Vendita quote MMS, i dubbi de La Sinistra e Sel

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14 febbraio 2015

Andrea Zucchi*

Andremo forse controcorrente, ma l’annunciata vendita di quote di MMS ci preoccupa non poco.
Assistiamo infatti allo scivolamento progressivo verso la privatizzazione di beni e di servizi che una volta erano pubblici, e soprattutto quando si tratta di beni e di servizi primari, come la gestione dei rifiuti ma soprattutto dell’acqua, non possiamo non essere contrari. Portiamo avanti ad esempio politiche di emergenza per garantire un minimo vitale di acqua anche a chi rimane indietro col pagamento delle bollette, perchè ha perso il lavoro: con quale forza un’amministrazione potrà chiederne conto ad un privato che si allarga sempre di più?
Già grazie alle quote detenute, ad un atteggiamento deferente dell’amministrazione, ma soprattutto in conseguenza dei patti parasociali stipulati tra pubblico e privato, la governance della multiutility è in mano a quest’ultima, che esprime l’amministratore delegato con tutte le principali deleghe a disposizione. Cosa ne sarà delle funzioni di controllo sui contratti di servizio, ad esempio? Che forza avrà il pubblico per verificare se ci sono costi impropri caricati sulle bollette dei cittadini (ricordiamo che a Pesaro quella dell’acqua è una delle più care d’Italia…), o se sempre più commesse verranno affidate fuori dal nostro territorio, a favore di quello del vero “padrone”, la bolognese Hera?
Non dimentichiamo infine che vendere quote di una Spa come MMS significa rinunciare a utili futuri sicuri e garantiti, che sono poi quelli che giustificano l’investimento del privato, che sicuramente non le compra per farci beneficenza.
Abbiamo votato un referendum sull’acqua pubblica, ma a nessun amministratore sembra interessare che si stia andando nella direzione contraria.
E’ vero che la crisi morde e che il Patto di Stabilità blocca ogni investimento, ma (s)vendere i gioielli di famiglia non è mai stata la soluzione per tirarsi fuori dai guai. Perchè poi una volta venduti non torneranno mai in mano alla città. Ci piacerebbe di più allora, come sembra voglia fare la Provincia, vedere i nostri politici combattere a tutti i livelli per allentarlo questo Patto di Stabilità, per combattere questa austerity che il governo centrale, dello stesso colore di quello locale, a parole contrasta, ma nei fatti appoggia seguendo i diktat europei come un cagnolino fedele. Speriamo che l’esempio, che si preannuncia già efficace, delle politiche del greco Tsipras possa illuminare anche le nostre latitudini…
Ci sarebbe poi da dire anche sulla scelta della destinazione di questi fondi che deriverebbero dalla vendita del 2,5% di MMS: siamo sicuri che destinare tutti e i 2,5 milioni di euro per rifare panchine, lampioni e mattonelle di viale Trieste sia la scelta migliore? Non sono convinto che questo basti ad aumentare il turismo a Pesaro. Potrebbe avere più impatto pensare, come già si discuteva, ad un vero museo della città (o addirittura allo stacco dei mosaici del Duomo)? Ma ancor più guarderemmo in un’altra direzione: sappiamo quanto sia insufficiente il fondo di crisi di 250mila euro destinato ad aiutare chi perde lavoro o casa, ovvero sempre più famiglie, troppe. Rimpinguare quello, almeno un pò, per dare sostegno a chi cerca lavoro o a chi rischia lo sfratto per morosità incolpevole, non sarebbe una scelta lungimirante e solidale con la parte più debole della cittadinanza? Il sindaco aveva dichiarato di ispirarsi a Don Gaudiano, e questo guardava prima di tutto agli ultimi…
*coordinatore La Sinistra e SEL Pesaro

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