Loro venivano dalla “Carducci”. Santa Lucia e quelli del “palon tel cest”!

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12 dicembre 2014

l'americano Tony Vlastelica (1956- 1957) - tratto dal libro di Franco Bertini

l’americano Tony Vlastelica (1956- 1957) – tratto dal libro di Franco Bertini

A Pesaro sabato è il giorno del “Ragno”, di Franco Bertini, oltre che di Santa Lucia. Alle 18 verrà presentato il suo libro intitolato “Loro venivano dalla Carducci” (Metauro Edizioni). Dove? Elementare Watson, nella palestra “Carducci”! Nel libro di Franco Bertini c’è anche un dialogo sul basket, pardon sul “palon tel cest”, fra la Santena e la Marietta, macchiette dialettali pesaresi. Il dialogo, che è una poesia in vernacolo di Agostino Ercolessi, si svolge durante il 13 dicembre di un anno imprecisato della nostra storia cittadina e cestistica. Stefano Magi, scrittore ed attore dialettale, declamerà la poesia durante la presentazione del libro. Il poeta Odoardo Giansanti, il nostro “Pasqualon”, da cieco era solito far visita al Vescovo di Pesaro nel giorno di Santa Lucia. Mi piace pensare che anche lui, che si era autodefinito: “cieco, zoppo e matto”, abbia salito i 5 gradini della “Carducci”, almeno una volta, per sentire “tot chel casen”! Dice il libro che nella “Stagione 1956-1957 Tony Vlastelica fu il primo giocatore straniero ad arrivare a Pesaro. Ovviamente era americano …”. “Quello fu l’anno dell’addio al campo all’aperto e del debutto nell’altrettanto mitico hangar di Viale dei Partigiani”. Auspico che il “Ragno” non si sia stancato e che abbia voglia di raccontare, magari per il prossimo Natale, la storia di “Basket town” da quel momento ai giorni nostri. Qui di seguito, desidero tradurvi in lingua il dialogo fra la Santena e la Marietta che, nel libro, è scrupolosamente in dialetto. Fra qualche anno qualcuno provvederà a farlo in lingua inglese. Questa è storia!

“IL CAMPO DI BATTAGLIA E’ NATURALMENTE QUELLO DELLA PALESTRA CARDUCCI”

La Santena tutta ansante / Ritornava dal camposanto / e per andare a Santa Lucia / ecco che prende un’altra via. / Arriva, così, bello bello, al Carducci, nel piazzale, / e, camminando senza fretta, si imbatte nella Marietta. / Dice la Santa: “Dove vai / Come mai ti trovi qua”. / “Sono andata ad accendere un cero / a quella buon’anima di Ruggero.” / Poi ripartono, con gamba lesta, / passando sotto alla palestra, / dove si sente dai finestroni, / un gran chiasso, una confusione! / Sulla porta, con il cappello / sta Arduini, il bidello. / “Possiamo dare un’occhiatina?” / Dice, gentile, la Santena. Risponde lui … “Certamente, / andate pure su, non costa niente!”. /

Vanno su per gli scalini / poi entrano … che casino! / Lungo i muri un sacco di gente, / scalmanata, in grande fermento; chi urlava, chi fischiava, / anche i pugni qualcuno mostrava / Oh Madonna del Rosario! / Questi sono matti, proprio sul serio!” / Nel mezzo correvano, / in mutande e canottiera, / una decina di giovanotti / col pallone, facendo a botte; lo sbattevano sul pavimento / e poi via come il vento! Alla fine, fatto un saltino / lo buttavano nel cestino: / un cerchio di ferro, dove attaccato / si trova una rete col fondo sfondato. / Il pallone così passava / e quelli sotto lo riprendevano. / In mezzo al campo stava un ometto / che stordiva col fischietto. / Fuori del campo, con il gesso nelle mani, / stava pronto un ragazzino; se il pallone nel cesto entrava / sulla lavagna lui lo scriveva …

La Marietta, dopo questi fatti, / dice di nuovo: “Questi sono matti! / ai miei empi, solo coi piedi / il pallone veniva colpito / mentre invece, a Porta Sale, / giocavano col bracciale”. / Cara mia … Tu sei in dietro / oggi non si gioca più così; / questa è moda americana, / di successo”. Dice la Santena / Questo è un gioco travolgente /che già piace ad un sacco di gente! / … Dice la Marietta nell’uscire: / “Questo gioco non dura … non può durare!”

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