In punta di pen(n)a. Poesie dal carcere, si presenta il libro di detenuti e detenute a Villa Fastiggi

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20 gennaio 2015

PESARO – Giovedì 22 presentazione del volume scritto da alcuni detenuti e detenute a Villa Fastiggi. Poesie dal carcere, nasce il libro “Pen(n)a di poeti”. E’ il frutto di un corso di scrittura creativa curato dall’associazione culturale “L’Officina” Tutto si può affidare alla parola. In questo caso alla parola scritta, alle poesie, come ha fatto un gruppo di detenute e detenuti del carcere di Villa Fastiggi e raccolte in un libro dal titolo “Pen(n)a di poeti”.

La copertina

La copertina

Il volume è il risultato finale di un corso di scrittura creativa curato dall’associazione culturale “L’Officina” Onlus che, attraverso numerose iniziative culturali, si occupa del benessere delle persone in condizioni di disagio.

La realizzazione del libro che l’Officina ha provveduto a stampare rientra nei progetti finanziati dalla Regione attraverso l’Ambito Territoriale Sociale n.1 coordinato da Roberto Drago.

Giovedì 22 gennaio, alle 10.30 e alle 14.30, la raccolta di poesie “Pen(n)a di poeti” verrà presentata alla Casa Circondariale di Villa Fastiggi (accesso solo previa autorizzazione).

ll libro è impreziosito dalla prefazione del poeta americano Jack Hirschman che, dopo aver letto le liriche dei detenuti, ha voluto dare un contributo scrivendone appunto, la prefazione. “In ogni poesia di questo libro, troverete un elemento della lotta per la libertà, perché che cos’altro, se non un cuore fisicamente imprigionato, può percepire la vera essenza di ciò che rappresenta un raggio di luna comparato al viaggio attraverso la notte della propria anima?
Ci sono molte essenze svelate in questo libro. Il lettore frequenterà la scuola del cuore, dove l’unica lezione è la ricezione in sé” scrive Hirschman.

All’interno anche le fotografie di Umberto Dolcini e una nota introduttiva degli studenti della V A dell’Istituto Bramante di Pesaro.

La scrittura è veicolo di espressione e di liberazione – spiega Mario Casabona dell’Associazione L’Officina -. L’essenzialità della forma poetica ha tolto ogni velo d’ipocrisia, ogni paravento alla piena espressione di ognuno, mettendone a nudo i pensieri più intimi e reconditi; e in questo nessuno degli autori di questo libro ha mostrato ritrosie o pudori. E’ stato con questo spirito che abbiamo affrontato, insieme, il dolore, la nostalgia, la rabbia, la desolazione, la disperazione; ma anche la gioia, gli affetti, l’accostamento al divino secondo lo spirito di ciascuno, il coraggio, tutti aspetti che segnano, quasi come punti sulla cartina storica, umana e caratteriale del nostro essere, la diversità di ognuno di noi. Lo stare insieme in un confronto costante d’idee, e l’altro grande filo conduttore della nostra esperienza insieme – appunto – è stata proprio la diversità, intesa come multiculturalità, come espressione delle diverse anime che popolano un posto che non è altro dalla società, ma ne fa parte”.

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