Sabato protesta e corteo dei lavoratori di Tallarini, Grossi Lamiere e Cima

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4 dicembre 2014

PESARO – La crisi dell’industria nel nostro territorio continua a mordere. Lo dimostrano tutte gli indicatori. Le cause sono molteplici ma nel caso della Tallarini, della Grossi Lamiere e della Cima (tutte aziende dell’alta Valle del Metauro che impiegano più di 200 dipendenti) il motivo si chiama liquidità bancaria negata.

“Le tre aziende, dove i lavoratori, a costo di enormi sacrifici e di stipendi arretrati, per mantenere aperti gli stabilimenti che, paradossalmente – spiegano Cinzia Massetti (Fiom Cgil), Mauro Masci (Fim Cisl) e Francesco d’Antonio (Uilm Uil) – hanno ordinativi ma non possono produrre a causa della lunghezza dei tempi burocratici degli istituti di credito”.

Per queste ragioni sabato 6 dicembre,con concentramento e partenza alle ore 7.45 presso il piazzale antistante la Ditta Tallarini a Schieppe di Orciano, i lavoratori delle tre aziende assieme ai sindacati organizzeranno un presidio in piazza del Popolo davanti a Palazzo Ducale sede della Prefettura e da lì, in corteo, sfileranno lungo via Rossini, fino alla sede della Banca d’Italia, simbolo dell’immenso problema del credito negato alle imprese.

“Emblematico – sottolineano i rappresentati delle organizzazioni sindacali – è il caso la Tallarini che ha ordinativi pronti pari a 8 milioni di euro.

Il problema del credito, che investe tutta la vallata con gravi ripercussioni di rischio desertificazione industriale per i comuni di Orciano e Montefelcino – concludono – rischia di affossare aziende che hanno ordinativi ma non liquidità e di vanificare gli sforzi sostenuti dai lavoratori e dalle rispettive famiglie per continuare la produzione e salvare il proprio posto di lavoro”.

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