Derby ricco di attesa, da Fano in 800?

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10 dicembre 2014

Sandro Candelora

PESARO – Si potrebbe dire molto e di tutto sul derby che arriva. Il match in programma al ‘Benelli’ è l’ennesimo episodio di una saga infinita, capace di unire le generazioni di tifosi in un evento che sa riproporsi ogni volta diverso da se stesso, pur rimanendo inalterato in quanto alle aspettative che sa suscitare su ambedue le sponde. E’ incrocio fra universi paralleli, che scorrono tanto vicini eppure così lontani su traiettorie che non si intersecano se non nel fatidico dies irae. E’ simbolica guerra fra razze (ma sì, alla faccia dell’ipocrita politicamente corretto) issate sulle opposte barricate, diverse in tutto da sempre e dunque desiderose di riaffermare a chiare lettere tale differenza storica, culturale, sociologica nel giorno che chiama a raccolta sotto le insegne della secolare appartenenza.

E’ il gioco delle parti, che in omaggio alle alterne vicende del football ribalta le situazioni dello scorso torneo, presentando al match di domenica una Vis in gramaglie, e pertanto prevedibilmente assatanata nell’inseguimento di punti vitali, al cospetto di un’Alma che galoppa briosa sui sentieri di una nuova gloria. Già, si potrebbe continuare a lungo con l’elenco dei contenuti palesi e reconditi della partita. A ben guardare, però, ogni considerazione possibile ed autorizzata si riduce ad una sola. Il contorno lascia il posto all’essenza. La vuota chiacchiera della vigilia cede il passo alla concretezza dell’appuntamento. In poche parole e senza falsa modestia, i granata hanno l’obbligo di vincere. Questo è l’imperativo categorico, che è augurabile non finisca per pesare come zavorra mentale ad un gruppo che fino ad ora ha saputo esaltarsi appunto in assenza di particolari assilli psicologici. Nodari e compagni in buona sostanza sono chiamati al successo (ed il resto sarebbe mero corollario) semplicemente e soprattutto perché esso rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti sulla strada del sogno. Silenzio allora e guai a svegliare chi lo sta cullando. E vuole, deve continuare a farlo.

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