Master and Commander, i meriti di Alessandrini

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22 dicembre 2014

Sandro Candelora

Fatti, non parole. E’ quanto esibisce il buon Alessandrini, che si sta prendendo rivincite una dietro l’altra sulla scia della formidabile onda lunga generata dal vorticoso incedere della sua Alma delle meraviglie. Meritate, giustificatissime, dopo quanto ha passato. Diciamolo apertamente, infatti. Il trainer granata era riapprodato in riva al Metauro circondato da non poco scetticismo, stante l’amaro ricordo dell’infausta parentesi trascorsa in panchina praticamente al suo debutto da allenatore, quasi un quarto di secolo fa. Non bastava l’alibi solidissimo rappresentato dal fatto che al suo servizio c’era all’epoca un’autentica armata brancaleone senza arte né parte e che le sue responsabilità nella mala parata, quand’anche ci fossero state, erano pur sempre minime. Il pregiudizio estivo insomma prevaleva nella massa dei tifosi. Noi più realisticamente aspettavamo l’evolversi delle cose, attendendo prima di esprimerci che a parlare fosse il campo, da sempre giudice inappellabile nelle vicende pallonare. Ebbene, il verdetto è ora di una solare evidenza e tale da spazzare via i cupi vaticini delle cassandre annunciatrici di sventura. Il tecnico ha costruito un autentico gioiello di squadra, lavorando con metodo certosino, inesausta pazienza, intelligente approccio ai singoli così come al collettivo. Come un abile artista, ha preso materia informe e l’ha plasmata mirabilmente, infondendogli pregio, sostanza, identità. Questo gruppo ha un’anima ed essa è il risultato di un lavoro quotidiano di tenace, ripetuto insegnamento tecnico, tattico, mentale. Da appassionato maestro, Alessandrini ha giornalmente dispensato al gruppo lezioni di calcio. L’ha fatto a modo suo, senza spocchia, a voce bassa, privilegiando il dialogo anche franco agli ordini gridati, il confronto rispettoso alle imposizioni gerarchiche. Ora può godersi, con la modestia ed il senso dell’understatement che gli si addicono, gli effetti di un approccio che ha partorito un undici simile in tutto e per tutto a chi lo guida, sulla scorta di una simbiosi perfetta. E per un allenatore vedere che chi gioca esprime la sua filosofia del football deve essere davvero il massimo della gratificazione. Soddisfatto, certo, ma non ancora appagato tuttavia il nostro. Chè da saggio comandante sa che nuove, decisive sfide si profilano all’orizzonte. Avanti allora con la barra al vento e a tutto velame. A caccia di altra gloria. Laggiù, dove finisce il mare e comincia il sogno.

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