Il volley restituisce il piacere di andare in trasferta a Bologna. Il racconto di Luciano Murgia

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22 dicembre 2014

PESARO – Più di trent’anni di trasferte a Bologna, al seguito della Vuelle. Partite al Madison, ora PalaDozza, e al PalaMalaguti di Casalecchio di Reno, oggi Unipol Arena. Sfide alla Virtus o alla Fortitudo con un unico denominatore: la paura di essere vittime di agguati, la vergogna di dovere arrivare al palazzo dello sport scortati da polizia e carabinieri per salvaguardare la propria incolumità.

La partita è appena finita e le ragazze pesaresi vanno verso i tifosi

La partita è appena finita e le ragazze pesaresi vanno verso i tifosi

Pensieri spontanei quando il pullman organizzato dai Balusch è transitato davanti al palazzo dello sport di Casalecchio. Ricordi di insulti vomitevoli, auto distrutte dal lancio di sassi, agguati.

Prendendo posto nel Pala Jesse Owens, che è una piccola struttura ma che solo per il nome che porta, omaggio all’atleta afroamericano che obbligò Hitler a lasciare lo Stadio Olimpico di Berlino, merita un applauso, ho pensato a quando – una delle tante partite in casa della Fortitudo – un tifoso idiota, un adulto, e per questo ancor più idiota, allungò le mani per strappare la Guida Annuale della Scavolini, che Elio Giuliani, responsabile dell’ufficio stampa della Victoria Libertas, stava lasciando ai colleghi bolognesi: “Non vogliamo queste porcherie” esclamò il fenomeno.

Ho pensato a quello stupido quando lo speaker del Pala Jesse Owens ha salutato quasi con entusiasmo la presenza dei tifosi pesaresi, dei Balusch.

Per la prima volta – dopo tanti anni – ho vissuto piacevolmente la trasferta bolognese. Non è perché il Volley Pesaro ha vinto. E’ che è stato bello vedere due squadre che nel volley rappresentano Bologna e Pesaro affrontarsi battendosi su ogni palla, sostenute dai propri tifosi, che mai hanno tifato contro, sempre a favore.

I Balusch in festa anche al Pala Jesse Owens

I Balusch in festa anche al Pala Jesse Owens

Quando Elisa Mezzasoma ha murato l’attacco bolognese, mettendo a terra la palla della vittoria pesarese, osservando la festa in tribuna e in campo, ho ricordato le vittorie nel basket, festeggiate dagli atleti correndo nel sottopassaggio e dai tifosi biancorossi protetti da un cordone di polizia.

Al Pala Jesse Owens di Calderino, frazione di Monte San Pietro, il Volley Pesaro e i suoi tifosi hanno festeggiato in campo, facendo le fotografie con le proprie beniamine, senza che un solo tifoso bolognese avesse da obiettare. Anzi, qualcuno ha pure sottolineato la bravura delle ragazze allenate da Matteo Bertini. E io ho pensato a come reagirono i tifosi felsinei davanti alle prodezze di Dragan Kičanović, fantastico protagonista del primo successo pesarese in casa Virtus. O cosa urlarono contro Gerald Paddio, sostituto di George McCloud, che realizzò 32 punti nella vittoria della VL in casa della Fortitudo. Beh, parole non diverse da quelle ascoltate a Pesaro contro Danilović e Myers, Brunamonti ed Esposito.

Dopo 37 anni da giornalista e qualche anno in più da tifoso, non seguo la Vuelle, non vado alle partite di basket. Ho preferito la pallavolo. Dopo la trasferta di Bologna, ho mille motivi in più a sostenere la scelta.

Pesaresi in posa a Monte San Pietro: Gianfranco, Fiorino e Leo. Alessandro, storico radiocronista del volley pesarese, osserva

Pesaresi in posa a Monte San Pietro: Gianfranco, Fiorino e Leo. Alessandro, storico radiocronista del volley pesarese, osserva

Nella pallavolo c’è un ingrediente sconosciuto agli altri sport (rugby escluso, ovviamente): il reciproco rispetto tra tifosi. A meno che, come accaduto un paio di settimane fa a Capannori, il tifo non si faccia prendere la mano da chi – appunto – proviene da altri mondi.

Un commento to “Il volley restituisce il piacere di andare in trasferta a Bologna. Il racconto di Luciano Murgia”

  1. cecco scrive:

    Quindi Murgia 37 anni e più per capire tutto questo ? 37 anni e più per capire che e’ meglio la pallavolo? Come mai ha aspettato tutto questo tempo per cambiare? Forse perché prima faceva comodo così? Forse perché prima la pallavolo non c’era? Ci vedo poca coerenza in questo articolo se mi permette . Viva il basket!

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