Rossini Ameno, sonetti in dialetto pesarese

di 

20 dicembre 2014

ROSSINI AMENO

Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci

Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli

Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”. Eccoci al settimo sonetto:

Sonetto VII

A Parigi j’aveva rappresented

un’opera d’Mermet de scars valor.

Dop l’insuccess, tutt’invilid, l’autor

sa’l maestre Rossini el s’è sfughed.

(A Parigi avevano rappresentato / un’opera di Mermet di scarso valore. / Dopo l’insuccesso, tutto avvilito, l’autore / con il maestro Rossini si è sfogato)

Che sia colpa dla musiga, me en cred,

el penseva, in m’avria cert fatt l’onor

d’aspeté sa pazienza sté lavor;

ma forsi ai guei chi s’è verifiched.

(Che sia colpa della musica, io non credo, / pensava, non mi avrebbero certo fatto l’onore / di aspettare con pazienza questo lavoro; / ma forse ai guai che si sono verificati.)

E ma Rossini i fa: ( E a Rossini dice) – Brutta serata

mio caro, contrattempi a non finire,

il tenore s’è presa un’infreddata,

la prima donna m’era assai svogliata,

la sala sorda … sorda … da non dire.

E Rossini d’acchit: (E Rossini prontamente – Oh, lei beata!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>