Domenicucci, presidente Anmic: «Prenotare una visita fisiatrica è quasi impossibile»

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26 gennaio 2015

“BASTA non vogliamo più essere presi in giro, sia come invalidi che come cittadini da politici inetti ed incapaci che dichiarano che la nostra regione ha una Sanità di eccellenza”.

Liste d’attesa ed aumento dei ticket per effetto dei ritocchi contenuti nel nuovo tariffario regionale per le prestazioni clinico-diagnostiche: sono i due temi sui quali si concentra la mai denucia, Massimo Domenicucci nella doppia veste di presidente regionale e componente il comitato provinciale dell’Associazione nazionale Mutilati e Invalidi (Anmic).

“NelleMarche – scrive Domenicucci – nonpassagiornocheiverticiregionaliparlinodisanitàd’eccellenzamaeccellenzanonsignificasololavoraresull’aspettoeconomico,maanchedarerisposteappropriateeneitempigiustialladomandachevienepostadallapopolazione.Idisservizisegnalatinelleultimesettimane,inparticolarenelsettoredellariabilitazione,cidiconochenelsistemasanitariomarchigianoaccadespessoilcontrario.Adesempio,prenotareunavisitafisiatricaaPesaroèdiventataun’odissea.IlCupnonprendeappuntamentiperquestogenerediprestazionierimandaadun’utenzatelefonica,chefariferimentoalnumero0721/424.291,dovenonrispondequasimainessuno,perchédopoitaglidegliultimiannimancailpersonale.IlpazienteècostrettoarecarsipersonalmenteinviaRedipuglia.Sehalafortunaditrovarel’addettoallosportelloregistralaprenotazione,mapoideveandarealDistrettooinqualsiasialtracassadellaZona1perpagare.Immaginatepoiconquantedifficoltàpossaaffrontarequestoiterunapersonaaffettadadisabilitàmotoria”.

Domenicucci continua: “L’associazione ha segnalato questa situazione, e va detto che medici e paramedici si fanno in quattro per bilanciare i disservizi. Ma le difficoltà rimangono. I tempi di attesa sono un problema che riguarda tutti, non solo i disabili, ma ricordo che predisporre in tempi ragionevoli un piano di riabilitazione, soprattutto per alcune patologie come l’ictus, significa poter recuperare importanti funzioni motorie e cognitive. Ma se è impossibile prendere il primo appuntamento, e si inizia tardi, si mette a rischio l’autonomia del paziente. Per risolvere la situazione basterebbe rispettare le norme. Pochi lo sanno, ma la normativa sanitario in vigore prevede che i professionisti debbano garantire gli stessi tempi di attesa nell’attività istituzionale e in quella privata. Ma non è così, per un’ecografia con il servizio pubblico bisogna aspettare sette mesi; se vai privatamente la puoi fare anche domani. E questa sarebbe la sanità d’eccellenza?». Ci sono si gli studi privati convenzionati… Ma questa è un’altra situazione folle che si è accentuata con l’introduzione del nuovo Tariffario regionale. Accade questo: nel pubblico, oltre al ticket si paga la quota fissa di 10 euro. Nel privato spesso l’esame, o la visita, costa quanto il ticket e lo posso fare senza code. Qualcuno ci dovrebbe spiegare perchè la sanità privata adesso costa meno ed è erogata in tempi più rapidi di quella pubblica. Cosa sta succedendo?”.

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