Richiedenti asilo, Ricciatti (Sel): “Nel Pesarese in 90 rischiano di finire in strada, il governo intervenga”

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11 febbraio 2015

Immigrati, immigrazione, stranieri, profughi

Foto tratta dal web

PESARO – Molti operatori sociali la definiscono una bomba sociale ad orologeria. E’ la condizione dei circa novanta richiedenti asilo, nella provincia di Pesaro, che nelle prossime settimane potrebbero finire in strada, una volta terminato il periodo di accoglienza garantito dallo Stato.

Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo è strutturato, attualmente, in differenti tipologie e strutture, tra le quali i Centri di primo soccorso e Accoglienza; i Centri di accoglienza; il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR, ad oggi il più avanzato sistema di inserimento sociale ed integrazione); i Centri di accoglienza per Richiedenti Asilo (cosiddetti CARA), oltre a diverse strutture legate a fasi emergenziali, come quelle dell’Emergenza Nord Africa.

“Quella sull’accoglienza è una normativa emergenziale e frammentaria, che risente del mancato coordinamento delle norme adottate dal legislatore nel tempo – spiega l’On. Ricciatti di Sel, che ha presentato una interrogazione nelle scorse ore sulla vicenda – e al di là della sovrapposizione normativa, esistono anche problemi di rispetto delle norme stesse. Basti pensare ai CARA, ad esempio, dove a fronte dei 35 giorni di permanenza previsti dalla legge, in attesa che la pratica dei richiedenti protezione sia esaminata dalla commissione territoriale competente, non è infrequente che vi si permanga per periodi che vanno sino ai 12 mesi”.

Ma a destare particolare preoccupazione è la condizione di molti richiedenti asilo in strutture temporanee di accoglienza. Una volta terminato il periodo in cui lo stato garantisce accoglienza – generalmente sei mesi – finiscono in strada senza alcuna rete di protezione sociale. La circostanza è peraltro aggravata dal fatto che difficilmente in questo tipo di strutture è possibile, per gli ospiti, svolgere corsi di lingua o di formazione professionale e pertanto, al termine del periodo di accoglienza, per tali persone non vi è altra via che adattarsi.

“Condivido l’allarme degli operatori sociali – afferma Ricciatti – gli ospiti di questi centri, che rischiano di perdere alloggio e sostentamento, non conoscendo a sufficienza – o affatto – la lingua italiana e non disponendo di alcuna rete di supporto sono in posizione di grande fragilità, e possono costituire un problema sociale e di sicurezza, essendo esposti alla necessità di commettere reati per sopravvivere. Per questo – continua – ho chiesto un intervento del Governo su questo tema, innanzitutto affinché si attivi nell’immediato per scongiurare tali rischi, ma anche per valutare un riordino dell’intera normativa”.

Un allarme che sta raccogliendo attenzione trasversale anche in Parlamento, come testimonia la sottoscrizione dell’interrogazione di Ricciatti anche da parte di deputati sensibili al tema come il Pd Kalid Chaouki, oltre a quelli del territorio come Marco Marchetti.

“E’ probabile che sollevando questo allarme si levi il solito coro di chi dice di pensare prima agli italiani – conclude Ricciatti -, ma è importante capire che di fronte ai bisogni non c’è un prima o un dopo. Anche per chi non abbia una particolare sensibilità umanitaria è del tutto comprensibile come novanta persone che finiscono in strada, da un giorno all’altro, siano un problema dell’intera collettività che non può essere ignorato”.

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