La “guerra” delle nostre badanti ucraine

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23 gennaio 2015

PESARO – Monsignor Perego, direttore della Fondazione Migrantes, ha ricordato che: “L’Ucraina oggi regala all’Italia oltre 200.000 donne emigrate che spesso ritroviamo lavoratrici nelle nostre case, fabbriche e alberghi, ma che portano con sé e tra noi anche una fede e una speranza orientale, una cultura e tradizioni spesso non riconosciute”. Quante sono quelle di Pesaro? Sicuramente qualche centinaia. Tempo fa ho cercato, inutilmente, in un dizionario della lingua italiana Devoto-Oli del 1990 la parola “badante”. Su di uno più recente avrei letto: persona addetta per professione alla sorveglianza e alla cura di anziani e disabili. Conosciamo queste donne ucraine per la loro religiosità e per l’amorevolezza e dedizione nei confronti dei nostri anziani ma sono anche forti e combattive. Anche da Pesaro combattono a fianco dei loro uomini e delle loro famiglie in patria. Ho incontrato una di queste che chiamerò con il nome di fantasia “Olga Marìka” mi ha detto: “Ucraina vincerà perché Dio è con noi”. L’ho incontrata in un supermercato della nostra città dove stava acquistando generi alimentari, fra cui chili e chili di pasta, che avrebbe spedito sul fronte di Donetsk. Mi ha raccontato che la maggior parte del suo stipendio lo invia ai propri famigliari in Ucraina. Così fanno quasi tutte le sue amiche. Suo figlio maggiore, due mesi fa, è saltato in aria col suo camioncino dotato di mitragliatrice, colpito da un “missile” nemico. Secondo Olga Marìka, è stato salvato da Dio; ora è convalescente e forse verrà congedato. Quello che più mi ha impressionato nei suoi racconti è l’estrema fede in Dio, un Dio che è a fianco del popolo Ucraino. Anche il Presidente russo Putin usa termini che ricordano la fede religiosa; per lui della “Sacra Crimea” non si dovrebbe più discutere. Ucraini e russi hanno la stessa fede e la stessa radice di fraternità; lo sappiamo bene noi italiani per tante storie narrate dai nostri reduci durante il secondo conflitto mondiale. Eppure scendono in armi tra loro e invocano lo stesso Dio, padre di tutti. E’ successo anche per noi cattolici durante la prima guerra mondiale quando colonnelli e cappellani dicevano ai nostri soldati pressappoco così: il nemico calpesta il sacro suolo a noi appartenente, e noi contribuiremo con tutte le nostre forze a cacciarlo al di là dei confini. Dall’altra parte, in Austria, c’erano sicuramente altri colonnelli e cappellani cattolici che invitavano i loro soldati ad implorare Dio per distruggere noi. La storia si ripete. Qualcuno rimpiange il periodo della “guerra fredda” fra russi e americani. Qualcun altro, disorientato dalle attuali guerre di religione e dal terrorismo, pensa: Papa Francesco, pensaci tu!

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