TeatrOltre 2015: 23 appuntamenti nei teatri della provincia

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5 febbraio 2015

TeatrOltre 2015

TeatrOltre 2015, la conferenza stampa di presentazione

PESARO – TeatrOltre, un palcoscenico per le più importanti esperienze del teatro di ricerca italiano, giunge all’undicesima edizione e presenta fino a maggio ventitré appuntamenti che parlano i linguaggi più innovativi della scena su iniziativa dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, San Costanzo, San Lorenzo in Campo, Urbania e AMAT e con il contributo di Regione Marche e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Dopo aver indagato con Pinocchio – ospitato con successo lo scorso anno a TeatroOltre – il delicato tema del risveglio dopo il coma, i premiatissimi Babilonia Teatri tornano a Pesaro (18 febbraio al Teatro Sperimentale) con un nuovo spettacolo: Jesus, un viaggio che attraversa la storia più nota e più pop di Gesù, tra spettacolarizzazione, spiritualità e mercificazione. Una indagine a tutto tondo su questa figura ma soprattutto una ricerca sul significato di fede, vita e morte.

Una serata – il 26 febbraio al Teatro Sperimentale di Pesaro – dedicata a una delle coreografe e performer marchigiane più attive, vera protagonista della danza contemporanea in Italia, presente nei più importanti festival nazionali: Mara Cassiani offre al pubblico due lavori, Trashx$$$ e Justice, un’occasione per conoscere da vicino la sua opera.

Il 4 marzo è il Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo a ospitare Marta Cuscunà con La semplicità ingannata. Il suo percorso di indagine sulle Resistenze Femminili l’ha portata a indagare sulla monacazione forzata del Cinquecento e con questo spettacolo si è conquistata una menzione speciale come attrice emergente al Premio Duse 2012, il Premio Franco Enriquez 2013 come miglior autrice e attrice. Il suo triplice dono della scrittura, interpretazione e direzione la elevano a vera icona del teatro di impegno civile.

Testo egregiamente drammatizzato, Madame Céline o il ballo della malora in scena l’11 marzo al Teatro Sanzio di Urbino racconta la vicenda dei coniugi Céline durante la Seconda Guerra Mondiale e del ritiro nella villetta di Meudon, dove lui scriveva e lei dava lezioni di danza, passione dell’autore francese. Uno spettacolo di Luca Scarlini e Massimo Verdastro in cui musica e parola si intrecciano e fanno risaltare la grande interpretazione di Francesca Benedetti.

Musica e parole raccontano il 12 marzo al Teatro Rossini di Pesaro in prima nazionale la “società a responsabilità limitata” che ci circonda, con il piglio ironico e disincantato che contraddistingue la poetica di Brunori Sas, cantautore della provincia cosentina che per il primo disco si è aggiudicato il Premio Ciampi e la Targa Tenco 2010 come miglior esordiente. Per la prima volta Dario Brunori – questo il vero nome – si cimenta con uno spettacolo in bilico tra cabaret, teatro canzone e concerto, dove a monologhi intimisti si alterneranno i brani del suo repertorio in un set completamente rinnovato, unica occasione per vedere il cantautore live durante il 2015.

Duo di artisti molto apprezzato nel panorama nazionale e recentemente premiato con l’oscar del teatro italiano, ossia l’Ubu per migliore novità italiana/ricerca drammaturgica, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini a Urbino (Teatro Sanzio) il 18 marzo con Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, si misurano continuamente con la realtà in cui viviamo, spostando continuamente l’asse principale della discussione. Come ciò che ci circonda sfugge continuamente, così anche i loro spettacoli si costruiscono tra digressioni, storie, emozioni e ragionamenti.

Ritorna a teatro Eneide di Krypton, il 25 marzo al Rossini di Pesaro, rappresentazione multimediale del poema epico diretto da Giancarlo Cauteruccio con le musiche originali dei Litfiba: uno spettacolo che trenta anni fa divenne un cult e generò una rivoluzione estetica, con un ruolo centrale nelle trasformazioni della ricerca teatrale. Oggi, questo pezzo di storia del teatro italiano ritrova la stimolante e importante collaborazione dei musicisti Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi e Francesco Magnelli che insieme ridanno vita a un’opera totale.

Paragonato spesso a Carmelo Bene e Leo De Berardinis, Roberto Latini ha vinto quest’anno il Premio Ubu come migliore attore italiano. Con I giganti della montagna al Teatro della Fortuna di Fano il 28 marzo consegna al teatro di ricerca un lavoro profondo e affascinante, che tocca le corde più intime dell’animo umano.

Spazio alla musica l’11 aprile al Teatro della Concordia di San Costanzo con SOAK, autentico e giovane talento, unica nel suo genere, paragonata ad artisti come Cat Power e Laura Marling. Questa giovane diciottenne irlandese – a TeatrOltre in collaborazione con Comcerto – ha ricevuto diverse lodi per i suoi racconti sull’adolescenza, la famiglia e l’amicizia. I suoi testi sono intimi, onesti e con una maturità sorprendente per la sua età. Dopo essere stata in tour con artisti del calibro di Tegan & Sara, George Ezra e CHVRCHES e aver suonato ai festival estivi di Glastonbury, Latitude e Electric Picnic, è ora candidata ai BBC Music Sound 2015.

Artista controverso e pluripremiato, molto conosciuto e apprezzato all’estero (tanto che ha girato più di 50 Paesi con i suoi spettacoli), Pippo Delbono segna con Bestemmia d’amore il 14 aprile al Teatro della Fortuna di Fano una nuova tappa nel suo percorso artistico che lo vede affiancato dal musicista Enzo Avitabile. Un concerto dove le parole diventano musica per celebrare l’amore ferito, affogato, ucciso e rinato. Ma anche un viaggio nei territori della cristianità, accompagnato dalle parole di Rimbaud, del mistico spagnolo Juan de La Cruz, e di Pasolini, sempre citato negli spettacoli di Delbono.

Punto di riferimento della danza italiana per il suo stile inconfondibile e per la sua altissima poeticità, la Compagnia Virgilio Sieni porta in scena il 19 aprile al Teatro Rossini di Pesaro con Dolce vita. Archeologia della Passione la poesia del gesto e l’esplorazione dell’umano, delle sue debolezze e fragilità. Direttore della Biennale Danza di Venezia, il coreografo Virgilio Sieni si confronta in questo spettacolo con le sacre scritture e in particolare con quella serie di episodi che formano la passione di Cristo.

In occasione dell’anniversario della liberazione di Italia torna a teatro il narratore per eccellenza Ascanio Celestini, conosciuto dal grande pubblico – oltre che per i suoi spettacoli che hanno fatto il giro di tutto il Paese – anche per la sua presenza inconfondibile nei programmi televisivi di Serena Dandini. Con Discorsi alla nazione il 25 aprile al Teatro Rossini di Pesaro la sua parola si fa ironica e paradossale, mirata a svelare i meccanismi della storia e di una Nazione sempre in crisi di identità.

Con Beggar town i Cheap Wine festeggiano il decimo disco ufficiale e i 18 anni di attività: quella della band pesarese è probabilmente la più longeva storia di autoproduzione mai realizzata in Italia. Gratificata dai grandi consensi di pubblico e critica specializzata, dopo centinaia di concerti in Italia e all’estero, la band torna a esibirsi “a casa” per presentare il 30 aprile al Teatro Sperimentale questo nuovo lavoro con un live che mostra tutta la potenza del loro sound chitarristico, capace di sintetizzare, attraverso una lettura del tutto personale, 50 anni di musica rock. Energia allo stato puro, unita ad una padronanza tecnica straordinaria: un concerto di questa band è sempre qualcosa di imperdibile.

Una generazione di artisti rende particolarmente vivace lo scenario della danza contemporanea italiana: la serata Nuova Danza italiana. Anticorpi Explo proposta il 6 maggio al Teatro Sanzio di Urbino presenta i lavori di Elisabetta Lauro, César Augusto Cuenca Torres, Manfredi Perego, Moreno Solinas e Igor Urlezai, alcune delle più interessanti e originali performance emerse dalla vetrina della giovane danza d’autore promossa dal network Anticorpi XL (di cui AMAT è partner per le Marche), prima rete nazionale indipendente per la promozione della danza d’autore.

Considerato uno tra gli spettacoli di danza più importanti del decennio ‘80-‘90, Pupilla di Valeria Magli – al debutto al Teatro Pier Lombardo di Milano nel 1983 – rivive in scena al Teatro Bramante di Urbania il 10 maggio grazie al progetto RIC.CI ideato e diretto da Marinella Guatterini. Un connubio perfetto tra gesto, poesia e musiche che evoca immagini infantili e inquietanti per un lontano spettacolo allegro e torbido.

L’appuntamento musicale in programma il 14 maggio al Teatro Sanzio di Urbino è con Dago red tour, un album trasformatosi in un concerto, che vede insieme il cantautore Raiz e il chitarrista e produttore Fausto Mesolella per rileggere i classici della canzone napoletana, aprendoli alla contaminazione con l’estero, tra The Who, Gogol Bordello e Leonard Cohen. Ad accompagnarli in questo viaggio Marco D’Amore, reduce dai successi internazionali di Gomorra – La Serie e del film Perez, con il compito di amalgamare le note di Raiz e Mesolella alla grande tradizione teatrale napoletana.

La compagnia romana Muta Imago, famosa per il suo alto lirismo e la sua delicata poetica che indaga spesso i temi della memoria e del ricordo, affronta con Hyperion l’opera di Bruno Maderna, un mosaico di opere sparse che indaga la lotta tra l’individuo e la società, tra il desiderio e la nostalgia. Il Teatro Sperimentale di Pesaro ospita il 16 maggio un cantiere aperto dello spettacolo che offre al pubblico un’occasione per curiosare sulla genesi della creazione artistica.

Una grande prova fisica e attoriale per Gaetano Bruno – attore che per otto anni ha lavorato con la compagnia di Emma Dante – e Francesco Villano – diplomatosi alla Silvio D’Amico e con esperienze che si muovono tra il teatro e la danza – che con genesiquattrouno il 19 maggio al Teatro della Concordia di San Costanzo ripercorrono con gesti e a parole la storia di Caino e Abele, soffermandosi su quella giornata che ha cambiato per sempre le loro vite. Selezionato per il Premio In-Box 2014, lo spettacolo è stato ospitato nei festival di teatro contemporaneo più importanti d’Italia.

Recentemente insignita col prestigioso Premio Danza&Danza, la Compagnia Enzo Cosimi porta in scena il 21 maggio al Teatro Rossini di Pesaro con Welcome to my world uno spettacolo sull’apocalisse attuale e necessario: un paradossale invito verso un mondo che sta finendo ma che non si è ancora ripiegato completamente su se stesso, perché nel pieno del suo bisogno di affermare la propria esistenza.

Una serata di scintille rock dal curioso titolo From Pesaro with love interamente dedicata a tutta la nuova scena pesarese ormai famosa in tutto il Belpaese conclude il 30 maggio a Pesaro l’undicesima edizione di TeatrOltre. Un sound che attraversa la città in diversi orari e che è composto da new wave, punk/ post-punk, dream pop, con un retrogusto malinconico, con gruppi come Be Forest, Maria Antonietta, Soviet Soviet per passare dal garage/ grunge dei Versailles, al new-pop ineffabile e buffo dei Camillas. Ma c’è molto altro ed è tutto da scoprire (e da ballare).

Per informazioni: AMAT 071 2072439, www.amatmarche.net.

18 FEBBRAIO
PESARO | TEATRO SPERIMENTALE
BABILONIA TEATRI
JESUS
Babilonia Teatri
JESUS
di Valeria Raimondi, Enrico Castellani e Vincenzo Todesco

parole di Enrico Castellani

con Valeria Raimondi

scene Babilonia Teatri

luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton

costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli

grafiche Franciu

in coproduzione con La Nef / Fabrique des Cultures Actuelles Saint-Dié-des-Vosges e

MESS International Theater Festival Sarajevo

in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione

con il sostegno di Fuori Luogo La Spezia

Dopo aver indagato con Pinocchio – ospitato con successo l’anno scorso a TeatroOltre – il delicato tema del risveglio dopo il coma, i premiatissimi Babilonia Teatri tornano a Pesaro con un nuovo spettacolo: Jesus, un viaggio che attraversa la storia più nota e più pop di Gesù, tra spettacolarizzazione, spiritualità e mercificazione. Una indagine a tutto tondo su questa figura ma soprattutto una ricerca sul significato di fede, vita e morte.

Jesus è un punto di domanda. Spesso sopito. Assente. Respinto o ignorato. Capita che torni a bussare. Ci si pari davanti. Improvviso. E sbarri la strada. La ostacoli e la blocchi. Senza remore né pietà.Un punto di domanda che non ha risposta. Non una. Non data. Non preconfezionata.Jesus è stato un uomo. È diventato una religione, due, tre, quattro…È diventato un credo, un simbolo, una speranza, una ragione, un esempio, una guida, un rifugio, un bersaglio.Chi è oggi. Cosa rappresenta e chi lo rappresenta.Chi ne ha bisogno. Chi lo usa.

Di questa storia sappiamo tutto. E’ impressionante. Conosciamo il protagonista, i coprotagonisti , gli antagonisti, le comparse, conosciamo le vicende, come si sono susseguite, chi ha vinto, chi ha perso, chi ha detto cosa e cosa ha detto chi.

Se provassimo a fare il gioco di elencare tutto ciò che ricordiamo di Gesù credo che faremmo fatica a fermarci. […] Non riesco a trovare nient’altro nella mia memoria che conosco così bene. Da beautiful alla mia tesi di laurea tutto mi appare più sfuocato. Gesù no. E’ scolpito nella mia mente. Nei miei ricordi. Le sue frasi mi hanno accompagnato, cresciuto, plasmato. Senza saperlo. Con un po’ di catechismo e qualche sacramento. Ma soprattutto Gesù mi ha consolato, mi ha coccolato, mi ha tenuto calma e serena, anche lui ha sofferto, ha vissuto, ha lottato e poi alla fine anche lui è’ morto. Ma con happy end. Morto e risorto. Non mi devo preoccupare, non devo aver paura, tutto si sistemerà, saremo di nuovo tutti insieme un giorno. Per una vita vera. Al di là delle nuvole. Valeria Raimondi

BABILONIA TEATRI

La compagnia, formata da Enrico Castellani, Valeria Raimondi e Luca Scotton, è diventata negli anni un punto di riferimento per il teatro di ricerca italiano. Vincitrice di diversi importanti Premi (Scenario 2007, Vertigine 2010, Off/Teatro Stabile del Veneto 2010, Ubu 2011 migliore novità italiana, Premio Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2013) Babilonia Teatri ha sviluppato uno stile rivoluzionario e privo di retorica, tagliente e ruvido, critico nei confronti della società contemporanea.

26 FEBBRAIO

PESARO | TEATRO SPERIMENTALE

MARA CASSIANI

TRASHX$$$ + JUSTICE

JUSTICE e TRASHX$$$ fanno parte insieme a MMXIV ICONOGRAPHY degli studi iconografici sul presente #evoluzione umana #sovrastrutture #archetipi

Una serata dedicata a una delle coreografe e performer marchigiane più attive, vera protagonista della danza contemporanea in Italia, presente nei più importanti festival nazionali: Mara Cassiani offre al pubblico due spettacoli, un’occasione per conoscere da vicino il suo lavoro.

TRASHX$$$

ideazione, coreografia e traiettorie corporee Mara Cassiani

con Mara Cassiani, Francesco Marilungo, Francesco Vecchi

titolo dall’omonimo brano e musiche originali Boccioletti / Death in Plains

assistente e foto Matteo Ascani

assistente alla documentazione prove Alessandra Giampaoli

video Mara Cassiani, Francesco Vecchi

montaggio video Francesco Vecchi

residenza creativa Centrale Fies

con il sostegno di AMAT, Inteatro Polverigi

si ringrazia Dorian Gray, Sonia Brunelli, Chiara Bersani, Ippolito the Mighty Zinko, Corpo Celeste

Malibu’ 1992, Egidio Egidi, Andrea Conti, AMAT

TRA$HX$$$ (Trash for dollars),è uno spettacolo sulla bellezza del denaro, su tutto ciò che l’uomo è disposto a fare per il denaro, nel momento in cui diviene elemento evoluzionistico degli ultimi secoli dello sviluppo umano. Un lavoro basato sull’immaginario del corpo occidentale di oggi, dove l’oggi è il denaro, i media e il petrolio.

Evoluzione//linguaggiomacchina//corpocontratto//viralvideofromyoutube//neongenesis evangelion//zombies//POP//popslut// HD life

JUSTICE

coreografie, concept, processi, interprete Mara Cassiani

videoart Roberto Fassone

djset Enrico Boccioletti

assistenti alla tecnica e alla documentazione Matteo Ascani, Alessandra Giampaoli, Francesco Vecchi

foto Dido Fontana

residenza creativa Centrale Fies

si ringrazia Centrale Fies, Virginia Sommadossi, Dido Fontana

In un luogo che è un punto dialettico tra passato e presente, Justice si presenta come corpo femminile, punto di equilibrio tra forme culturali del passato e forme del presente. Il corpo procede in uno stato coreografico neutro rispetto alla dinamica ambientale, il cambio di forme invece ne modificherà drasticamente la percezione semantica del pubblico, passando attraverso i meccanismi economici/culturali/di immagine dei media.

Justice sta nell’eterna dialettica tra passato e futuro e il peso stesso, che questi elementi ha sulla linea mediana generazionale del presente. Il processo non si sviluppa come una cancellazione, ma come una evoluzione delle forme.

#evoluzioneumana #wealllivinginamerika #2014iconography #wonderbra #imperodell’immagine

#imperodellamente #bodylanguage #solopresente #evoluzioneumana #nuovilinguaggi!

4 MARZO

SAN LORENZO IN CAMPO | TEATRO TIBERINI

MARTA CUSCUNÀ

LA SEMPLICITÀ INGANNATA

LA SEMPLICITÀ INGANNATA

satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne

liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine

e a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin (Ed. Biblioteca dell’Immagine, 1998)

di e con Marta Cuscunà

assistente alla regia Marco Rogante

disegno luci Claudio “Poldo” Parrino disegno del suono Alessandro Sdrigotti

realizzazioni scenografiche Delta Studios, Elisabetta Ferrandino realizzazione costumi Antonella Guglielmi

co-produzione Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto

con il sostegno di Provincia Autonoma di Trento-T-under 30, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari

Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone Claudio e Simone del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone

con il sostegno dei partecipanti al progetto di microcredito teatrale Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD, Federico Toni, Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili

Nottenera.Comunità_Linguaggi_Territorio, Bonawentura/Teatro Miela-Trieste, Spazio Ferramenta

Tracce di Teatro d’Autore, L’Attoscuro Teatro – Montescudo di Rimini

[Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory]

Il suo percorso di indagine sulle Resistenze Femminili l’ha portata a indagare sulla monacazione forzata del Cinquecento e con lo spettacolo La semplicità ingannata, Marta Cuscunà si è conquistata una menzione speciale come attrice emergente al Premio Duse 2012, il Premio Franco Enriquez 2013 come miglior autrice e attrice. Il suo triplice dono della scrittura, interpretazione e direzione la elevano a vera icona del teatro di impegno civile.

Nel Cinquecento avere una figlia femmina era un problema piuttosto grosso: agli occhi del padre era una parte del patrimonio economico che andava in fumo al momento del matrimonio. Inoltre, in tempi di crisi economica, il mercato matrimoniale subì un crollo generalizzato e alla continua inflazione delle doti si dovette porre rimedio trovando una soluzione alternativa per sistemare le figlie in sovrannumero: la monacazione forzata. Le monache del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di Resistenza davvero unica nel suo genere. Queste donne trasformarono il convento udinese in uno spazio di contestazione, di libertà di pensiero, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l’universo femminile dell’epoca. Le Clarisse riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del potere maschile e creando, dentro il Santa Chiara, un’alternativa sorprendente per una società in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico, economico e sociale della vita.

Con La semplicità ingannata, la trentenne friulana Marta Cuscunà prosegue il suo progetto sulle “resistenze femminili” inoltrandosi nel mondo delle monache cinquecentesche. Esempio singolare di ribellione, quello della “rivolta” delle clarisse che trasformarono il monastero Santa Chiara di Udine in centro segreto di cultura e emancipazione che inquietò l’Inquisizione, che la drammaturga e attrice declina con una tavolozza narrativa ricca e accattivante. In abito da nozze, denuncia il “mercato matrimoniale” dell’ epoca passando da un’ asta di spose alla clausura del monastero, comoda soluzione di padri taccagni per sistemare le figlie, moltiplicandosi in decine di voci di monache-pupazze, in uno show “femminista” sfolgorante per ironia, piglio etico, trovate e virtuosismo. “la Repubblica”

11 MARZO

URBINO | TEATRO SANZIO

LUCA SCARLINI / MASSIMO VERDASTRO /FRANCESCA BENEDETTI

MADAME CÉLINE

O IL BALLO DELLA MALORA

Compagnia Massimo Verdastro

MADAME CÉLINE O IL BALLO DELLA MALORA

Louis-Ferdinand Céline e Lucette Almanzor: un amore in guerra

drammaturgia Luca Scarlini e Massimo Verdastro

dall’opera di Louis Ferdinand Céline

con Francesca Benedetti

con la partecipazione di Giovanni Canale alle percussioni

regia Massimo Verdastro

Testo egregiamente drammatizzato, Madame Céline o il ballo della malora racconta la vicenda dei coniugi Céline durante la Seconda Guerra Mondiale e del ritiro nella villetta di Meudon, dove lui scriveva e lei dava lezioni di danza, passione dell’autore francese. Uno spettacolo in cui musica e parola si intrecciano e fanno risaltare la grande interpretazione della Benedetti.

Louis Ferdinand Céline era ossessionato dalle ballerine, dalle danzatrici, scriveva libretti per la danza, che nessuno avrebbe mai rappresentato. Anche nel cuore delle sue avventure più estreme, nella Prima Guerra Mondiale, in Africa nel cuore delle epidemie, nella disgrazia della fine del mondo hitleriano, in una Germania in fiamme, lo scrittore continua a elaborare sogni in tutu, visioni di bianche interpreti di Giselle e dei brani più celebri del repertorio classico. Nel 1943 Céline sposò Lucette Almanzor, interprete di danze indù e poi didatta, e con lei attraversò il disastro della fine del Reich. I due lasciarono Parigi al momento in cui gli alleati arrivavano in Normandia, lo scrittore si era esposto con gli occupanti, aveva all’attivo opere antisemite che gli avevano attirato numerosi attacchi, aveva bisogno di andarsene. La meta era la Danimarca, raggiunta faticosamente e dove fu destinato alla prigione e alla miseria, dopo una immersione nel Crepuscolo degli Dèi hitleriano, come racconta con feroce umorismo nella sua ultima opera capitale, la Trilogia del Nord, composta da Nord, Da un castello all’altro e Rigodon: queste opere gli resero il successo, dopo gli anni dell’esilio e dell’ostracismo. Da esse, ma anche dal capolavoro Viaggio al termine della notte e da Pantomima per un’altra volta, oltre alle memorie di Lucette Destouches Céline segreto e di quelle di Robert Poulet Il mio Céline, prende forma Madame Céline o il ballo della malora, una scrittura a due voci che narra di una unione a prova di tutto, precipitata nel disastro della Storia, nella villetta suburbana di Meudon, dove Lucette dava lezioni di danza, e Céline scriveva riepilogando la propria personale discesa agli inferi, incarnando il personaggio del rivoltoso per la cultura francese. Francesca Benedetti, grande signora del nostro teatro, si confronterà questa volta con la parola incandescente, disperata e straordinariamente moderna di Louis Ferdinand Céline, dando voce e corpo alla figura di Lucette: amica, compagna, amante appassionata ma anche spietato alter ego del grande scrittore francese. Luca Scarlini e Massimo Verdastro

Ma il vero punto di gravità è l’interpretazione della Benedetti. Scrivo «della» e non «di» perché quali che siano le sue idee in proposito, in questa possente attrice, come sempre, o da anni in modo accentuato, si nota un elemento che non vediamo da nessun’altra parte: un modo di recitare, ossia di porgere, la parola che è giusto definire antico in un senso nobile. Nessuno recita più come la Benedetti, con la convinzione, l’ardore, la tenerezza, il senso della pausa, la continua irruzione in scena. C’era, era lì, si era per un minuto nascosta, d’impeto, di nuovo catturando l’attenzione, vi ritorna. Franco Cordelli, “Il Corriere della Sera”

12 MARZO

PESARO | TEATRO ROSSINI

TOUR TEATRALE 2015

BRUNORI SRL UNA SOCIETÀ

A RESPONSABILITÀ LIMITATA

[PRIMA NAZIONALE]

BRUNORI SRL UNA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA

un nuovo spettacolo tra canzoni e monologhi

TOUR TEATRALE 2015

Musica e parole per raccontare la “società a responsabilità limitata” che ci circonda, con il piglio ironico e disincantato che contraddistingue la poetica di Brunori Sas, cantautore della provincia cosentina che per il primo disco si è aggiudicato il Premio Ciampi e la Targa Tenco 2010 come miglior esordiente. Per la prima volta Dario Brunori – questo il vero nome – si cimenterà con uno spettacolo in bilico tra cabaret, teatro canzone e concerto, dove a monologhi intimisti si alterneranno i brani del suo repertorio in un set completamente rinnovato, unica occasione per vedere il cantautore live durante il 2015.

Brunori Sas è reduce dal tour europeo “Il Cammino di Santiago in interrail”, durante il quale ha presentato i brani dell’ultimo album “Vol.3 – IL CAMMINO DI SANTIAGO IN TAXI” (Picicca Dischi/distribuito da Sony Music). La “conquista dell’Europa” è arrivata a conclusione di un anno ricco di successi per il cantautore, che da febbraio 2014 ha viaggiato ininterrottamente in tutta Italia toccando le principali città con il suo tour, molte delle quali hanno registrato il sold out.

Tocca tracciare un bilancio per capire ciò che è utile davvero. Tocca calcolare l’entità delle tue perdite.

Tocca mettere nella giusta colonnina il dare e l’avere. Tocca piegare le canzoni all’aritmetica, le parole alla ragioneria. Tocca comprendere quale ricchezza hai ottenuto con le tue piccole e grandi imprese quotidiane. Tocca, in fin dei conti, solo a te. Sarà uno spettacolo teatrale che cuoce in acqua di rose autobiografia e sociologia spiccia, canzoni malinconiche e orchestrine da cameretta, chiacchiere da bar e nostalgia canaglia, baci perugina e filosofia da spiaggia. Un mix fra stand up comedy e teatro canzone. Fra concerto e cabaret. Fra finzione e confessione. Fra Martino e campanaro. Come Gaber, ma peggio. Come Bene, ma male. Come Hicks, ma Y. Uno show realizzato al solo scopo di lucro. Si apra il sipario. Brunori Sas

18 MARZO

URBINO | TEATRO SANZIO

DEFLORIAN / TAGLIARINI

CE NE ANDIAMO PER NON DARVI

ALTRE PREOCCUPAZIONI

CE NE ANDIAMO PER NON DARVI ALTRE PREOCCUPAZIONI

ispirato a un’immagine del romanzo L’esattore di Petros Markaris

un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

con Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini e Valentino Villa

collaborazione al progetto Monica Piseddu e Valentino Villa

luci Gianni Staropoli

consulenza per le scene Marina Haas

una produzione A.D.

in coproduzione con Teatro di Roma / Romaeuropa Festival 2013 / 369 gradi

in collaborazione con Festival Castel dei Mondi

residenze artistiche Centrale Fies / Olinda / Angelo Mai Altrove Occupato / Percorsi

Rialto / Romaeuropa – Teatro Palladium / Teatro Furio Camillo / Carrozzerie n.o.t

un ringraziamento a Attilio Scarpellini e a Francesco La Mantia

Francesca Cuttica, Valerio Sirna, Ilaria Carlucci, Alessandra Ventrella

[PREMIO UBU 2014 Novità italiana o ricerca drammaturgica]

Duo di artisti molto apprezzato nel panorama nazionale e recentemente premiato con l’oscar del teatro italiano, ossia l’Ubu per migliore novità italiana/ricerca drammaturgica, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini si misurano continuamente con la realtà in cui viviamo, spostando continuamente l’asse principale della discussione. Come ciò che ci circonda sfugge continuamente, così anche i loro spettacoli si costruiscono tra digressioni, storie, emozioni e ragionamenti.

Punto di partenza e sfondo del lavoro è una immagine forte, tratta dalle pagine iniziali del romanzo L’esattore dello scrittore greco Petros Markaris, scritto nel 2011. Siamo nel pieno della crisi economica greca quando vengono trovate le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita, dopo aver lasciato spiegato in un biglietto: «Abbiamo capito che siamo di peso allo Stato, ai medici, ai farmacisti e a tutta la società. Quindi ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni. Risparmierete sulle nostre pensioni e vivrete meglio».

La scena raccontata da Markaris ci ha fatto riflettere sul suicidio non come gesto esistenziale ma come atto politico estremo. Non un racconto, né un resoconto, ma un percorso dentro e fuori queste quattro figure di cui non si sa nulla se non la tragica fine. Un percorso fatto di domande e questioni che sono le loro, ma sono soprattutto le nostre. Usiamo lo spazio di libertà della scena per scatenare la nostra collera, sanare l’eccesso di positività che ci circonda, i comportamenti rigidamente politically correct, la commozione facile, il sorriso stereotipato delle relazioni sociali, le ricette per vivere con serenità le ingiustizie che ci toccano.

In scena insieme a noi Monica Piseddu e Valentino Villa non solo per una corrispondenza al numero delle protagoniste, ma anche a ribadire una necessaria importante piccola collettività, elemento essenziale di questa immagine, semplice solo in apparenza. Insieme ci presentiamo al pubblico con una dichiarazione di forte impotenza, che in questo caso è una cruciale impotenza a rappresentare: il nostro no parte subito, fin dalla scena di apertura. Un gioco performativo che via via durante il lavoro diventa sempre più serio e definitivo. Non è solo la questione della rappresentazione a scricchiolare, ma ancora di più la nostra capacità di persone in scena di fronte ad altre persone sedute di fronte a noi di trovare una risposta costruttiva allo sfacelo prima di tutto morale che ci circonda. Incapaci, impotenti. Ma consapevoli di questo. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

25 MARZO

PESARO | TEATRO ROSSINI

TEATRO STUDIO KRYPTON

ENEIDE DI KRYPTON

UN NUOVO CANTO

Teatro Studio Krypton

ENEIDE DI KRYPTON

un nuovo canto

testo e regia Giancarlo Cauteruccio

musiche Litfiba – Beau Geste

eseguite dal vivo da Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi, Francesco Magnelli

con Giancarlo Cauteruccio

e con la voce off di Ginevra Di Marco corpi in video Massimo Bevilacqua e Claudia Fossi

progetto scenico e allestimenti Loris Giancola

progetto luci Mariano De Tassis

elaborazioni digital – video Alessio Bianciardi e Stefano Fomasi

costumi e assistente alla regia Massimo Bevilacqua operatore laser Michele Barzan

Ritorna a teatro Eneide di Krypton, rappresentazione multimediale del poema epico diretto da Giancarlo Cauteruccio con le musiche originali dei Litfiba: uno spettacolo che trenta anni fa divenne un cult e generò una rivoluzione estetica, con un ruolo centrale nelle trasformazioni della ricerca teatrale.

Oggi, questo pezzo di storia del teatro italiano ritrova la stimolante e importante collaborazione dei musicisti Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi e Francesco Magnelli che insieme ridanno vita a un’opera totale.

È uno spettacolo completamente nuovo quello portato in scena in questa versione, che si arricchisce dell’esperienza maturata dagli artisti, del mutato punto di vista, delle nuove possibilità tecnologiche e non ultimo di un senso critico verso i linguaggi e verso il sistema delle arti. In questo allestimento gli artisti entrano direttamente nella scena per farsi carico di tutta l’energia creativa ed espressiva che dall’opera virgiliana discende di nuovo sui suoi cantori contemporanei.

Quel che fu un racconto in musica, basato sull’azzerarsi della parola poetica, viene oggi interpretato come testimonianza viva, dove i quattro artisti recuperano il testo virgiliano e gli conferiscono una nuova vibrazione, dai suoni più maturi e dirompenti.

Tornare all’Eneide di Krypton è come riavvolgere il nastro di un lungo tratto del mio percorso, è come riesumare le tracce della mia esperienza per comprenderne il senso, per rilevarne gli sguardi incontrati, per mettere meglio a fuoco i risultati raggiunti e, insieme, quelli falliti che, in linea con il pensiero beckettiano, dell’arte sono la migliore essenza. Mi ritrovo adesso nella scena, nel tentativo di rivivere il viaggio di una mia opera senza i corpi giovani e prestanti che la abitavano, fieri dentro le loro corazze di plastica e di plexiglass, ma sostenuto dai musicisti, anch’essi decisi a entrare nella scena e a farsi attori della loro opera, così restituendo la forza originaria di una grande intuizione giovanile. (…) I quadri scenici che scaturiscono dall’esercizio di sottrazione, dalla ardua sintesi di un’opera  gigantesca, ora accolgono la parola attraverso un testo che ho ricomposto per  frammenti, come una canzone scritta per ciascun quadro. Virgilio, Enea, Didone, Turno e infine Lavinia che nel poema è un personaggio significativamente silenzioso e che qui, invece, prende corpo attraverso la bellissima voce di Ginevra Di Marco. Inutile sottolineare in che misura l’approdo di Enea sulle coste libiche evochi gli sbarchi che segnano tragicamente il tempo presente. Così come la sacralità dell’accoglienza riservata agli stranieri fuggiaschi da Troia distrutta, espressa nelle parole di Didone, faccia inevitabilmente riflettere sull’emergenza dei nostri giorni. E come amore e morte, così legati simbolicamente, e le battaglie di conquista ancora oggi narrino parte dell’esistenza umana, in un’epoca in cui in Europa si sente parlare di una terza guerra mondiale. Giancarlo Cauteruccio

28 MARZO

FANO | TEATRO DELLA FORTUNA

FORTEBRACCIO TEATRO / ROBERTO LATINI

I GIGANTI DELLA MONTAGNA

Fortebraccio Teatro

I GIGANTI DELLA MONTAGNA

di Luigi Pirandello

adattamento, regia e interpretazione Roberto Latini

senza Federica Fracassi

musiche e suoni Gianluca Misiti luci e direzione tecnica Max Mugnai video Barbara Weigel

assistente alla regia Lorenzo Berti collaborazione tecnica Marco Mencacci

realizzazione elementi di scena Silvano Santinelli, Luca Baldini

in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi, Festival Orizzonti. Fondazione Orizzonti d’Arte

Emilia Romagna Teatro Fondazione

Paragonato spesso a Carmelo Bene e Leo De Berardinis, Roberto Latini ha vinto quest’anno il Premio Ubu come migliore attore italiano. Con I giganti della montagna consegna al teatro di ricerca un lavoro profondo e affascinante, che tocca le corde più intime dell’animo umano.

Ed è più che uno spettacolo, perché Roberto Latini – prendendo come testo e pretesto I giganti della montagna, l’ultimo dramma di Pirandello, e scavandolo con rara intensità e acume – ci regala un lavoro sulla vita, sull’apparenza, la paura, la rappresentazione di sé per proteggersi, per ritrarsi dal mondo o per sfidarlo. Lo fa, ereticamente, sulle orme di Leo de Berardinis, accreditandosi come vero erede del grande uomo di scena, perché ne recupera lo spirito, la luce l’ombra l’ascesi che cerca l’uomo attraverso il teatro, andando per maestria a rompere l’involucro della finzione. Massimo Marino, “Doppiozero”

Terzo dei miti moderni di Pirandello. Dopo il religioso (Lazzaro) e il sociale (La Nuova Colonia), I Giganti della Montagna è il mito dell’arte. Rappresentato postumo nel 1937, è l’ultimo dei capolavori pirandelliani ed è incompleto per la morte dell’autore. La vicenda è quella di una compagnia di attori che giunge nelle sue peregrinazioni in un tempo e luogo indeterminati: al limite, fra la favola e la realtà, alla Villa detta “la Scalogna”. Non aggiungerò parole alla trama, ma voglio dire di altre possibilità che vorrei assecondare. Sono sempre stato molto affascinato per il non finito, non concluso. Ho sempre avuto una grandissima attrazione per i testi cosiddetti incompiuti. Mi sembrano da sempre così giusti rispetto al teatro. L’incompiutezza è per la letteratura, per il teatro è qualcosa di ontologico. Trovo perfetto per Pirandello e per il Novecento che il lascito ultimo di un autore così fondamentale per il contemporaneo sia senza conclusione. Senza definizione. Senza punto e senza il sipario di quando c’è scritto – cala la tela. I Giganti della Montagna è un testo che penso si possa permettere ormai il lusso di destinarsi ad altro possibile. Dopo le bellissime messe in scena che grandissimi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo ci hanno già regalato, penso ci sia l’occasione di non resistere ad altre tentazioni. Provarci, almeno. La compagnia di attori che arriva alla villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio. Cotrone e Ilse stanno uno all’altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da poter immaginare come proiezioni di sé. Voglio immaginare tutta l’immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare. Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli. Roberto Latini

Ho condiviso parte fondamentale di questo percorso insieme a Federica Fracassi, ai suoi colori e alla sua capacità di stare nell’abbandono, sul confine tra favola e realtà, ma ho infine deciso di assecondare una forma che mi chiama a un attraversamento in solitaria. Scrivere in locandina – “senza Federica Fracassi” – non è per sottolineare un’esclusione, ma, al contrario, per riconoscerle ogni merito.

11 APRILE

SAN COSTANZO | TEATRO DELLA CONCORDIA

SOAK

IN CONCERTO

in collaborazione con COMCERTO

Il ruolo di SOAK come autentico e giovane talento è ormai definito: nuova artista unica nel suo genere, paragonata ad artisti come Cat Power e Laura Marling, questa giovane diciottenne ha ricevuto diverse lodi per i suoi racconti sull’adolescenza, la famiglia e l’amicizia. I suoi testi sono intimi, onesti e con una maturità sorprendente per la sua età. Dopo essere stata in tour con artisti del calibro di Tegan & Sara, George Ezra e CHVRCHES e aver suonato ai festival estivi di Glastonbury, Latitude e Electric Picnic, è ora candidata ai BBC Music Sound 2015.

Un vivido ritratto del profondo pensiero adolescenziale: intricati e ambigui psicodrammi “The Guardian”

Dannata età. Il talento grida più forte “NME”

Raffinato e bellissimo “Stereogum”

Una stella emergente “Nylon”

La giovane songwriter Soak ha solo 18 anni, ma Bridie Monds-Watson nata a Belfast si esibisce dall’età di 14 anni nella sua casa di Derry dove ha condiviso la sua passione per la musica con quella per lo skateboard, lo studio e gli amici. Il suo primo EP Trains uscito nel marzo 2012, ottenne un grade successo di critica, così come il suo secondo EP Sea Creatures, uscito nel mese di agosto, ebbe un gran impatto sulla scena musicale locale e nazionale.

Il singolo segue il successo di Blud, pubblicato per l’etichetta dei CHVRCHES. B a noBody intensifica il crescendo di SOAK, con risultati straordinari. L’artista ancora una volta sembra parlare di un senso più universale di amicizia e d isolamento parlando delle persone che si sentono bloccate nella vita, o che non sanno quale sia il loro piano, commenta Bridie, “È un po’ come dire che, se tutti sono qualcuno, allora nessuno è ognuno”. Il singolo è stato registrato durante un’estate che ha cambiato radicalmente la vita di SOAK: mentre i suoi amici hanno ottenuto il diploma, la giovane cantante ha finalmente firmato un contratto con la prestigiosa Rough Trade per il suo album di debutto. Ma Soak vive il suo successo in modo rilassato e tipico per la sua età, infatti ha chiuso velocemente gli abituali festeggiamenti del dopo firma per correre verso la sua altra grande passione andare in skateboard con i suoi compagni, definendola così un autentico e giovane talento, unica nel suo genere.

14 APRILE

FANO | TEATRO DELLA FORTUNA

PIPPO DELBONO / ENZO AVITABILE

BESTEMMIA D’AMORE

BESTEMMIA D’AMORE

voce recitante e canto Pippo Delbono

voce, arpina, tamburo e sax sopranino Enzo Avitabile

chitarra napoletana Gianluigi Di Fenza

tamburi Carlo Avitabile

Artista controverso e pluripremiato, molto conosciuto e apprezzato all’estero (tanto che ha girato più di 50 Paesi con i suoi spettacoli), Pippo Delbono segna con Bestemmia d’amore una nuova tappa nel suo percorso artistico che lo vede affiancato dal musicista Enzo Avitabile. Un concerto dove le parole diventano musica per celebrare l’amore ferito, affogato, ucciso e rinato. Ma anche un viaggio nei territori della cristianità, accompagnato dalle parole di Rimbaud, del mistico spagnolo Juan de La Cruz, e di Pasolini, sempre citato negli spettacoli di Delbono.

“Pur sopravvivendo,

in una lunga appendice

di inesausta, inesauribile passione

che quasi in un altro tempo

ha la radice-

So che una luce, nel caos,

di religione,

una luce di bene, mi redime

il troppo amore

nella disperazione… “

P. P. Pasolini

Questo concerto è una tappa del viaggio artistico che da diverso tempo sto conducendo con Enzo Avitabile. Un artista unico nella sua capacità di coniugare la tradizione del blues, del jazz, del funky, del rock con il classico e il barocco, fino ad abbracciare l’antica tradizione popolare e napoletana. Per arrivare però a una musica sua, originale e unica. Bestemmia d’amore è un canto, un concerto dove le parole diventano musica. Per parlare di questo tempo volgare e sacro, nero e luminoso, duro e dolce. Per parlare ancora dell’amore. Dell’ amore bestemmiato, ferito, affogato, ucciso, rinato, ucciso ancora, ancora vivo. Pippo Delbono

PIPPO DELBONO

Pippo Delbono è autore, attore e regista di teatro, giudicato da molti uno dei più interessanti protagonisti del teatro contemporaneo italiano, e tra i più in vista nel panorama internazionale. Dai suoi esordi cinematografici (un’attività che scorre oggi parallela a quella teatrale, sempre più presente nel suo universo espressivo), fino alla scrittura d’occasione – per riviste e testate come “L’Humanité” o “L’Unità” -, Delbono ha costruito un suo spazio drammatico o un teatro dilatato: una scena cioè in esubero che ributta altrove il germe fecondato dalla materialità del teatro stesso.

“Nel mio teatro parto sempre da me. Parlando di te parli del mondo: il tuo privato diventa politico. E si esce da se stessi, dal proprio narcisismo. Prima di giudicare gli altri, dobbiamo conoscere noi stessi, solo così ci avviciniamo alla verità dell’esistenza”.

19 APRILE

PESARO | TEATRO ROSSINI

COMPAGNIA VIRGILIO SIENI

DOLCE VITA

ARCHEOLOGIA DELLA PASSIONE

Compagnia Virgilio Sieni

DOLCE VITA

archeologia della Passione

coreografia Virgilio Sieni

interpretazione e collaborazione Giulia Mureddu, Sara Sguotti, Jari Boldrini, Ramona Caia

Maurizio Giunti, Giulio Petrucci, Claudia Caldarano, Marjolein Vogels

musiche Daniele Roccato eseguite dal vivo dall’autore

luci Fabio Sajiz, Virgilio Sieni

costumi Giulia Bonaldi

collaborazione alla produzione Ert – Emilia Romagna Teatro, Romaeuropa Festival

la compagnia è sostenuta da Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Regione Toscana, Comune di Firenze

Punto di riferimento della danza italiana per il suo stile inconfondibile e per la sua altissima poeticità, la Compagnia Virgilio Sieni porta in scena la poesia del gesto e l’esplorazione dell’umano, delle sue debolezze e fragilità. Direttore della Biennale Danza di Venezia, il coreografo Virgilio Sieni si confronta in questo spettacolo con le sacre scritture e in particolare con quella serie di episodi che formano la passione di Cristo.

Lo spettacolo si forma cercando di far coincidere due strade parallele, proponendo due narrazioni adiacenti che si sviluppano nel riversarsi l’una nell’altra; sono cinque quadri coreografici, Annuncio, Crocifissione, Deposizione, Pietà, Resurrezione, ciascuno dei quali si inoltra nel racconto evangelico della passione di Gesù e allo stesso tempo ricerca il senso della comunità attraverso un arcipelago di avvicinamenti. Nasce così la necessità di dar luogo a un viaggio che riflette sul dolore e la bellezza, la pietà e la leggerezza.

La comunità di danzatori si muove come un unico corpo, attraversano il vacuum dello spazio lasciando tracce di umanità, depositando un gioco continuo che pone il corpo e la danza al pari di un annuncio, un richiamo che affonda le sue radici nel desiderio di memoria: così la coreografia nasce e trapassa all’istante, tracciando una mappa archeologica del corpo che tenta di indicarci un sentiero possibile di adiacenza della danza alla vita, della vita al corpo, delle azioni alla bellezza e alla tragedia. Virgilio Sieni

25 APRILE

PESARO | TEATRO ROSSINI

ASCANIO CELESTINI

DISCORSI ALLA NAZIONE

DISCORSI ALLA NAZIONE

studio per uno spettacolo presidenziale

di e con Ascanio Celestini

produzione Fabbrica

In occasione dell’anniversario della liberazione di Italia torna a teatro il narratore per eccellenza Ascanio Celestini, conosciuto dal grande pubblico – oltre che per i suoi spettacoli che hanno fatto il giro di tutto il Paese – anche per la sua presenza inconfondibile nei programmi televisivi di Serena Dandini. Con Discorsi alla nazione la sua parola si fa ironica e paradossale, mirata a svelare i meccanismi della storia e di una Nazione sempre in crisi di identità.

CITTADINI!

Lasciate che vi chiami cittadini anche se tutti sappiamo che siate sudditi, ma io vi chiamerò cittadini per risparmiarvi un’inutile umiliazione.

Il tiranno è chiuso nel palazzo. Non ha nessun bisogno di parlare alla massa. I suoi affari sono lontani dai sudditi, la sua vita è un’altra e non ha quasi nulla in comune con il popolo che si accontenta di vedere la sua faccia stampata sulle monete. Eppure il tiranno si deve mostrare ogni tanto. Deve farsi acclamare soprattutto nei momenti di crisi quando rischia di essere spodestato. Così si affaccia, si sporge dal balcone del palazzo e rischia di diventare un bersaglio.

Ho immaginato alcuni aspiranti tiranni che provano ad affascinare il popolo per strappargli il consenso e la legittimazione. Appaiono al balcone e parlano senza nascondere nulla. Parlano come parlerebbero i nostri tiranni democratici se non avessero bisogno di nascondere il dispotismo sotto il costume di scena dello stato democratico. Ascanio Celestini

Quella di Celestini è un’affilata analisi del linguaggio politico, quello quotidiano e quello dei personaggi pubblici (sempre infettato di quotidianità, di cori da stadio e chiacchiere da bar, nell’Italia berlusconiana e post-berlusconiana). E il meccanismo che adotta è quello dell’identificazione: esordisce con considerazioni e giudizi che ci trovano d’accordo – a “noi”, il pubblico del teatro, mediamente “di sinistra” – per poi condurre quelle stesse considerazioni e quegli stessi giudizi, attraverso il luogo comune, verso una spirale xenofoba, liberista, qualunquista o comunque ispirata all’egoismo sociale. Un rispecchiarsi che diventa drammaticamente un rispecchiarsi nel radicalmente “altro da me”, tratteggiando non solo una geografia di valori politici allo sfascio, ma anche una profonda crisi di identità collettiva e individuale (di cui il Partito Democratico ha dato lampante prova durante la rielezione del Capo dello Stato, Napolitano, finendo per questo quasi in frantumi).

Graziano Graziani, “delteatro.it”

30 APRILE

PESARO | TEATRO SPERIMENTALE

CHEAP WINE

BEGGAR TOWN TOUR

Cheap Wine

BEGGAR TOWN

chitarra ritmica e voce Marco Diamantini

chitarra solista Michele Diamantini

batteria Alan Giannini

basso Andrea Giaro

piano e tastiere Alessio Raffaelli

Con questa nuova opera, i Cheap Wine festeggiano il decimo disco ufficiale e i 18 anni di attività: quella della band pesarese è probabilmente la più longeva storia di autoproduzione mai realizzata in Italia. Gratificata dai grandi consensi di pubblico e critica specializzata, dopo centinaia di concerti in Italia e all’estero, la band torna a esibirsi “a casa” per presentare il nuovo lavoro Beggar town con un live che mostra tutta la potenza del loro sound chitarristico, capace di sintetizzare, attraverso una lettura del tutto personale, 50 anni di musica rock. Energia allo stato puro, unita ad una padronanza tecnica straordinaria: un concerto di questa band è sempre qualcosa di imperdibile.

La band pesarese Cheap wine presenta il suo nuovo album Beggar town, un disco che attraversa atmosfere profondamente diverse tra loro, disomogenee, a volte quasi inconciliabili. Le figure presenti in Beggar town

devono fare i conti con delle macerie, con il nulla che è rimasto sotto i loro piedi, con luoghi pieni di desolazione e smarrimento, e con una prospettiva che prevede una dura e sfibrante lotta per la sopravvivenza. La sorpresa ha lasciato posto a una presa d’atto che genera sensazioni e reazioni contrapposte e solo apparentemente contraddittorie.

Rabbia, cinismo, frustrazione, disperazione sono gli stati d’animo dominanti, ma non possono escludere potenti squarci di luce, momenti di speranza, slanci di grande forza interiore, sogni di riscatto, attimi di tenerezza. E la constatazione del “disastro” non lascia mai spazio alla rassegnazione: la voglia di lottare, di rialzare la testa, di ritrovare dignità, orgoglio, energia, rappresentano i tratti nobili dei personaggi del disco e, in sostanza, incarnano lo spirito dell’intera opera, che si pone come un’esortazione a non arrendersi.

La cromatica dei testi di “Beggar Town” attraversa varie gradazioni, fino ad approdare alla tipologia opposta. Dallo sconforto alla speranza più accesa: perché, nelle condizioni estreme, luci intense e ombre profonde si alternano di continuo, in maniera schizofrenica.

Cosa è il rock in Italia? Andate a vedere i Cheap Wine per capirlo. Una band che è rock come nessun’altra nel nostro paese. Una band impressionante per forza musicale e strumentale. Hanno un suono ormai loro che dal vivo fa venir voglia di saltare sui tavoli. Hanno un repertorio e un tiro da paura. E hanno un approccio ineccepibile, che sul palco mette la musica prima dell’ego. Questo dovrebbe essere il rock in Italia. Questi sono i Cheap Wine. “MeScalina”

6 MAGGIO

URBINO | TEATRO SANZIO

ELISABETTA LAURO / CÉSAR AUGUSTO CUENCA TORRES

MANFREDI PEREGO / MORENO SOLINAS / IGOR URLEZAI

NUOVA DANZA ITALIANA

ANTICORPI EXPLO

NUOVA DANZA ITALIANA

ANTICORPI EXPLO

in collaborazione con Network Giovane Danza d’Autore

Una generazione di artisti rende particolarmente vivace lo scenario della danza contemporanea italiana: la serata – in cui si assisterà a vari lavori di formato breve (15/20 minuti) – presenta alcune delle più interessanti e originali performance emerse dalla vetrina della giovane danza d’autore promossa dal network Anticorpi XL (di cui AMAT è partner per le Marche), prima rete nazionale indipendente per la promozione della danza d’autore.

ELISABETTA LAURO e CÉSAR AUGUSTO CUENCA TORRES (ZERO) WORK IN PROGRESS

di e con Elisabetta Lauro, César Augusto Cuenca Torres

assistenza e creazione Gennaro Lauro

musiche Colleen, Polmo Polpo

direzione, costumi e luci Elisabetta Lauro

progetto sostenuto da Ass.ne Sosta Palmizi e Ass.ne Invito alla Danza

Finalista Premio Outlet di A.C.S. Circuito Spettacolo Abruzzo e Finalista Premio Equilibrio Roma

In (zero) Elisabetta Lauro e C.A. Cuenca Torres creano un duetto di grande poesia in cui il vortice dello zero si fa simbolo della ricerca di un punto fermo, di radici che comunque sono anch’esse in movimento: il risultato è una danza avvolgente a cui i danzatori donano una straordinaria energia.

MANFREDI PEREGO GRAFICHE DEL SILENZIO

coreografie e improvvisazione Manfredi Perego

scene e costumi Manfredi Perego

musiche Paolo Codognola

Grafiche di silenzio è il brano con cui Manfredi Perego – danzatore che ha praticato svariati sport prima di avviare la sua ricerca nella danza contemporanea, vincitore del prestigioso Premio Equilibrio – nasce dal desiderio di trasportare il segno grafico di un disegno sul corpo in movimento: lo spazio scenico diviene foglio di carta in cui è anche lo spettatore a poter immaginare il proprio “disegno danzato”.

MORENO SOLINAS e IGOR URLEZAI TAME GAME

coreografia Moreno Solinas in collaborazione con Igor Urzelai e Csaba Molnar

danzatori Moreno Solinas, Igor Urzelai e Fionn Cox-Davies

musica Alberto Ruiz Soler

luci Seth Rook Williams

scenografia e costumi David Harris

Tame Game esplora la nostra congenita tendenza a intrometterci negli affari degli altri. Tre danzatori dipingono un mondo sfrontato ed esuberante in cui testano i loro freni inibitori e riflettono sugli schemi performativi tradizionali. Il pubblico diventa complice dello spiritoso gioco di ruoli.

10 MAGGIO

URBANIA | TEATRO BRAMANTE

CONTART / VALERIA MAGLI

PUPILLA

ContART

PUPILLA (1983-2014)

uno spettacolo di Valeria Magli

con DanceHaus Company

interpreti Chiara Monteverde, Armida Pieretti, Susan Vettori

musiche Claude Debussy, Gabriel Fauré, Juan Hidalgo, Ethelbert Nevin, C. J. Orth

montaggio musiche (1983) a cura di Valeria Magli editing e restauro musiche (2014) AGON

poesie di Hugo Ball, Milli Graffi, Letizia Paolozzi, Giovanni Pascoli, Gisèle Prassinos, Umberto Saba

elaborazione testi (1983) a cura di Valeria Magli con la collaborazione di Letizia Paolozzi

aiuto regia Dalila Sena luci Michelangelo Campanale assistente coreografia Maria Pia Tommaselli

costumi (1983) Valeria Magli restauro costumi (2014) Elisa Scalvini

maschere e manichino (1983) Guerrino Lovato bambola (1983) Brigitte Starczewski Deval

riallestimento nell’ambito del progetto RIC.CI

Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni ’80-’90

ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini

in collaborazione con TPP – Comune di Bisceglie – progetto “Sistema Garibaldi”/ AMAT / Arteven

in coproduzione con Fondazione del Teatro Grande di Brescia / Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee / Fondazione Milano Teatro Scuola Paolo Grassi / Fondazione Ravenna Manifestazioni Fondazione Teatro Comunale di Ferrara / Torinodanza

Considerato uno tra gli spettacoli di danza più importanti del decennio ‘80-‘90, Pupilla di Valeria Magli – al debutto al Teatro Pier Lombardo di Milano nel 1983 – rivive in scena grazie al progetto RIC.CI ideato e diretto da Marinella Guatterini. Un connubio perfetto tra gesto, poesia e musiche che evoca immagini infantili e inquietanti per un lontano spettacolo allegro e torbido.

Negli anni Ottanta fu definita la “musa dei poeti” e soprattutto la performer della “poesia ballerina”. Una artista fuori del coro e anche una intelligente funambola sempre in bilico fra teatro e danza. (…). Per questo l’inafferrabile Valeria Magli rientra nel progetto RIC.CI (dopo Virgilio Sieni e Alessandro Certini con Duetto, Enzo Cosimi con Calore, Fabrizio Monteverde con La boule de neige e il duo Abbondanza/ Bertoni con Terramara) come un unicum nella memoria della nostra tradizione del nuovo.

Nel 1983 le tappe di Pupilla, di e con la performer Valeria Magli, erano scandite da riferimenti culturali inequivocabili (Hans Bellmer, Heinrich von Kleist), da immagini evocative, ora commosse, ora rarefatte. E lo sono ancora. L’odierna ricostruzione della pièce, affidata a tre ballerine della DanceHaus Company, torna a raccontare il rapporto tra bambola, infanzia, erotismo e non solo. «La bambola appartiene alla numerosa famiglia delle marionette, dei pupazzi, dei manichini, degli automi» dice Valeria Magli, «tutte effigi dell’umano che si legano agli antichi miti sulla resurrezione dei morti e sulla metamorfosi di esseri vivi in figure morte». Ricca di calcolatissima fantasia e di un’accurata scelta di musiche e strofe, Pupilla resuscita insieme alle ambigue donne-robot, una pionieristica stagione italiana di “poesia ballerina”, originale ancora oggi. Marinella Guatterini, 2014

[II progetto RIC.CI, ideato e diretto dal 2011 da Marinella Guatterini, punta a dare risalto e a (ri)mettere in moto la memoria della danza contemporanea italiana dall’inizio degli anni ’80 sino ai ’90. Vengono riproposte al pubblico le più significative e importanti coreografie della nostra tradizione del nuovo, affidate all’interpretazione di giovani danzatori, che ne mantengono ancora oggi viva la sorprendente freschezza.]

14 MAGGIO

URBINO | TEATRO SANZIO

RAIZ / FAUSTO MESOLELLA / MARCO D’AMORE

DAGO RED TOUR

DAGO RED TOUR

voce Raiz

chiatarra Fausto Mesolella

con la partecipazione straordinaria di Marco D’amore

L’appuntamento musicale è con Dago red tour, un album trasformatosi in un concerto, che vede insieme il cantautore Raiz e il chitarrista e produttore Fausto Mesolella per rileggere i classici della canzone napoletana, aprendoli alla contaminazione con l’estero, tra The Who, Gogol Bordello e Leonard Cohen. Ad accompagnarli in questo viaggio Marco D’Amore, reduce dai successi internazionali di Gomorra – La Serie e del film Perez, con il compito di amalgamare le note di Raiz e Mesolella alla grande tradizione teatrale napoletana.

La narrativa e il canto. Il passato e il presente, sul medesimo palco, in una sintesi romantica, proletaria, migratoria. Oltre i limiti dello spazio geografico, o geopolitico, e fisico. Oltre l’insulto di chi una volta era marinaio e s’imbarcava per i continenti portando nella sacca un destino da ricreare e tanta fame. È l’istinto che sta dietro le quinte e nelle vene di “Dago Red”: prima un album, uscito pochi mesi fa, oggi un concerto, che vede insieme il cantautore Raiz e il chitarrista e produttore Fausto Mesolella. Complici di uno studio che muove dalle origini dell’arte del Sud e arriva lontano. Non snaturandosi bensì moltiplicando verbi, azioni, emozioni, immagini.

Disco che trova la sua origine nell’omonima collezione di racconti scritti dall’italo-americano John Fante e pubblicati negli anni Trenta del Novecento. Nelle parole degli stessi artisti, Dago Red si potrebbe tradurre approssimativamente come “Rosso terrone”. Intendendo il rosso come vino. Ed il “vino terrone” è vino rosso paesano, quello che forse non è amato dai palati raffinati dei sommelier ma che è forte, sincero e inebriante. Il disco e il live sono composti dalla rielaborazione di memorabilia del canzoniere napoletano che si mescolano a ciò che napoletano non è d’anagrafe ma che, altrettanto, appartiene allo spirito di questo affascinante duo di cittadini del mondo. Le pulsioni rock, soul, blues, reggae del combo fanno pace con quelle canzoni che illustrano una terra per esperienze itineranti, multicolor, wop. Ossia, senza passaporto. È così che naturalmente, Lacreme napulitane [firmata da Bovio-Buongiovanni] si specchia nella Immigrant Punk dei Gogol Bordello di Eugene Hutz. Che ’a muntagna vesuviana, il Vesuvio di Tu ca nun chiagne [Libero Bovio-Ernesto De Curtis], ricorda The Who in See Me, Feel Me. Nello scenario della Carmela immaginata da Sergio Bruni e Salvatore Palomba a un tratto si accomoda persino Leonard Cohen di I’m Your Man mentre la guerra descritta dalle strofe laceranti di O surdato ‘nnammurato viene esorcizzata da Give Me Love di George Harrison. Tutto scorre senza confini musicali, culturali e ideologici: persino Maruzzella di Renato Carosone fa un bagno nel Mediterraneo orientale e si reinventa in ebraico. Nel viaggio a ritroso, si attraversano con sorprendente simbiosi la Campagna narrata da James Senese e Franco Del Prete e il Rastaman Chant di Bob Marley, fino a giungere ad un Festival di Sanremo di metà anni ’70, che ridona l’opportunità di reinterpretare magicamente l’Ipocrisia di Angela Luce, ribaltandone il sentimento al maschile.

16 MAGGIO

PESARO | TEATRO SPERIMENTALE

MUTA IMAGO

CANTIERE APERTO X HYPERION

Muta Imago

CANTIERE APERTO PER “HIPERION”

ideazione Muta Imago regia Claudia Sorace drammaturgia Riccardo Fazi

performer Jonathan Schatz flauto Karin de Fleyt soprano Valérie Vervoort

composizione elettronica Juan Parra Cancino e Riccardo Fazi sprecher in via di definizione

consulenza al progetto Alessandro Taverna consulenza etica ed estetica Daniel Blanga Gubbay

supporto alle ricerche BrentWetters aiuto regia Chiara Caimmi

riprese video in via di definizione sound design Fabio Vignaroli costumi Jonne Sikkema

produzione Sagra Musicale Malatestiana, Romaeuropa Festival,

in collaborazione con Kunstencentrum Vooruit – Gent, AMAT, Santarcangelo Festival 2015

L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Rialto Santambrogio, Carrozzerie n.o.t.

La compagnia romana Muta Imago, famosa per il suo alto lirismo e la sua delicata poetica che indaga spesso i temi della memoria e del ricordo, affronta con Hyperion l’opera di Bruno Maderna, un mosaico di opere sparse che indaga la lotta tra l’individuo e la società, tra il desiderio e la nostalgia.

Hyperion è il poeta che vive incompreso nel mondo e a sua volta non comprende il mondo circostante. Due mondi, pertanto, ognuno, un caos. Bruno Maderna

Qual è il posto dell’uomo nel mondo? Questa è la domanda principale sollevata da questo lavoro. Maderna ha scritto Hyperion nella forma di un’opera aperta anche perché, forse, non può esserci risposta a questa domanda: la vita di ogni uomo è instabile, in continuo movimento, e così sarà per sempre. L’unica realtà che Hyperion può conoscere è quella della lotta, del conflitto: una lotta in atto da sempre, che non conosce vinti né vincitori. Una lotta che a volte l’uomo decide di combattere per riuscire ad afferrare frammenti di bellezza e di unità, per cercare di creare intorno a sé lo spazio e il tempo di un respiro che possa sollevarlo dall’alienazione e dal disperato finalismo del mondo in cui vive. Un mondo che oggi, sempre più, segue inesorabile il proprio corso, come un fiume in piena, una potenza cieca e implacabile che sembra apparentemente negare qualsiasi possibilità di azione, qualsiasi possibile gesto finalizzato ad aprire una breccia, a costruire una diga, a prendere una posizione. Hyperion cerca, in questo mondo, lo spazio di una possibilità. E non trova pace, in questa ricerca. Cade, si rialza, poi cade di nuovo. È un uomo che agisce, gioca, e giocando si riguarda, e cerca di capire qual è il suo luogo. Questa è la condizione che vogliamo mettere in scena. Il lavoro di Bruno Maderna contiene una singola grande verità: il posto dell’uomo è nella sua umanità, è vicino a se stesso e alla sua natura. E dato che questa condizione non gli è concessa, allora deve combattere per ottenerla. Deve compiere un atto di sottrazione rispetto ai propri compiti e agire per aprire intorno a sé uno scarto tra ciò che è permesso e ciò che è possibile.

Hyperion non è una composizione per il teatro, non è un’opera: è una lirica che Maderna lancia come una sfida, affinché venga messa “in forma di spettacolo”. È un mosaico di opere sparse, correlate tra loro soltanto dall’ispirazione primigenia legata all’Hyperion di Hölderlin, alla lotta tra l’individuo e la società, tra il desiderio e la nostalgia che questo testo incarna. Un mosaico che Maderna stesso non poteva fare a meno di ricomporre a ogni occasione di presentazione del lavoro, che fosse in forma scenica o in versione da concerto, dando così forma alle numerose versioni dell’opera che sono arrivate fino a noi. Una lotta, la sua, pari a quella del suo protagonista, e che arriva alle stesse conseguenze: Maderna decide di mettersi da parte come artista, di fare un passo a lato rispetto alla propria responsabilità di creatore, nel nome della possibilità di un’apertura, della creazione di uno spazio incerto. Un lavoro che si è dipanato lungo gli anni, a partire dalla prima messinscena del 1964 alla Biennale di Venezia, fino alla versione da concerto del 1969/70, quella Suite aus der Oper Hyperion, che molti ritengono la formulazione più compiuta e riuscita dell’autore. Il senso e la forma di questo cammino vorremmo indagare e riportare sulla scena.

19 MAGGIO

SAN COSTANZO | TEATRO DELLA CONCORDIA

GAETANO BRUNO / FRANCESCO VILLANO

GENESIQUATTROUNO

GENESIQUATTROUNO

caino e abele, storia di una fratellanza deviata

testo e musiche Gaetano Bruno

diretto e interpretato da Gaetano Bruno e Francesco Villano

[spettacolo selezionato al Premio In-Box 2014 e finalista Premio Dante Cappelletti 2013]

Una grande prova fisica e attoriale per Gaetano Bruno – attore che per otto anni ha lavorato con la compagnia di Emma Dante – e Francesco Villano – diplomatosi alla Silvio D’Amico e con esperienze che si muovono tra il teatro e la danza – che con genesiquattrouno ripercorrono con gesti e a parole la storia di Caino e Abele, soffermandosi su quella giornata che ha cambiato per sempre le loro vite. Selezionato per il Premio In-Box 2014, lo spettacolo è stato ospitato nei festival di teatro contemporaneo più importanti d’Italia.

Non raccogliere le stelle per portarle sopra al monte

Sopra al monte non c’è luce, non c’è luce e tutto tace

Sto cercando mio fratello che l’ho perso e non ho pace

Stai attento a quel che cerchi che altrimenti ti dispiace.

Due uomini si risvegliano dentro un cerchio di frutta. Lo stesso luogo che hanno eletto, nell’infanzia, oasi d’avventura per sentirsi al riparo dal mondo. Sono molto diversi tra loro. Il Primo è impaurito, spaesato e stenta a riconoscere sia il luogo sia l’altro. Il Secondo invece, a proprio agio, continua a cercare la complicità del primo. (…) Non parlano. Il Primo si fa capire con un codice di gesti e suoni affinato nell’infanzia. Il Secondo lentamente sembra ricordare, a poco a poco la diffidenza iniziale cede il passo al riconoscimento di sangue e i due confermano il loro affetto nella tana dell’infanzia che ha sancito la loro alleanza. Sono due bambini. Si rincorrono, scherzano, ridono. Si vogliono bene, sono fratelli. Sembra quasi che tutto sia tornato come prima. Come quando da piccoli cercavano di stabilire un contatto con quel Dio sconosciuto cui dedicavano le preghiere da loro inventate, quello stesso Dio cui hanno imparato a donare la parte migliore del proprio lavoro, di loro stessi. Ma anche se i due hanno ritrovato il linguaggio comune e ripristinato l’equilibrio del passato, non accenna a scomparire, in questo tempo rarefatto, una strana luce che offusca i loro sguardi. Un riverbero che nessuno dei due ha mai colto prima negli occhi dell’altro. Il Secondo continua a invitarlo a uscire, ma l’altro gli rimanda la paura di varcare il confine di rami per terra. Forse, quei momenti in cui bastava un semplice cenno del capo per iniziare chissà quali avventure sono terminati. Forse, quel respiro comune che hanno condiviso dopo una corsa in montagna ha ceduto il passo a un sospetto che li fa essere guardinghi tra loro come non lo sono mai stati.

Si avverte un mistero pericoloso tra i due che in un modo o nell’altro dovrà essere rivelato. Spetterà al minore, farsi comandante del macabro “svelamento”. Sarà lui che, con astuzia, continuerà a stanare l’altro fratello dal buio della sua vergogna. Lui che lo costringerà a prendere coscienza del fratricidio che ha da poco compiuto. E saranno tanti gli interrogativi che prenderanno corpo nei ricordi del maggiore. Perché non ha saputo cogliere dal rifiuto dei doni presentati al loro Dio un prezioso insegnamento, perché ne ha distorto le parole d’amore abbattendo la sua ira sul fratello minore, come ha potuto trasformare quella tana segreta, che da piccoli aveva sancito un’alleanza di vita, in una camera di morte? I due uomini si dirigono lentamente verso quella separazione che ha cambiato per sempre la vita di entrambi, in quella giornata di odio, in quella giornata d’amore. Gaetano Bruno

21 MAGGIO

PESARO | TEATRO ROSSINI

COMPAGNIA ENZO COSIMI

WELCOME TO MY WORLD

Compagnia Enzo Cosimi

WELCOME TO MY WORLD

regia, coreografia, costumi, make up e disegno sonoro Enzo Cosimi

rubber mask Cristian Dorigatti

musiche Chris Watson, John Duncan, Pansonic, Brian Eno

disegno luci Stefano Pirandello/ Gianni Staropoli

organizzazione Maria Paola Zedda

interpreti Paola Lattanzi, Alice Raffaelli, Francesco Marilungo, Riccardo Olivier

in collaborazione con Scuola Civica d’Arte Paolo Grassi di Milano

Recentemente insignita col prestigioso Premio Danza&Danza, la Compagnia Enzo Cosimi porta in scena uno spettacolo sull’apocalisse attuale e necessario: un paradossale invito verso un mondo che sta finendo ma che non si è ancora ripiegato completamente su se stesso, perché nel pieno del suo bisogno di affermare la propria esistenza.

Quando avverrà la fine del mondo? Che volto avrà l’Apocalisse? Si teme l’anno mille come portatore di disgrazie più che di rivoluzioni positive. La tecnologia contemporanea amplifica, gonfia la paura, fa diventare verità semplici ipotesi. Strani suoni provenienti dal cielo e dalla terra impressionano il mondo.

Il fenomeno è lo stesso: forti vibrazioni inspiegabili. Le cause attribuibili a queste onde potrebbero essere terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche, uragani, tempeste. Ipotesi è che il fenomeno derivi da grandi processi energetici come potenti eruzioni solari ed enormi flussi da esse generate, che correndo verso la superficie terrestre destabilizzano l’atmosfera o che provenga invece dall’interno del nucleo della Terra.

Negli ultimi anni un’intensificazione dei processi energetici nel centro della Terra genera onde acustiche di gravità in una gamma udibile sotto forma di uno spaventoso suono a bassa frequenza. Il mondo resta diviso: chi crede che le vibrazioni insolite siano uno dei primi segnali che preannuncerebbe l’imminente fine del mondo; chi crede che siano legate a fenomeni naturali.

Welcome to my world, benvenuti nel mio mondo. È questo il titolo dell’ultima, stupefacente, creazione di Enzo Cosimi, coreografo maggiore tra i nostri italiani, un artista che dai primi anni Ottanta scuote la scena e la personalità di chi incontra con luminosa acutezza. (…) C’è un vigore eccellente nell’unione tra la danza che mostra l’esperienza dei corpi e la coreografia che organizza il movimento. Cosimi impagina il furore eroico e erotico del corpo in una scrittura dove svetta il disegno che si costruisce a distanza tra i corpi, il ritorno e lo sviluppo di movimenti chiave, la visibilità di una concezione compositiva che è altissima coreografia.

[Francesca Pedroni, “Il Manifesto”]

30 MAGGIO

PESARO | LUOGHI VARI

FROM PESARO WITH LOVE

PIAZZETTA MOSCA | ORE 18.30

I CAMILLAS / APDC DUO

TEATRO ROSSINI | ORE 20

MARIA ANTONIETTA / ORANGE LEM

TEATRO ROSSINI | ORE 21.30

BE FOREST / FACCIONS / ALTRO

CENTRO ARTI VISIVE PESCHERIA | ORE 24

SOVIET SOVIET / VERSAILLES

Una serata di scintille rock interamente dedicata a tutta la nuova scena pesarese ormai famosa in tutto il Belpaese. Un sound che attraversa la città di Pesaro in diversi orari e che è composto da new wave, punk/ post-punk, dream pop, con un retrogusto malinconico, con gruppi come Be Forest, Maria Antonietta, Soviet Soviet per passare dal garage/ grunge dei Versailles, al new-pop ineffabile e buffo dei Camillas. Ma c’è molto altro ed è tutto da scoprire (e da ballare).

A Pesaro (e dintorni) abbiamo trovato una moltitudine di band, spesso legate da rapporti di amicizia, stima, collaborazione (tutti suonano con tutti) e sostegno reciproco. […] È una scena piuttosto maschile: le ragazze sono arrivate soltanto recentemente, e si contano sulle dita di una mano: Maria Antonietta, Erica e Costanza dei Be Forest, poche altre. […] Quando si parla di “scena pesarese” è inevitabile dilatare i confini fino a Fano: «Da due decenni le due città si influenzano a vicenda, fornendo locali dove suonare quando chiudono in una città e viceversa» concorda Alessandro Baronciani (voce e chitarra degli Altro). Aggiunge Roscetti: «A livello quantitativo Pesaro e Fano sono le cattedrali». […] Il comune denominatore che unisce le varie realtà musicali locali è il Plastic Music Dispenser, per Baronciani «l’ultimo baluardo della musica contro le orde barbare di Spotify». Molto più di un negozio di dischi (fumetti, libri), al Plastic il titolare Mirko Bertuccioli (Camillas) organizza mostre e showcase, oltre a tenere ovviamente tutti i dischi dei gruppi pesaresi. La dedizione di Mirko alla “scena” locale è tale che tiene anche una serata da DJ che si chiama From Pesaro with love, in cui mette soltanto musica di gruppi pesaresi. I Dischi Di Plastica sono un’altra sua creazione (con il “fratello” Ruben Camillas), nata per produrre i loro dischi e i dischi degli amici. Jessica Dainese “Doppiozero”

CAMILLAS

Il duo (Mirko Bertuccioli alle tastiere e voce, Vittorio “Toto” Ondei alle chitarre, xilofono e voce) suona un pop surreale, giocoso e dolce-amaro apprezzatissimo in tutta Italia. Celebri le loro performance live, sempre imprevedibili e diverse. Sentono fratellanza con gli X-Mary, Pop_X, Calcutta, Gioacchino Turù. Per alcuni, “la versione 2.0 di Cochi e Renato”.

MARIA ANTONIETTA

A poco più di vent’anni, inizia a farsi conoscere come Marie Antoinette e parallelamente, nel 2010, si ritrova a fronteggiare i Young Wrists, band tweed-pop ispirata agli Smiths. Nel 2011 si sciolgono e Letizia inizia a scrivere brani in italiano. “Ero stanca di non avere uno scambio vero con le persone che venivano ai concerti. Mi sentivo una che si nasconde, che bluffa. In inglese le cose non fanno male, almeno non fanno così male”. Il suo secondo disco uscito nel 2012 le dà un successo straordinario. Spesso paragonata a Carmen Consoli, i suoi modelli sono invece “le ragazze del movimento Riot Grrrl, e PJ Harvey”. Nel 2014 il suo nuovo album è uscito per La Tempesta.

ORANGE LEM

Gli Orange Lem nascono nell’inverno del 2005 dai fondatori Marco Braca e Lorenzo Pianosi. Dopo varie vicissitudini e cambi d’organico il gruppo raggiunge la formazioni definitiva con l’aggiunta del tastierista di Cattolica Marco Del Fattore e il batterista Roberto Cogliano. Il loro sound si muove tra il wave pop, sinth pop, elettro pop.

BE FOREST

I Be Forest sono Costanza Delle Rose (voce e basso), Erica Terenzi (batteria/ chitarra elettrica/ voce) e Nicola Lampredi (chitarra elettrica e batteria). Si formano nel 2010. L’anno seguente esce il loro album di debutto Cold, un disco di pop ovattato ed etereo, glaciale e minimale, applaudito da critica e pubblico.

THE FACCIONS

The Faccions sono una band di pop d’avanguardia, post-rock sperimentale attiva da quasi quindici anni. La formazione è composta da chitarra (Rodolfo Brocchini), batteria/effetti speciali (Freddy), tastiere/percussioni (Michele Lilli), Basso (Lorenzo Scarpetti), Violino (Gago) e voce/flauto (Mariangela Malvaso).

ALTRO

Alessandro Baronciani (voce e chitarra), Gianni Pagnini (basso) e Matteo Caldari (batteria) fondano gli Altro nel 1996. Il gruppo post-punk pesarese si è ritagliato nel corso della sua carriera un posto di tutto rispetto nel circuito indie italiano.

SOVIET SOVIET

Nascono nel 2008 tra Pesaro e Fano. Nel 2009 pubblicano due EP autoprodotti. Nel 2010 danno alle stampe un EP split con i franco-inglesi Frank (just Frank), citato in Retromania di Simon Reynolds. Si esibiscono su numerosi palchi italiani ed europei (anche in Russia!). Il batterista Alessandro Ferri suona anche ne Gli Ebrei.

VERSAILLES

I Versailles sono un duo chitarra&batteria formato da Manu Magnini (fanatico dei Sonic Youth, già Container 47 e Key-Lectric. Per Mirko B. “l’icona rock di Pesaro”) e Damiano Simoncini (Damien*,Young Wrists, Maria Antonietta). Due album per loro: Dust & Chocolate (2011) e 1976-1991 (2013), più l’EP Noway, a cui hanno collaborato anche Maria Antonietta e Be Forest. Garage, (post-) punk, new wave a tratti oscura, a tratti danzereccia, sempre godibile.

APDC DUO

Alessandro Polidori (piano) & Diego Cardinali (batteria), il gruppo nasce dalla grande e storica amicizia tra i due componenti che stanchi dei soliti gruppi vogliono provare a fare un duo ed anche per la voglia di sperimentare molti generi musicali tra cui funk, soul, dance, samba.

BIGLIETTERIE

ANCONA

AMAT 071 2072439 lunedì – venerdì dalle 10 alle 16

FANO

Botteghino Teatro della Fortuna 0721 800750

da mercoledì a sabato [esclusi i festivi] 17.30 – 19.30

mercoledì e sabato anche 10.30 – 12.30; nei giorni di spettacolo dalle 17.30

PESARO

Biglietteria Teatro Rossini 0721 387621

da mercoledì a sabato 17 – 19.30; nei giorni di spettacolo feriali 10 – 13 e dalle 17

la domenica di spettacolo 10 – 13 e dalle 16

Biglietteria Teatro Sperimentale 0721 387548 il giorno di spettacolo 10–13 e dalle 17

SAN COSTANZO

Biglietteria Teatro della Concordia 0721 950124 il giorno di spettacolo dalle 17

SAN LORENZO IN CAMPO

Biglietteria Teatro Tiberini 366 6305500 il giorno di spettacolo dalle 17

URBANIA

Biglietteria Teatro Bramante 0722 317929 il giorno di spettacolo dalle 17

URBINO

Biglietteria Teatro Sanzio 0722 2281

il giorno precedente lo spettacolo dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20; il giorno di spettacolo dalle 16

VENDITA ON-LINE

www.amatmarche.net | www.vivaticket.it

INFORMAZIONI

AMAT

071 2075880 | www.amatmarche.net

FANO

Fondazione Teatro della Fortuna 0721 800750 / 827092 | www.teatrodellafortuna.it

PESARO

Uffici Teatro0721 387620 | www.teatridipesaro.it

SAN COSTANZO

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino 0721 3592515

SAN LORENZO IN CAMPO

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino 0721 3592515

URBANIA

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino 0721 3592515

URBINO

Servizio Cultura e al Turismo 0722 309222 / 309602 | www.urbinoculturaturismo.it

BIGLIETTI

Fano, Teatro della Fortuna

I giganti della montagna

Pesaro, Teatro Rossini

Eneide di Krypton, Discorsi alla nazione, Welcome to my world

Pesaro, Teatro Sperimentale

Jesus, Trashx$$$ + Justice, Beggar Town

San Costanzo, Teatro della Concordia

Soak, Genesiquattrouno

Urbania, Teatro Bramante

Pupilla

Urbino, Teatro Sanzio

Madame Céline o il ballo della malora, Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni

Anticorpi Explo, Dago Red Tour

posto unico numerato 10 euro | 8 euro ridotto*

*valido fino a 29 anni, studenti, AMATo abbonato Card, soci Touring Club

per Trashx$$$ + Justice, Anticorpi Explo, Welcome to my world ridotto anche per iscritti scuola danza

per Dago Red Tour ridotto per abbonati alla stagione di prosa di Urbino, giovani fino a 24 anni, studenti, iscritti scuole musica, AMATo abbonato Card, soci Touring Club

Fano, Teatro della Fortuna

Bestemmia d’amore

posto unico numerato 15 euro | 12 euro ridotto*

*valido fino a 29 anni, studenti, AMATo abbonato Card, soci Touring Club;

Pesaro, Teatro Rossini

Brunori srl

settore A e B 18 euro| 15 euro ridotto*

settore C e D 15 euro | 12 euro ridotto*

settore E e loggione € 10 euro

*valido ridotto fino a 29, oltre 65 anni

Pesaro, Teatro Rossini

Dolce vita

settore A 17 euro | 15 euro ridotto* – settore B 15 euro | 13 euro ridotto*

settore C 13 euro | 11 euro ridotto* – settore D 11 euro | 9 euro ridotto*

settore E 10 euro – loggione 7,50 euro

* valido fino a 29 anni, oltre 65 anni, iscritti scuole danza e convenzionati vari

Pesaro, Teatro Sperimentale Cantiere aperto x “Hyperion”

ingresso cortesia 3 euro

Pesaro, vari luoghi From Pesaro with love giornata completa 15 euro

I Camillas, AP/DC Duo Piazzetta Mosca

ingresso libero

Maria Antonietta, Orange Lem Teatro Rossini

Be forest con sezione d’archi, Faccions, Altro Teatro Rossini

posto unico 12 euro

Soviet Soviet, Versailles Centro Arti Visive Pescheria

posto unico 8 euro

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini La semplicità ingannata

settore A 15 euro | 12 euro ridotto* | settore B 10 euro | 8 euro ridotto*

INIZIO SPETTACOLI

Fano, Pesaro, Urbino ore 21

San Costanzo, San Lorenzo in Campo ore 21.15

Urbania Pupilla ore 17

Pesaro, vari luoghi From Pesaro with love

I Camillas, AP/DC Duo Piazzetta Mosca ore 18.30

Maria Antonietta, Orange Lem Teatro Rossini ore 20

Be forest, Faccions, Altro Teatro Rossini ore 21.30

Soviet Soviet, Versailles Centro Arti Visive Pescheria ore 24

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