Fano, tra ricordo e memoria alla ricerca della verità: Consiglio Comunale straordinario

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11 febbraio 2015

FANO – Si è svolto nella Sala Verdi del Teatro della Fortuna il Consiglio Comunale stroardinario dedicato al Giorno del Ricordo delle Foibe e della tragedia degli italiani.

Il giorno del ricordo

Il giorno del ricordo

Alla presenza dgli istituti superiori, dei consiglieri comunali e dello storico Di Sante, il Presidente Renato Claudio Minardi ha aperto i lavori ricordando questa “parte importante della nostra storia – ha detto – dove tra il 1943 ed il 1945 sin sono compiuti orrori contro l’umanità, operando di fatto una pulizia etnica. Un orrore che è stato spesso taciuto soprattutto da chi politicamente ha permesso che migliaia di italiani venissero gettati nelle cave carsiche”. Minardi ha anche lanciato un chiaro segnale: la necessità di ricordare questa pagina di storia perchè dopo i conflitti mondiali, i 70 anni di pace vissuti dall’Italia ma anche da tutta l’Europa, sia un bene che le generazioni devono assolutamnete preservare ed alimentare. “Dobbiamo lavorare – ha concluso il Presidente del Consiglio Comunale di Fano – perchè in tutto il mondo si arrivi ad una cultura di tollerenza verso gli altri, verso le diversità, lavorando per supearare i confini etnici, religiosi, di pelle e di cultura”.

La parola è poi passata all’assessore alla Memoria, Samuele Mascarin che ha lanciato diverse fasi di riflessione: “il dramma delle Foibe – ha detto – non solo è stato una pulizia etnica, ma va spiegato e contestualizzato anche come un processo di rivoluzione proprio nella fondazione della jugoslavia comuinista dove l’atteggiamento del nazioalismo è stato vissuto con violenza. Una complessità nel riportare la storia degli eventi che conferisce un forte valore ad una sorte che è toccata a l’intera Europa. L’insegnamento è sicuramente quello di poter affermare che tutte le dittature, le guerre ed i nazionalismi, sono dei mostri. A noi spetta il compito di fare in modo che giornate come queste siano solo l’inizio di un impegno sociale forte. Solo così – ha concluso Mascarin – saremo inn grado di costruire un nuovo mondo condiviso e capace di parlare al futuro”.

Il professore Costantino Di Sante, direttore dell’Istituto di Storia Contremporanea della provincia di Pesaro-Urbino, ha sapientamente ricostruito le fasi che dalla prima guerra mondiale sino al trattato di pace hanno visto le zone di confine svolgere un ruolo primario, dove la concentrazione di popolazioni diverse (Italiani, Sloveni, Croati, Tedeschi e Istro-Rumeni) hanno scatenato scontri e diversità anche se la partita maggiore è stata chiaramente giocata dalla parte politica e dalla necessità di conquistare nuovi confini. Lotte che hanno visto scambiare di ruolo oppressi ed oppressori: per una pagina di storia che, sino a dieci anni fa, è stata tenuta nascosta, ignorata a causa di una “colpa” politica che ha solo prodotto popolazioni di minoranze costrette a dover convivere con tre opzioni: assimilazione, esodo e resistenza all’occupante militare.

La storia delle Foibe è una parte importante della nostra storia che ha visto gli interventi dei consiglieri comunali Stefano Aguzzi (convinto che nel riportare i dati storiografici ci siano state delle inesattezze e soprattutto che questa parte di storia si sia sottaciuta per troppo) e di Carla Luzi (che ha ricordato l’importanza di fronte ad avvenimenti di grande portata come le Foibe, delle microstorie ugulamente intense, fatte di quotidianeità e di impegno personale) sino all’intervento di un preofessore dell’Istituto Olivetti che ha criticato il punto di vista dello storico Di Sante, ritenuto portavoce di una sola parte dell’evento.

La conclusione dei lavori è stata affidata al sindaco, Massimo Seri, che ha ricordato la difficoltà che si nasconde dietro ad ogni esodo dove nella maggiorparte dei casi significa persone a cui viene toltta la dingità, dovendo vivere in assurdi campi di concentramento. “Come semrpe succede – ha detto il primo cittadino fanese – i regimi dispostici fanno pagare un alto prezzo a chi non c’entra niente. Mi paice pensare che in quel periodo anche la nostra città – come lo ha dimostrato in altri momenti- si stata accogliente. Ma è anche vero che noi oggi siamo i nipoti di quella classe politica che ha acconsentito a tali orrori ed è giusto chiedere scusa per quelle atrocità. La memoria ed il ricordo – ha concluso il sindaco, lanciando un appello ai givoani presenti nella sala verdi – significano ricercare la verità anche quando questa è spiacevole. E’ questa la sfida perchè senza ipocrisie e preconcetti si arrivi sempre alla verità, ad una presa di coscienza per migliorare il futuro, per credere in altri valori

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