Sanità, la Cgil: “Luci ed ombre, ancora assente il ruolo che dovrebbe svolgere la Regione”

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4 dicembre 2014

PESARO – Venerdì scorso, su richiesta di CGIL CISL UIL provinciali, si è svolto un secondo incontro, dopo quello di luglio, con le due direzioni di Marche Nord e dell’Asur, Aldo Ricci e Maria Capalbo, con la presenza delle direzioni sanitarie. Durante l’incontro si è fatto il punto della situazione sui problemi legati alle liste di attesa per le prestazioni specialistiche e non solo.

Così la Segretaria Generale CGIL Pesaro Urbino Simona Ricci, la Segretaria Generale SPI CGIL Catia Rossetti e il Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL Roberto Rossini: “Un riscontro positivo ha trovato la nostra denuncia sull’ennesima penalizzazione in tema di Residenze protette per non autosufficienti, di Residenze sanitarie assistite e centri diurni per malati di Alzheimer. Nelle scorse settimane avevamo denunciato come il nostro territorio fosse stato penalizzato, dalla programmazione sanitaria regionale, non avendo ottenuto nessun posto aggiuntivo per Alzheimer e appena 40 posti letti di residenza protetta tra Fano e Pesaro, senza che in alcun modo fosse affrontata la carenza di posti di questa tipologia di cui soffrono la seconda e la terza città delle Marche.

La direttrice Asur ci ha confermato che verranno richiesti 40 posti di residenza sanitaria assistita per la città di Fano, ulteriori 10 posti per Alzheimer sempre per Fano e 15 posti di RSA per Mondolfo: città nella quale dovrebbe finalmente partire anche la prima Casa della Salute del nostro territorio provinciale. Sul tema delle Case della Salute abbiamo segnalato i gravi ritardi della Regione sia in termini di finanziamento che di atti organizzativi.

Mondolfo, evidentemente, a noi non basta.

In tema di liste d’attesa, stiamo ancora aspettando una dettagliata relazione che entrambe le Aziende ci hanno promesso, pur dando atto ad entrambe di aver predisposto atti e disposizioni organizzative per implementare nuovi ambulatori (Fano, Pesaro e Fossombrone), per ampliare gli orari di utilizzo delle apparecchiature (TAC e RMN sia a Pesaro sia a Fano, Fossombrone e Pergola), per far partire la funzione di Recall dal 1° dicembre, rileviamo come i primi effetti sui tempi di attesa si potranno rilevare solo tra qualche mese e, in ogni caso, non avendo avuto assegnate da parte della Regione risorse aggiuntive, soprattutto in termini di personale da dedicare, rimangano tutt’ora moltissimi problemi per i pazienti.

Abbiamo chiesto alla due Direzioni di fornirci i dati dettagliati della libera professione esercitata sia dentro che fuori le strutture, sia in termini di volumi prestazionali sia in termini finanziari. Occorre, a nostro giudizio, una grande operazione di trasparenza da parte della Regione, che porti alla luce tali attività che hanno, come noto, un ruolo enorme nel determinare non solo l’inappropriatezza delle prestazioni, con conseguenze sui costi della sanità, ma anche la mobilità passiva che è il vero buco nero della sanità provinciale e regionale. In questo senso occorrono atti concreti che solo la Regione può fare sia in termini di trasparenza sia per limitare le possibilità di esercizio di attività ambulatoriali private nel nostro territorio provinciale da parte di professionisti che poi indirizzano i pazienti verso strutture dell’Emilia Romagna. Serve quindi una forte attività regolativa che fin qui, evidentemente, non c’è stata. Allo stesso modo serve una grande collaborazione da parte dei medici di Medicina Generale se è vero, come ci è stato detto, che solo il 10% delle ricette per prestazioni specialistiche porta evidenziata la dicitura Urgente, Breve, Differita, Programmata che consentirebbe di organizzare e monitorare le prestazioni con maggiore appropriatezza. Tra un paio di mesi si potranno monitorare i primi effetti speriamo in termini di benefici, sulle disposizioni e sugli atti organizzativi che sono stati predisposti.

Restano però tutti aperti i problemi della rete ospedaliera e dei servizi nel nostro territorio provinciale. Le Marche sono l’unica Regione d’Italia ad aver deliberato i tagli al costo del personale per il 2015 senza tener conto del Patto per la Salute del luglio scorso tra Stato e Regioni, che, al contrario, consente alle regioni virtuose come la nostra di “spalmare” i tagli al personale fino al 2020. Parliamo di un taglio di un milione di euro solo per Marche Nord, taglio che, se venisse confermato, metterebbe in ginocchio l’ospedale e renderebbe impraticabile qualsiasi ipotesi di integrazione In una Regione che, sin qui, ha ottenuto risparmi alla spesa sanitaria quasi esclusivamente tagliando posti letto, servizi e relativo personale, come i numeri dimostrano, tutto ciò è davvero inaccettabile.

In particolare, c’è secondo noi l’urgenza di riequilibrare la rete ospedaliera con posti letto di medicina e lungodegenza, di cui non si vede l’ombra e occorre potenziare l’attività chirurgica in quelle discipline in cui la mobilità passiva verso l’Emilia Romagna ha raggiunto livelli oramai insostenibili e inaccettabili, come attesta il 97° posto della graduatoria del Sole24Ore. Mentre l’Assessore Mezzolani ri-annuncia, avendolo fatto più volte, che nel blocco operatorio dell’ospedale di Fossombrone partirà entro l’anno una attività di chirurgia dentro una sperimentazione gestionale regionale pubblico privato (noi traduciamo Montefeltro Salute srl), il 12 novembre la Giunta regionale ha istituito una commissione tecnica che avrà 6 mesi di tempo per ridefinire la “mission” di Montefeltro Salute alla luce della riorganizzazione della rete ospedaliera. Montefeltro Salute, insomma, è ancora utile, ammesso che lo sia mai stata, alla sanità provinciale? Ha recuperato mobilità passiva? Noi, da tempo, abbiamo chiesto conto di tutto ciò. La Regione evidentemente non lo sa se, come si legge, affida ad una commissione il compito di verificarlo. Prima di quella data, sarebbe ben strano che alla Montefeltro Salute venissero affidate nuove convenzioni. Nel frattempo, mentre nel nostro territorio provinciale si aprono praterie per la sanità privata, nella provincia di Ancona si sta avviando una integrazione pubblico-pubblico tra l’Ospedale di Torrette e quello di Chiaravalle (Ospedale di Polo a 15 km dal capoluogo) per l’implementazione di attività chirurgiche in day surgery e day hospital, con lo scopo di valorizzare le professionalità pubbliche e diminuire le liste di attesa di chirurgia. Perchè questo non si può fare anche da noi tra Marche Nord e Fossombrone, come da tempo la CGIL chiede? Perchè da noi si lascia campo libero ad una società di capitale?”

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