“Per l’Alma è quasi una vittoria… anche perché ha giocato pure contro l’arbitro”

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19 gennaio 2015

Tifosi Fano

Tifosi Fano

Sandro Candelora

FANO – Da quando seguiamo il calcio (praticamente una vita intera) non abbiamo mai criticato l’operato degli arbitri. Perché sappiamo che il direttore di gara, umano e dunque soggetto agli errori come chiunque, a conti fatti fra i ventitré in campo è quello che ha le maggiori responsabilità, foriere di molti oneri a fronte solo di insulti e pernacchie. Crediamo che una buona giacchetta nera sia quella che si vede poco, lasciando giocare le squadre, rispettando lo spirito dello sport ed applicando il regolamento con scrupolo unito a sano buon senso.

Già, il regolamento. Qualcuno ci deve spiegare che fine ha fatto il sacro criterio della volontarietà dei falli (o presunti tali) e come venga interpretato l’evento casuale, il caso fortuito, in sostanza la semplice accidentalità che è padrona assoluta del football. La domanda è d’obbligo (e va posta a chi scrive le regole piuttosto che ai meri esecutori, sempre più confusi e parimenti mediocri) alla luce di quanto si è visto al “Mancini” nel big match. Forse qualcuno ha dimenticato che un calciatore è normalmente dotato anche di arti superiori e se ogni tocco di mano equivale ad un penalty, beh lo si dica così prima della partita si provvederà a far legare le braccia dietro alla schiena o meglio ancora ad amputarle.

La lunga premessa è necessaria dal momento che il buon De Remigis da Teramo ha voluto giocare anche lui, risultando il terzo protagonista insieme alle due ottime squadre viste in campo. Lo ha fatto esibendo una fiscalità assoluta ma tutta a senso unico e facendosi beffe della gestione intelligente dei singoli episodi. Ci vuole coraggio per assegnare il primo rigore (inesistente), incoscienza pura per fischiare il secondo (assai discutibile, alla luce di quanto sopra), stupidità per espellere Giulietti dalla panca,  misera mentalità notarile per decretare il secondo giallo a Lunardini e, pensiamo, anche voglia di vendetta per allontanare Gucci a incontro terminato. Nonostante tutto ciò, pur giocando praticamente in dodici, la Maceratese (fior di squadra, beninteso) non ha vinto e, per come si era messa, per l’Alma (non inferiore in nulla alla capolista) è quasi una vittoria.

Un successo dei biancorossi avrebbe praticamente ucciso il campionato, con buona pace dei granata e di tutte le inseguitrici. Il pareggio lascia invece tutto invariato e i giochi, come sempre, si faranno in primavera. Sarà importante arrivarci restando nel gruppetto delle migliori e con la consapevolezza che l’impresa si può fare. Lo dicono la tenacia, il cuore e le qualità di questo gruppo, che nella circostanza e senza far torto a nessuno ha messo sugli scudi lo spiritato e ipnotico Ginestra, l’arrembante Clemente, l’olimpico Fatica, l’immenso Borrelli, che ha giocato a tutto campo come solo Cruyff sapeva fare. Lo accredita anche il formidabile sostegno della gente accorsa allo stadio, ammirevole per numero e calore (questo sa dare Fano, ne tenga conto patron Gabellini in ottica Lega Pro e non abbia paura di pensare in grande). Con tali armi ce n’è davvero per pochi, forse per nessuno. Coraggio, dunque, comincia una nuova battaglia…

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