Rossini Ameno, sonetti in dialetto pesarese

di 

8 febbraio 2015

Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci
Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”.

Rossini Ameno

Rossini Ameno

Ecco l’undicesimo sonetto: Sonetto XI Ma Rossini s’presenta l’ocasion Da fé ‘na scmessa, posta ‘na magneda ch’la consisteva, e a quest a podim creda, t’un galnacc che malà s’chiema “dindon”, (A Rossini si presenta l’occasione / di fare una scommessa, posta una mangiata / che consisteva, e a questo possiamo credere, / in un gallinaccio che la si chiama “dindon”,). rempid a stuff, parchè ‘l nissa più bon d’tartufol. Venc Rossini e un pó el stà a veda, cl’atre en parleva mei da mettse a seda e Rossini el s’decid a dei de spron. (riempito a volontà, perché venisse più buono / di tartufo. Vince Rossini e un po’ sta a vedere, / l’altro non parlava mai di mettersi a sedere / e Rossini si decide di spronarlo.) – Questo tacchino quando lo si fa? Cl’atre (Quell’altro): Non è stagione, mio Rossini, per tartufi di prima qualità. – Son baje (bugie), amico mio, vada là … è voce messa in giro dai tacchini per non farsi riempire .

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