Sette minuti di applausi per Don Q Don Quixote de la Manca e Rossini Cards

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13 dicembre 2014

C2012 A.Anceschi - 0022 AterballettoPESARO – Uno straordinario successo ieri sera per il Don Q Don Quixote de la Manca, coreografia firmata da Eugenio Scigliano e Rossini Cards, su musica di Gioachino Rossini e coreografia di Mauro Bigonzetti. Un successo anche per chi ha deciso di affidare ad Aterballetto l’apertura della stagione di danza al Teatro Rossini di Pesaro. Sette minuti di applausi ininterrotti per tutti gli artisti al termine dello spettacolo. Un successo di pubblico che ha poi in larga parte seguito anche il prologo della serata.

“Ho accettato con entusiasmo ed anche con un po’ di soggezione questa rilettura del Don Chisciotte – ha detto a fine spettacolo il coreografo Scigliano durante le interviste realizzate in platea dalla giornalista e critica di danza Silvia Poletti – Sapevo che si sarebbe trattato di una vera sfida riproporre in danza tutte le emozioni di questa vicenda”.

Don Chisciotte è diventato nei secoli l’archetipo del sognatore idealista. Il coreografo intende evocare, attraverso la metafora del movimento, un mondo interiore acceso di sogni e ideali, che resta fedele al suo codice morale. Pulizia formale ed eleganza accompagnano quasi in maniera spasmodica l’alternanza delle musiche dell’originale fisarmonicista finlandese Kimmo Pohjonen a quelle di musica classica spagnola. Più convincente a nostro avviso la seconda performance, Rossini Cards, ma forse perché in scena ormai da dieci anni.

Tutti i danzatori sono disposti sul proscenio, frontalmente al pubblico, vestiti di nero. Uno di loro si spoglia mentre tutti gli altri lo guardano e cade dal palco, come lanciarsi nel vuoto. È l’incipit della lettura sensuale, gioiosa e giocosa che l’Aterballetto di Mauro Bigonzetti fa sulle note di Rossini. Un susseguirsi di quadri. Una grande tavolata, come un banchetto ottocentesco, con candele, con tutti i danzatori seduti, che si caricano progressivamente di energia. Un duetto erotico di corpi che si avvinghiano e avvitano l’un l’altra. Un divertente siparietto con una ballerina che esce sul proscenio, a palcoscenico abbassato, declamando un menù rossiniano. Il ritorno dei danzatori vestiti, con abiti neri, alle note della Gazza ladra.

Un’invenzione coreografica, e scenografica, dopo l’altra. Una grande libertà espressiva. Questa è la fantasia rossiniana di Bigonzetti.

Franco Crescentini

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