Mercato immobiliare, quando si dice la burocrazia…

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5 febbraio 2015

Maurizio Giannotti*

Nel senso letterale il termine burocrazia rappresenta il sistema di organizzazione dell’apparato statale, ai giorni nostri la “burocrazia” è divenuta l’incubo con cui i cittadini si rapportano con gli uffici pubblici quando hanno l’esigenza di richiedere un servizio.

Se questo vale più o meno per tutti i settori di attività gestiti dall’apparato pubblico, nel campo dell’edilizia la questione dello snellimento delle procedure e la loro semplificazione è sempre più un esigenza impellente e quanto mai urgente, se vogliamo essere competitivi e rilanciare il mercato della casa.

Viviamo in Europa, ce lo ricorda di continuo la nostra classe politica, ma non si riesce a capire come mai in altri Paesi europei fra la presentazione di un progetto e l’effettivo inizio dei lavori passano pochissime settimane se non addirittura giorni, mentre in Italia la musica cambia radicalmente, tempi biblici aspettano chi acquista un area, fa il suo mestiere di imprenditore, e il momento in cui può finalmente iniziare la costruzione, con il rischio concreto che fra il tempo dell’acquisto dell’area o dell’immobile e la messa sul mercato del prodotto edilizio è cambiato il mondo intorno e magari le previsioni economiche fatte allora non stanno più in piedi.

La stessa cosa vale per il privato che ha l’esigenza di potersi costruire una propria abitazione o ristrutturare quella che possiede, i tempi di approvazione del progetto e l’effettivo inizio dei lavori sono spesso l’ostacolo più serio per chi vuole addentrarsi nell’avventura di ristrutturare o costruirsi la propria abitazione.

Una miriade di leggi, decreti, circolari, compone la costellazione italiana in materia urbanistica ed edilizia, spesso contraddittorie fra loro.

Fra Regione e Regione, a cui il titolo V della Costituzione ha assegnato la gestione del territorio, vi sono leggi e regolamenti completamente diverse fra loro, è sufficiente oltrepassare il piccolo rigagnolo d’acqua chiamato Tavollo per accorgersi che la Regione Emilia Romagna la pensa in maniera completamente diversa dalla Regione Marche, quasi a dire che un abitante di Pesaro è diverso da uno di Rimini, con l’evidente difficoltà di un operatore a qualsiasi titolo. Viviamo in Europa e leggi e regolamenti dovrebbero essere quanto più simili fra i vari stati, è invece purtroppo non è cosi, non solo fra Paesi ma nel nostro caso addirittura fra territori regionali.

Gli operatori del settore e i cittadini che si trovano ad aver a che fare con un progetto edilizio, sono spesso critici nei confronti degli uffici comunali che devono in sostanza applicare le leggi e fornire i cosiddetti “permessi di costruire”, ma a ben guardare la situazione occorre spezzare una lancia in favore degli uffici tecnici comunali, se ci si mette per un attimo nei panni di costoro ci si accorge che si trovano a gestire situazioni in cui leggi, decreti, ad esempio emanate dal governo si contraddicono con altrettante leggi e decreti emanate dalla regione, per non parlare poi del fatto che quando entrano in ballo altri enti o istituzioni dello stato ai quali si chiede una formale approvazione di un progetto, la questione si complica terribilmente e i tempi diventano insopportabili, siamo in presenza di paradossi evidenti, da un lato gli amministratori che proclamano nei loro programmi di trasformare la città che amministrano ma quando poi’ tentano di applicare i loro programmi si scontrano con il cosiddetto “apparato” e allora succede che per trasformare un’area, un edificio, ci vogliono anni, se non decenni, e nel frattempo chi ha fatto investimenti rimane al palo, sia esso un imprenditore che un privato cittadino,oltre al fatto che questo stato di cose non può certo attirare investitori stranieri.

Forse dovremo imparare e molto dalle grandi capitali europee e la loro velocità nel trasformarsi, mi viene in mente Berlino, quando alla caduta del muro e ritornata capitale della Germania unita ha intrapreso un azione di trasformazione del proprio territorio, soprattutto quello appartenente alla ex DDR, che in pochi anni l’hanno portata ad essere una grande città moderna, completamente rinnovata e trasformata, dotata di centri urbani moderni.

Viene da chiedersi cos’hanno i tedeschi che gli italiani non hanno e non sanno fare, forse hanno capito che una volta che la politica ha dato l’input e il progetto che si vuol realizzare è ritenuto valido occorre realizzarlo nel più breve tempo possibile, senza tanti lacci burocratici, altrimenti non ha senso, non si fanno gli interessi della propria economia e della propria popolazione.

Ma nel nostro Paese le cose sono ben diverse, la verità è che da quando è iniziata la crisi e chi ne ha risentito di più è il mercato edilizio e conseguentemente tutti i soggetti interessati (imprenditori, artigiani, fabbricanti di mobili, liberi professionisti, eccetera, eccetera) tutti i governi che si sono succeduti nel frattempo (compreso l’attuale che oltre ai proclami ben poco ancora ha fatto per alleggerire il peso burocratico sull’edilizia) non sono intervenuti seriamente sulla questione, limitandosi ad emanare ulteriori decreti che non hanno fatto altro che complicare la situazione, in alcuni casi trovando l’ostilità nella loro applicazione da parte delle Regioni (alcune delle quali hanno pure ricorso contro lo Stato) alle quali come detto sopra la carta costituzionale assegna la gestione e regolamentazione del territorio.

Siamo di nuovo in prossimità di un’altra scadenza elettorale, l’elezione del nuovo Presidente e il rinnovo del Consiglio regionale delle Marche, e vista l’importanza che la Regione ha e che potrebbe avere per la ripresa economica credo che tutti gli operatori del settore edilizio si augurino che finalmente si metta mano seriamente a rivedere globalmente tutte le leggi e i regolamenti di competenza della stessa Regione e rendere il tutto più semplice e veloce nei tempi di esecuzione.

Penso ad esempio che la Regione Marche ha una propria legge che si occupa di urbanistica e di gestione del territorio che risale al 1992 e che rispetto a quello che è successo nel frattempo appare ormai obsoleta, penso che la Regione Marche potrebbe fare molto per semplificare le procedure edilizie, eliminando tutte quelle sovrastrutture burocratiche oggi esistenti, sarebbe un passo molto importante per la rinascita del settore e quindi auguriamoci che i nuovi eletti al Consiglio regionale della Marche e che il nuovo presidente pongano come primo punto all’ordine del giorno della loro attività la rinascita economica e in particolare del mercato edilizio.

*Architetto

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