Rossini ameno, un altro sonetto in dialetto pesarese

di 

6 gennaio 2015

Rossini Ameno

Rossini Ameno

ROSSINI AMENO

Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci
Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli

Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”.  Eccoci all’ottavo sonetto:

Sonetto VIII

‘Na sera ma Rossini i l’ha obblighed
a sté a sentì n’esibizion de cant
sa ‘na “soprano” ch’la se deva  ‘l vant
da cantè cum nisciun avria canted.

(Una sera a Rossini l’hanno obbligato / a stare a sentire un’esibizione di canto / con una “soprano” che si dava il vanto / di cantare come nessuno avrebbe cantato).

Dop d’avé ‘na romanza assassined
dal maestre la và tutta tremant …
… sa un po’ d’falsa modestia … titubant,
aspettand el parer desidered,

(Dopo aver una romanza assassinato / va dal maestro tutta tremante … / …con un po’ di falsa modestia … titubante, / aspettando il parere desiderato,)

e i dic, d’un compliment più che sigura,
Scusate … non so dir … ma questa sera
ho avuta di voi tanta paura.
(e gli dice, di un complimento più che sicura, / … .)

I rispond sa l’arguzia sua sincera
il Maestre, facend la faccia scura:

  • Ed io no? … è serata proprio nera!

(Le risponde con sottigliezza sua sincera / il Maestro, facendo la faccia scura / … !)

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