Davide Borrelli, il tulipano granata

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11 febbraio 2015

Sandro Candelora

FANO – Formidabili quegli anni. All’alba dei ’70, mentre il rock più bello mai suonato faceva da colonna sonora ai nostri giorni, il mondo del calcio venne scosso dal vento del rinnovamento. L’aria che annunciava tempi nuovi era in arrivo dall’Olanda e ad incarnare il cambiamento erano i giocatori dell’Ajax, che di fatto confluivano quasi tutti nella nazionale arancione. La novità era costituita dal fatto sorprendente che in campo gli orange non si muovevano secondo i canoni consueti ed ormai acquisiti: perbacco, tutti facevano tutto e lo sapevano fare con risultati eccellenti, con terzini che diventavano attaccanti, punte che ripiegavano in difesa, all’insegna di una duttilità singola e collettiva, di uno spirito di sacrificio inusitati fino a quei giorni.

Il simbolo massimo, il profeta insuperato di quella scuola destinata a modificare per sempre i dettami del football era un giovanotto esile ed emaciato (al punto che avrebbe impersonato al meglio il ‘pallido prence’ Amleto) di nome Johan Cruyff, il poeta del gol. Semplicemente sublime in tutto ciò che faceva.

Gabellini e Borrelli

Gabellini e Borrelli

La lunga premessa era necessaria per far capire di che cosa stiamo parlando a chi non ha avuto il privilegio di vivere quei momenti epocali nella storia del calcio moderno. Ebbene, a costo di apparire blasfemi noi sosteniamo che, fatte ovviamente le debite proporzioni, ci par di rivedere il sommo tulipano ogni volta che assistiamo alle prestazioni di Davide Borrelli, divenuto in pochi mesi leader assoluto dell’Alma tutta ritmo, applicazione e fantasia assemblata da quel satanasso di Alessandrini, uno che la sa più lunga di tanti altri, pur non sbandierandolo a destra e a manca. Sì, perché il numero dieci granata sta in pratica giocando allo stesso modo mirabile. E’ difensore quando deve dar manforte ai compagni di retroguardia, mediano allorché va a strappare il pallone dai piedi degli avversari, regista sopraffino nel servire passaggi al bacio, attaccante nell’attimo in cui prende di mira (con ottimi esiti) la porta nemica. Il tutto condito di tecnica cristallina, che gli permette di dare del tu alla palla, unita ad umiltà, dedizione, voglia di spendersi, capacità di esempio. Uno spettacolo a sé, insomma, anche se mai fine a se stesso poiché sempre messo al servizio della causa. Gesti che traducono in concreto l’essenza stessa del calcio e che da soli valgono il prezzo del biglietto. Dice: come mai un talento simile non ha mai frequentato categorie più elevate? Mah, vallo a capire. Le ragioni, private o pubbliche, possono essere una, nessuna e centomila. Quale che sia la risposta, l’importante in ogni caso è che la stella di Davide splenda di luce dorata sull’orizzonte del ‘Mancini’. Illuminando la mente ed il cuore degli amanti del pallone. E guidando tutti noi sulla strada del sogno.

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