Associazione Vallefoglia: “Quella democrazia… ristretta. Tra satrapia e costituzione”

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3 febbraio 2015

Associazione Vallefoglia

 

Premesso che lo Statuto di un Comune e il regolamento del suo Consiglio comunale non cambiano la vita ed il futuro di un cittadino, rappresentano comunque un bel biglietto da visita di una comunità, il suo grado di civiltà, di progresso. Il biglietto da visita che si ricava invece dalla recente approvazione dello statuto del Comune e del regolamento del Consiglio comunale di Vallefoglia è un pessimo biglietto da visita, dove l’indicazione principale risultante è che ci troviamo di fronte ad un Comune un po’ meno democratico, meno partecipato e anche meno aperto. Anche per la democrazia si hanno diverse versioni, chi la vuole solo nominalistica, chi la vuole partecipata, ma è chiaro che nei tempi in cui viviamo serve sempre più trasparenza, serve una comunità il più possibile partecipata nel suo governo.

Lo statuto ed il regolamento del Consiglio comunale sono il tipico “oggetto” di massima condivisione da parte del consiglio comunale ma nel nostro caso non è stato così, e non tragga in inganno l’approvazione di piccoli emendamenti qua e là per far contente le opposizioni. La realtà è che lo statuto ed il regolamento nascono dalla mente unica del sindaco e non da un lavoro di condivisione che ha procedure ben precise e istituzionalizzate. Il prodotto poi lo si presenta 2 giorni prima alla competente commissione consiliare ed il gioco è fatto. L’immagine, a cui noi non siamo comunque sorpresi, è quella di un piccolo “satrapo” e tanti signorsì al proprio fianco. Lo si capisce dai continui “io…., io……., io…….” che il sindaco usa in continuazione. Come ogni “satrapo” non si fida di nessuno, addirittura aumenta a dismisura, sulla base di pareri risibili o meglio ridicoli, la presenza dei consiglieri di maggioranza nelle commissioni (5 contro 2, mentre prima erano 4 contro 2, e prima ancora 3 contro 2) con l’immancabile presenza del sindaco …o forse sarà che così facendo si possono dare più gettoni ai consiglieri di maggioranza?

Il modo giusto di presentare un lavoro condiviso sarebbe stato quello di fare una commissione ad hoc per lo statuto ed il regolamento consigliare con la più ampia rappresentanza e con il compito di redigere questi documenti con un intenso lavoro di gruppo. E invece no, fa tutto il sindaco, presenta la bozza in commissione, breve discussione, i suoi l’approvano e dopo 2 giorni in consiglio dove i suoi riapprovano (e non avevamo dubbi in tal senso) senza colpo ferire.

Da tutta questa vicenda si può trarre una prima conclusione: è importante che tutti i rappresentanti in Consiglio svolgano un ruolo istituzionale prima ancora che politico, ed invece sia il presidente del consiglio comunale sia il presidente della competente commissione consigliare non sono stati assolutamente… non diciamo all’altezza ma nemmeno al pari della situazione. Hanno dimostrato, per quanto laureati, a nostro avviso, la loro “pochezza” pubblica.

Nessuno vieta che il presidente del consiglio sia espressione della maggioranza ma potrebbe almeno svolgere il ruolo di difensore e di garante delle prerogative dei consiglieri comunali siano essi di maggioranza che di opposizione. Invece proprio per limitare la loro attività permette che le commissioni siano convocate appena 2 giorni prima del consiglio in modo tale che non ci sia il tempo necessario per chi lavora (veramente) di potersi dedicare allo studio delle pratiche. Crediamo a questo punto che l’uomo è stato messo lì più per “amicizia” dei cacciatori e fedeltà “al capo” che per reale spessore, un uomo che non fa ombra al sindaco ma che è sicuramente un tipo fedele (di certo dopo essere stato eletto) e che si prende un compenso mensile per, sempre a nostro avviso, manifesta incapacità istituzionale dimostrata. La sua difesa delle prerogative del consiglio si è limitata a spostare di un giorno la commissione perché un consigliere (tra l’altro amico suo) aveva un problema di lavoro. Uno sforzo epico! La presidentessa della commissione non ha capito cosa sia la condivisione e la partecipazione, né la differenza tra il diritto alla presenza in una commissione e l’invito in commissione, tutta concentrata solo a verificare che le e.mail siano state inviate e quindi che l’anima sia salva!! Ma la politica e la democrazia istituzionale sicuramente no. La pratica della partecipazione e della condivisione segue regole precise, non è l’invito come concessione del capo! Ma rientra nella logica della “satrapia”. L’ha detto il capo: lui fa riunioni, assemblee, ascolta tutti – dice lui – e poi fa come gli pare, aggiungiamo noi. La democrazia per funzionare ha bisogno di etica, valori e competenza e poi alla fine anche fedeltà. La satrapia invece ha bisogno di fedeltà. E siccome il capo è uomo di aneddoti, detti popolari, battute e proverbi, gli ricordiamo uno di quelli che ogni tanto ripete: “Bisogna stare attenti…. a volte il popolo quando è chiamato a scegliere fra Barabba e Gesù, sceglie Barabba….”. Ma a Vallefoglia non è arrivato primo lui?  

 

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