Da interprete della Scavolini Basket a primo ministro albanese: Edi Rama accoglie Matteo Renzi e dimentica di essere (stato) socialista

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31 dicembre 2014

PESARO – Una volta faceva il traduttore, l’interprete, oggi sembra un… traditore. Edi Rama, attuale primo ministro albanese che, ricevendo Matteo Renzi, ha invitato gli imprenditori italiani ad andare in Albania “perché da noi le tasse sono al 15 per cento e non ci sono sindacati”. Renzi non ha battuto ciglio e, anzi, si è detto il primo sponsor per l’entrata dell’Albania nell’Unione Europea. Mancava aggiungesse: ovviamente senza i sindacati.

Edi Rama e Matteo Renzi a Tirana (dalla pagina Facebook di Rama)

Edi Rama e Matteo Renzi a Tirana (dalla pagina Facebook di Rama)

Dopo l’elezione di Ferdinando Minucci alla presidenza di Legabasket, mi ero ripromesso di non scrivere più di pallacanestro. Ho tradito la promessa in una sola occasione: lo scorso 22 ottobre, quando Dražen Petrović avrebbe compiuto 50 anni se un maledetto incidente non l’avesse strappato alla famiglia, al caro fratello Aleksandar, a tutti noi che amavamo il basket.

La tradisco di nuovo oggi, anche se il basket non è il tema dell’articolo, ma un pretesto per parlare di Edi Rama.

Ho conosciuto Edi Rama 26 anni fa, il 3 novembre 1988, quando la Scavolini giocò a Tirana la sua storica prima partita in Coppa dei Campioni.

Di Edi ho scritto nel libro “Dietro i canestri”, pubblicato nel 2010 per i tipi di Minerva Edizioni.

Il 3 novembre 1988 un piccolo charter entra nello spazio aereo albanese, attraversando l’Adriatico. La mattina è serena, voliamo a bassa quota. Le prime immagini apparse ai nostri occhi ci sbalordiscono. Un territorio cosparso di casematte, piccoli bunker in cemento armato, quasi che l’Albania comunista preveda un’imminente invasione nemica. Impressione avvalorata all’atterraggio. In pista numerosi soldati armati. L’aeroporto somiglia alle piccole stazioni ferroviarie della tratta dismessa Fano – Fossombrone – Fermignano – Urbino. Un retaggio dell’occupazione fascista. Lunghi i discorsi di benvenuto. Una sorta di protocollo ufficiale. Abbracci a Valerio Bianchini, famoso in Albania dai tempi del Banco di Roma, e un regalo di Edi Rama, l’interprete: un quadro che ritrae il Vate. Durante il lento spostamento verso la capitale, attraversando un paesaggio agreste, notiamo uomini sdraiati lungo le scarpate della strada e donne che lavorano i campi, una gran quantità di soldati e ancora casematte. Pranzo all’hotel Tirana. Un convivio infinito… pare un banchetto di nozze. Alla fine, si raggiungono le camere per riposare. Io, Franco Mancuso, Ezio Giroli e Silvano Clappis cerchiamo la rivendita di cartoline e francobolli. Niente auto in transito. Camminiamo in mezzo alla strada. Nel tragitto dall’aeroporto, incrociamo solo una motocicletta militare e un paio di Mercedes con targa diplomatica delle ambasciate. Sotto i colpi di Gorbaciov il comunismo sta per crollare, ma in Albania celebrano Lenin e Stalin. Le imponenti statue dedicate ai due piantonano la via principale di Tirana.

La partita nel vecchio palazzetto dello sport, vinta 84-72, è storica per la V.L., che regala al Partizani scarpe, calze e quanto è possibile. Il pubblico batte le mani. La radiocronaca è realizzata con il telefono dell’albergo, isolato un paio d’ore, per l’irritazione dei reporter sportivi svedesi impegnati con la Nazionale di calcio. Torniamo subito a casa. All’aeroporto, ulteriori discorsi, ringraziamenti, saluti: negli occhi leggiamo il desiderio di partire con noi. Un’anticipazione dell’esodo di massa che interessa gli albanesi. Il corso degli eventi volge rapido. A Pesaro approdano giocatori e spettatori. Aveva due anni e cinque mesi e forse non era al palasport quel pomeriggio, ma è bello che Andrea Gjinaj, nato a Tirana nel maggio 1986, ala di due metri e cinque di altezza, vesta – da italiano – la maglia della Scavolini Gruppo Spar. Sua sorella Emi è ala-pivot dell’Olimpia. Spiro Leka, sette volte campione di Albania, giunge nel 1991 e qui costruisce una carriera in panchina.

Fugge a Parigi il nostro giovane amico Edi Rama che ha ventiquattro anni nel 1988. Di più quando è accolto nella capitale francese, sempre benigna con artisti ed esuli. Edi sogna un futuro diverso, ma gli accadimenti lo richiamano in patria. E’ socialista, strenuo oppositore del primo ministro Sali Berisha. Le sue opere esposte alla Biennale di Venezia. A Tirana è preside dell’Accademia di Belle Arti. Sconfitto Berisha, Fatos Nano, fresco premier, chiede a Rama di entrare nel governo. Nel 2000 Edi è candidato indipendente alla carica di sindaco della capitale in cui vive un terzo degli albanesi. La sua amministrazione è attenta al territorio urbano. I palazzi ridipinti, abbattute le case abusive lungo il fiume. Con il contributo dell’ONU, le sostituisce con migliaia di alberi e giardini pubblici. Una scelta rischiosa per la sua incolumità, ma nel 2004 Edi Rama riceve il World Mayor Award, il premio al “sindaco dell’anno”. Rieletto alla guida dell’amministrazione comunale per nove anni, nel giugno 2009 è capofila dei socialisti nelle elezioni politiche perse per poche migliaia di voti. Il vincitore, il solito Berisha, non ottiene la maggioranza assoluta. Durante il mandato, Edi Rama non dimentica Bianchini. Tramite Pierluigi Marzorati rintraccia Valerio e lo vuole a Tirana. Ospite per quattro giorni con la moglie Marina, Bianchini stenta a riconoscere la capitale migliorata grazie al sindaco-pittore.

Oggi stentiamo a riconoscere quel giovane pittore che parlava stupendamente italiano, quell’Edi Rama che per la destra albanese e per quella italiana sarebbe addirittura comunista e invece esulta perché nel suo paese non ci sono sindacati e imprenditori italiani danno lavoro a 300 euro al mese, togliendolo agli italiani.

“E’ la politica bellezza” ha commentato un personaggio che quel giorno era a Tirana. Sarà così, però che magone pensando a chi era allora e chi è oggi Edi Rama.

Un’unica amara consolazione, se può servire: anche Renzi e il PD dicono di essere democratici e di sinistra.

Un commento to “Da interprete della Scavolini Basket a primo ministro albanese: Edi Rama accoglie Matteo Renzi e dimentica di essere (stato) socialista”

  1. federico scrive:

    caro Murgia leggo una certa tua nostalgia per i tempi del comunismo. Ormai in ogni latitudine del pianeta la politica di riformista laburista o di sinistra (come si dice in italia) è questa …per fortuna.

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