Teoria del tutto, la recensione. Ecco vincere un biglietto omaggio e un dvd

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18 gennaio 2015

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La recensione: LA TEORIA DEL TUTTO

Stephen Hawking è un promettente studente di cosmologia affascinato dall’idea di trovare una lineare spiegazione scientifica all’esistenza dell’universo. Ragazzo come tanti nel pieno dei suoi anni universitari e di sete di vita, Stephen troverà il suo compimento amoroso quando incontrerà Jane Wilde. La ragazza, brillante studentessa di lettere, lo folgorerà infatti non solo con la sua dolce, angelica bellezza ma soprattutto attraverso l’acume, e quella capacità di tenergli testa anche di fronte ai suoi intricati ragionamenti sull’universo e sulle sue evoluzioni. Sospinti da un romanticismo quasi fiabesco, i due giovani diventeranno subito una cosa sola in un suggello amoroso che apparirà ai loro innocenti occhi come eterno. Ma il destino è pronto ad affidare a entrambi una delle sfide più intense che la vita possa riservare all’uomo.

 

Teoria del tutto

Teoria del tutto

Di lì a poco a Stephen verrà infatti diagnosticata la patologia del motoneurone, una malattia degenerativa che lo porterà in breve tempo a perdere la funzionalità dei muscoli volontari, compromettendo prima il movimento fisico e poi gradualmente perfino la possibilità di parlare. La stima di vita è di soli due anni. Una sfida che come nelle parole del padre del giovane si preannuncia sin da subito quale una “dura sconfitta”, ma che la determinata Jane deciderà comunque di sostenere, in virtù di un sentimento amoroso che appare irrinunciabile. Resteranno dunque uniti ad affrontare il loro intenso e difficile futuro, concretizzato nella bellezza di quel nucleo famigliare in crescita e nelle sfide imposte dal graduale peggioramento delle condizioni fisiche di Stephen, sempre più limitato nella sua capacità di muoversi e condurre una vita indipendente. Eppure, nonostante il suo vivere quotidiano si mostrerà sempre più difficile, quasi insostenibile, la determinazione di Hawking resterà immutata mentre la sua battaglia per la vita sarà sempre alimentata dalla grandissima forza insita nell’obbiettivo che si è prefissato, ovvero determinare le leggi che regolano l’universo con una semplice, elegante equazione. Una carriera tutta in divenire che lo porterà a definire numerosissime teorie tra cui appunto quella Teoria del tutto dal quale prende il titolo il film, e che gli porterà numerosissimi riconoscimenti e lo consacrerà infine come uno dei più grandi scienziati e astrofisici del nostro tempo.

Film basato sul romanzo autobiografico e sulle memorie di Jane Hawking “Travelling to Infinity: My Life with Stephen”, La teoria del tutto di James Marsh, racconta le vicende di Stephen Hawking a partire dal 1963 e lungo tutto il percorso di quella che sarà una doppia, complessa storia d’amore per la prima moglie Jane e per l’astrofisica. Opera che scegliendo una prospettiva sentimentale mette in scena tutto il pathos, il dolore ma anche la bellezza di una storia straordinaria che mette in luce la capacità umana di combattere battaglie apparentemente insostenibili. Nella dicotomia di un uomo che da un lato regredisce fisicamente quasi allo stato di vegetale e dall’altro mantiene e coltiva delle capacità intellettive decisamente fuori dal comune, ci sono racchiuse infatti tutta la bellezza e la resistenza endemica di una forza umana spinta verso e oltre i propri limiti. Una immobilità fisica che si confronta e scontra con una straordinaria dinamicità cerebrale mentre, parallelamente, c’è poi anche l’amore, quell’amore che spesso promette di essere per sempre anche di fronte alle difficoltà più estreme ma che poi si smarrisce, sopraffatto da impellenze e necessità più umane, materiali, che riallineano la vita dell’uomo alla sua natura estemporanea e mortale. James Marsh fa di questa parabola necessariamente toccante un lavoro canonico ma in fondo non banale, che si lascia avvolgere dall’emozione delle vicende senza farsi sopraffare da un sentimentalismo ricattatorio e fine a sé stesso. La volontà di commuovere lo spettatore è lampante ma è comunque subordinata alla voglia di raccontare una storia extra-ordinaria nella sua capacità di emozionare. Impossibile, infatti, non commuoversi di fronte a una parabola che fonde una stoica lotta per la vita a una mirabile passione per la comprensione di ciò che governa l’esistenza del mondo di cui siamo ospiti temporanei. Si tratta infine dell’immagine fiera e sincera della vita e dell’amore, entrambi capaci di superare ma anche arenarsi di fronte ai limiti imposti dalla fragilità della condizione umana.

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