Rossini Ameno, ecco un altro sonetto in dialetto pesarese tradotto

di 

22 gennaio 2015

Rossini Ameno

Rossini Ameno

ROSSINI AMENO
Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci
Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli

Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”. Ecco il decimo sonetto:

Sonetto X

Un giorne che Rossini el se troveva
sa un amich, chi cammineva d’fianch
de colp … cò sarà mei … el vèn a manch
i se piegheva ‘l gamb … en cammineva.

(Un giorno che Rossini si trovava / con un amico, che gli camminava a fianco / di colpo … cosa sarà mai … sta per svenire / gli si piegavano le gambe … non camminava.)

L’aveva vist un maestre ch’l’ariveva. (1)
– Come state Rossini?
– Sono stanco
le gambe non mi reggon … spesso manco
(e giò ‘na sfilza d’mel che lo enn’aveva)

(Aveva visto un maestro che arrivava. (1) / Come state Rossini? / Sono stanco / le gambe non mi reggono … spesso svengo / (e giù una sfilza di mali che lui non aveva)

Cl’atre i fa i su auguri e mestament
e ma l’amic, sorpres, fa sorrident,
el va via. Rossini el torna a viva.

(Quell’altro gli fa i suoi auguri e mestamente / e all’amico, sorpreso, dice sorridente, / e va via. Rossini torna a vivere.)

– A jò fint de stè mel parchè la gent
la me piec ch’la sia allegra … più giuliva
e adess, t’ved, quel mal’è l’è più content.

  1. Meyerbeer

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