Pesaro e Urbino, 1.000 impiegati e 3.000 operai: ecco come hanno assunto le imprese nel 2014

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23 dicembre 2014

Moreno Bordoni

Moreno Bordoni

PESARO – Un secondo posto nella poco invidiabile classifica della perdita di posti di lavoro nelle Marche. Dopo Ancona a quota 2.550, la provincia di Pesaro e Urbino registra infatti un saldo significativo di – 1.730 di fuoriusciti dal mondo della piccola e media impresa. A fronte di tanti che perdono il posto di lavoro, fortunatamente ci sono anche quelli che lo trovano. Nel 2.014 sono stati esattamente 4.040 mentre quelli che sono fuoriusciti (per crisi, licenziamenti, prepensionamenti, etc.) sulla base dei dati UnionCamere sono 5.760. Il saldo dunque riporta la quota a 1.730 per Pesaro e provincia. Nel quadro delle assunzioni, circa 1.000 sono state nel settore impiegatizio mentre 3.040 sono i posti creati tra operai e personale non qualificato. La fotografia delle forme contrattuali nel mondo della piccola e media impresa in provincia di Pesaro e Urbino nel 2014 – secondo i dati elaborati dalla CNA – è la seguente: 610 sono stati di contratti a tempo indeterminato; 190 quelli di apprendistato e 50 quelli a chiamata. Le forme di contratti a tempo determinato finalizzati sono stati 500; per sostituzioni (maternità, aspettative, etc.), sono stati 290. Per picco di attività sono stati 570 mentre per stagionalità 1.810.

“Registriamo ancora un saldo negativo tra assunzioni e perdita di posti di lavoro – dice Moreno Bordoni, segretario provinciale della CNA – tuttavia registriamo con soddisfazione una lieve inversione di tendenza. Ovvero le assunzioni, rispetto allo scorso anno, sono aumentate di circa il 10%. Un dato che di per sé non significa nulla, ma che rappresenta una speranza, un ritorno – seppur lento – verso una ripresa. Merito delle esportazioni, merito di una accresciuta competitività dei prodotti, merito anche delle reti tra imprese che stanno cominciando a dare i primi frutti concreti”. Per il segretario della CNA siamo ancora in una situazione difficile, “ma possiamo e dobbiamo farcela investendo ancor di più nei settori meno pesanti, dando impulso alle nuove attività, concedendo loro linee di credito”. Il dato relativo alle Marche del resto conferma la linea pesarese. Nella regione in 15.990  hanno trovato un posto di lavoro dipendente nelle imprese. Ad effettuare assunzioni il 13,5 per cento delle aziende, con punte del 40,1 per cento nelle società di public utilities, del 27,1 per cento nei servizi finanziari e assicurativi, del 28,9 per cento fra le imprese innovatrici  e del 24,2 per cento fra le imprese esportatrici.

Ma chi hanno assunto nel 2014 gli imprenditori? Soprattutto chi conoscono (54,4 per cento) o quelli i cui curricula sono presenti nelle banche dati interne aziendali (26,7 per cento). Il 9,4 per cento delle imprese ha assunto sulla base delle segnalazioni di conoscenti e fornitori. Una cosa è certa. L’occupazione dei giovani non passa per i Centri per l’Impiego. Solo il 2,9 per cento ha dichiarato di utilizzarli per la selezione del personale mentre il 2,2 per cento ha sostenuto di rivolgersi alle società interinali.

Le professioni più richieste? Camerieri, commessi, addetti alle pulizie, baristi, cuochi, operai, contabili, autisti, facchini, muratori.

Nella maggior parte dei casi, i nuovi posti di lavoro non garantiranno ai neoassunti una sistemazione per la vita. Solo il 16,2 per cento dei nuovi contratti è a tempo indeterminato e il 26,9 per cento di questi è part time. Per il 55,5 per cento dei casi le imprese si sono rivolte a lavoratori con una precedente esperienza, l’8,9 per cento ha avuto difficoltà a reperire le professionalità richieste e l’11 per cento si è rivolto a personale immigrato.

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