatti (Sel), che ha promosso un’interrogazione parlamentare volta a segnalare la vicenda al Governo e per chiedere una riforma del processo tributario.

“Al di là delle vicende di cronaca – spiega la deputata fanese di Sel – ci troviamo di fronte ad un problema di natura strutturale, non attribuibile ai singoli giudici, ma all’organizzazione della sistema giustizia tributaria. Innanzitutto  i giudici tributari sono lavoratori part time, non esistendo una magistratura professionale, nonostante la complessità della materia. I presidenti dei Collegi sono magistrati civili o penali “prestati” per qualche ora alla settimana all’attività di giudici tributari. Le loro competenze su una materia così complessa sono lasciate alla libera iniziativa del singolo magistrato, non essendo previsto alcun filtro di competenza specifica per la nomina. E se questo vale per degli esperti giuristi – insiste Ricciatti –  ancor più vale per gli altri componenti dei collegi giudicanti, i giudici a latere, scelti fra “tecnici” raramente esperti in materie tributarie (ex funzionari delle dogane, periti agrari, ingegneri, architetti, agronomi, dirigenti della Guardia di finanza in pensione)”.

A destare, allo stesso modo, preoccupazione è anche il fatto che in ogni processo che si rispetti il giudice dovrebbe essere terzo. Nel caso dei processi tributari, invece, i giudici sono “legati” all’Amministrazione che emana i provvedimenti sui quali gli stessi giudici devono esprimersi.

Di recente la questione è stata devoluta alla Corte Costituzionale proprio da un Collegio di giudici tributari (ordinanza n. 280 del Marzo 2014 della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, Pres. Estensore Montanari, Relatore Gianferrari).

Sono stati gli stessi giudici, in modo abbastanza singolare, a mettere in discussione la propria indipendenza e imparzialità a margine di una questione sottoposta al loro giudizio, chiedendo alla Corte Costituzionale di valutare se le modalità di nomina e organizzazione dei giudici tributari non minino i principi di indipendenza e imparzialità.

Nell’ordinanza si contesta, infatti, come la giustizia tributaria italiana sia «inquadrata […] nello stesso plesso ministeriale dell’amministrazione che emana gli atti da controllare e la articolazione amministrativa che vi è preposta è “parallela” a quella preposta alle Agenzie che emanano gli atti da controllare» con la conseguenza che «la selezione, formazione, assegnazione, vigilanza, determinazione dello stato giuridico economico, determinazione degli obiettivi, valutazione della produttività, progressione in carriera e giudizio disciplinare del personale amministrativo preposto alla Giustizia Tributaria e la sua supervisione sulla organizzazione dei relativi uffici dipende dalla stessa Amministrazione che emana gli atti amministrativi soggetti al controllo giurisdizionale».

Se venissero accolte dalla Corte Costituzionale le interpretazioni dei giudici di Reggio Emilia, ci troveremmo di fronte ad una decisione – l’ennesima della Consulta in questi anni – in grado di mettere in discussione un intero sistema.

“Anche per questo ritengo necessario sollevare il tema con estrema chiarezza – sostiene Ricciatti – chiedendo al Governo un intervento deciso. In moltissimi casi il sistema si regge sul lavoro e l’impegno dei singoli giudici, retribuiti per altro in modo non adeguato alle mansioni che svolgono, considerato che spesso si trovano a decidere su vertenze complicatissime di diversi milioni di euro. Per far si che le dichiarazioni di guerra all’evasione fiscale siano qualcosa di più che semplici dichiarazioni – conclude – è necessario dotarsi di un sistema giudiziario tributario professionale ed efficiente”.

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