TEATRO, al Rossini un Decamerone che con Stefano Accorsi va oltre: “Madonne e messeri ricordatevi di amare”

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31 gennaio 2015

PESARO – L’aspettativa era comprensibilmente elevata e la curiosità di scoprire le doti artistiche di Stefano Accorsi live (un David di Donatello in curriculum) non era da meno. Così il teatro Rossini di Pesaro ha salutato, con il tutto esaurito, il Decamerone vizi, virtù, passioni, per la regia di Marco Baliani con Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu e Naike Silipo. Ciascuno di noi, scuola facendo, si è costruito un immaginario tutto personale sulle cento novelle del Boccaccio. Ok allora, resettate la vostra memoria e godetevi appieno uno spettacolo costruito su sette racconti ricchi di spunti e guizzi pungenti attualizzati al terzo millennio. Chiudete gli occhi e raffrontate la peste nera del Trecento a una società, la nostra, dove la corruzione la fa da padrona mentre l’aria è appestata dai mille vizi e dalle poche virtù che la governano. In questo modo afferrerete il senso dell’atto unico andato in scena ieri sera in replica per l’intero week end.

Il cast

Il cast

E capirete quanto siano essenziali le storie che ci aiutano a evadere la quotidianità. Perché la fantasia è importante quanto, se non di più, della realtà stessa anche perché – come ha scritto qualcuno – è proprio la fantasia a trarre spunto dalla vita vera. E noi, tutti noi che siamo cresciuti o invecchiati, sentiamo il bisogno che ci raccontino delle fiabe perché il bambino che c’è ancora in noi dorma sereno. Che siano novelle scabrose, grottesche o semplicemente delle pochades non importa. Quello che conta è che riescano ad allontanare dai nostri pensieri le brutture e le angosce che ci attanagliano.

Questo è lo scopo del maestro narratore, Accorsi, nei panni di Boccaccio e interprete acclamatissimo a scena aperta di ciascuna delle sette brevi vicende che s’intrecciano tenendo fede al filo conduttore che parte in premessa, dal leggio e dalla voce del primattore. E’ lui a rivolgersi alla platea, a “voi tutti messeri” ammonendo a non peccare d’avarizia, di superbia e soprattutto di malaffare e tenendo, al contrario, ben alto il vessillo dell’onestà ma, in prima istanza, dell’amore L’amore, appunto, la passione, il possesso di chi schiavizza la propria “madonna” senza accorgersi che è lei a guidare il gioco con la furbizia che appartiene alla “femminea stirpe” maestra dell’inganno nei confronti del marito o padre padrone che sia. E’ la sposa, la suora, la donna che tiene salde le redini del “palafreno” cioè di un uomo che viene sistematicamente coglionato da se stesso, dalla sua sicumera prima ancora che dalla sua compagna di vita e di letto. E le storie si snodano piacevolmente snocciolando, tra le righe e le battute dei teatranti, massime di vita, di comportamento, affanni, delusioni, derisioni gelosie e inganni in un vero e proprio crescendo di battute.

Geniale la scenografia rappresentata da un carrozzone che di volta in volta diventa casolare, alcova, convento, camera da letto con porte che si aprono e si schiudono per diventare una sorta di sipario nel sipario o più banalmente letti e barelle. Il resto rispetta lo spirito boccaccesco pur lasciandosi degli spiragli che occhieggiano alla società di ieri del tutto simile a quella di oggi. Così il truffatore che si finge dapprima imbonitore e successivamente addirittura arcangelo oppure mutandolo, incarna i nostri personaggi reali che s’inventano a seconda dei ruoli e delle situazioni per ingannare il popolo, meglio, la povera gente, che alla fine è costretta a pagare come da copione (non quello teatrale, ndr). Dunque non rimane che il riscatto, sottolinea il narratore, che alberga in ciascuno di noi e dipende da ognuno. In verità il messaggio qualche volta tende a perdersi nei meandri dello spettacolo che non vuole, crediamo, avere quello spessore che appesantirebbe il clima della commedia frizzante. Il linguaggio è forbito, accattivante e comprensibile. Convincono un po’ meno i dialoghi in vernacolo siculo o emiliano ma la perfezione, si sa, non è una virtù che si adatta a tutti gli attori. In ogni caso il cast, nel suo insieme, appare affiatato e la prova è convincente, senza sbavature, tanto più se si tiene presente che il rodaggio del Decamerone ha alle spalle meno di due mesi dalla prima di Firenze. Onore al merito alla sapiente regia di Baliani e, manco a dirlo, alla naturalezza e alla professionalità di un Accorsi che non fa rimpiangere la sua performance di Radiofreccia. Intelligente, si diceva la scenografia, così come la scelta di un autore intramontabile, quel Boccaccio che sa blandire il lettore e riesce a fargli sopire i pensieri più tristi. Funzionava settecento anni fa e, potete giurarci, funzionerà almeno per altri sette secoli.

*Da oggi Dario Delle Noci entra a far parte della famiglia di www.pu24.it. Dario Delle Noci scrive praticamente da sempre. Ha iniziato in età scolare cimentandosi in concorsi a premi organizzati per studenti. Uno per tutti quello storico del Calzaturificio di Varese in cui ottenne un discreto piazzamento aggiudicandosi un viaggio premio. Confortato dal relativo successo iniziò la collaborazione al primo vero foglio di carta stampata (Pesaro Notizie) per proseguire con l’Ufficio Stampa del Gad (Gruppi d’arte drammatica) e alcune testate locali Carlino, Corriere Adriatico e Il Marchigiano un settimanale che, negli anni ’70, veleggiava in ambito politico. Successivamente, in parallelo al suo ruolo di docente, iniziò la sua collaborazione come freelance a Stereo Pesaro 103 la prima emittente locale cittadina dove ricoprì il ruolo di redattore capo del radiogiornale locale e di “voce ufficiale” sia della pubblicità sia della conduzione musicale. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti da oltre trent’anni, non ha mai smesso di sbatteccare dall’epoca dell’Olivetti Lettera 32 al pc (non il partito…il computer). Un backround simile rivela che Delle Noci (Roy in etere) non è più un ragazzo anche se lo è inside come si dice. Nel 2013 ha pubblicato un libercolo dal titolo “Un cittadino al di sotto di ogni sospetto” in cui, con l’ironia e soprattutto con l’autoironia che lo contraddistingue, ha tracciato uno spaccato sulla Giustizia nella nostra città veicolandone aspetti e lacune grotteschi attraverso tre emblematiche disavventure personali. La stampa locale ha recensito la pubblicazione in maniera entusiastica. Qualora voleste saperne di più basterà clicchiate questo link

https://www.facebook.com/pages/Un-cittadino-al-di-sotto-di-ogni-sospetto

Per concludere, Dario Delle Noci (lo si legge nell’ultima di copertina del volumetto) ha un’età che definisce veneranda ma lamenta che nessuno lo venera mai e lui se ne dispiace non poco.

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