Carla Luzi (Sinistra Unita Fano): “Alimentare le paure non porta a una città più sicura”

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23 febbraio 2015

sinistra unitaCarla Luzi*

FANO – E’ molto facile cercare il consenso facendo leva sulle paure. E’ quanto ha cercato di fare Margherita Campanella scrivendo, fra le altre cose, “L’Italia è diventata terra di nessuno, ridotta a pattumiera a causa di una politica migratoria irresponsabile e criminale” mentre “i sermoni ipocriti e irresponsabili delle più alte cariche della Repubblica hanno creato un clima soporifero in tutto lo Stivale”.

Sarebbe troppo facile ricordare alla Campanella che la legge sull’emigrazione si chiama Bossi-Fini ed è stata varata durante gli appena trascorsi venti anni del Governo di centro destra Berlusconi, ma non mi interessa guardare indietro. Quello su cui mi piace fare una riflessione è che queste parole vengono da una donna. Io sono convinta che in politica e nella società le donne migliori sappiano  portare una sensibilità diversa, un approccio differente alle situazioni, una diversità mentale e anche una diversità negli obiettivi. Le donne tendono a favorire percorsi di relazione e di mediazione, con lo sguardo sempre attento a ciò che succede intorno per cercare di capire i tempi e di trovare le soluzioni migliori ai problemi.

Anche riguardo al problema emigrazione non serve fomentare le paure e individuare il nemico in chiunque sia diverso, ma bisogna prima di tutto capire il momento storico che stiamo vivendo, individuando le cause di questo spostamento di popoli a cui non possiamo mettere un argine. Anche noi, quando stavamo peggio, ci siamo spostati in massa verso luoghi che credevamo migliori per cercare un possibile futuro, e ancora oggi mandiamo i nostri figli là dove speriamo abbiano quelle possibilità che qui non trovano. Quindi chi meglio di noi può capire che la buona politica va fatta cercando le soluzioni, nel rispetto dei diritti umani che non possono essere patrimonio di una sola parte del mondo? Quel mondo che si deve interrogare a fondo sulle cause che hanno portato una parte dell’umanità a sentirsi privilegiata ed in diritto di sfruttare uomini, donne e territori di altri continenti.

In questo momento storico siamo ad un bivio, dobbiamo decidere se la strada migliore da seguire sia quella del rifiuto a priori dell’altro, oppure quella della ricerca di un modo possibile di convivenza, naturalmente nel rispetto reciproco delle leggi.

Io ho fatto la mia scelta, non per buonismo o perché sono “la solita idiota”, per usare le parole della Campanella: sono sicura che sia necessario l’impegno di tutte e tutti per una civile convivenza, accettando le diversità come una risorsa e non additando nel diverso comunque un nemico. Sono le donne le più adatte a fare la differenza, a trasformare il mondo in cui viviamo, a trovare una nuova “misura” della politica, della cultura, del diritto, del potere, dell’economia.

Forse seguire una nuova rotta, senza far propri i metodi che la politica degli uomini ha seguito fino ad oggi, potrà portarci a risultati migliori.

*Consigliera di Sinistra Unita

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