Codice da Vinci sotto la Palla: il quadro attribuito a Leonardo sarebbe di una vedova pesarese

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11 febbraio 2015

Apparterrebbe alla vedova pesarese Emilia Cecchini, 70 anni, una casa a Lugano, il “Ritratto di Isabella d’Este“, opera del 16esimo secolo attribuita a Leonardo da Vinci, ritrovata dalla Guardia di Finanza di Pesaro in Svizzera e dal valore stimato di circa 120 milioni di euro. Ma come è iniziata questa versione pesarese del Codice da Vinci? Con un avvocato fanese, Sergio Shawo, fermato al confine tra Italia e Svizzera, dalla Polfer, lo scorso 27 agosto: in tasca aveva una lettera in cui c’era il mandato per la vendita del quadro in questione per una cifra non inferiore ai 95 milioni di euro.

Il capolavoro ritrovato

Il capolavoro ritrovato

Da lì è partita la ricerca all’interno di una banca svizzera del Ritratto di Isabella d’Este e la conseguente rogatoria per il sequestro. Del quadro, però, non c’era traccia. Pochi mesi dopo, però, tramite una complessa indagine si arriva al dunque: la signora Cecchini, a ottobre, come ha ricostruito il Carlino, nella caserma di  Ancona con i suoi avvocati racconta una versione della storia: il quadro apparteneva a suo padre ed era rimasto in Svizzera perché sua nonna viveva lì e il fratello, che vive negli Usa, per iscritto aveva fatto sapere che non gli interessava.  Insomma, una storia con tanti punti oscuri e difficilmente credibili. Il blitz dei carabinieri è storia recente, con 70 indagati per truffa alle assicurazioni ed esportazioni illegali di opere d’arte. La difesa dell’avvocato Shawo: nessun corriere di quadri, faceva solo intermediario.

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